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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
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post pubblicato in Boldrini, Laura, il 22 gennaio 2014
    

Non voglio ripetere quanto ho già scritto a proposito dell’ultimo libro della Boldrini (“Solo le montagne non s’incontrano mai”, Rizzoli, 2013), che è il racconto di una storia bellissima [ * ].
Questo, che è il suo primo libro, scritto quando lavorava come portavoce all'UNHCR (l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati), è un bellissimo saggio sul problema dei rifugiati. Anche questo libro parte con una storia, tanto che – a scorrerlo – avevo pensato che fosse un libro sull'Afghanistan e la relativa guerra. E non c’è solo la storia iniziale con la quale si apre il secondo capitolo, in cui Sayed, un ragazzo afgano, con un viaggio a dir poco da libro Verne (con la differenza che questo è stato un viaggio reale) raggiunge l’Italia dove ora risiede da nove anni. Ci sono tante altre storie, qua e là, inframmezzate dal filo comune che riguarda quelli che su molti media continuano a chiamare migranti, ma che in realtà sono persone che scappano da teatri nazionali sconvolti da conflitti bellici o razziali o di altro genere (come la Siria, sconvolta da una vera e propria guerra civile). 
Una delle cose che mi hanno colpito di più, proprio per la comune ignoranza del problema, immemori noi italiani di quando i migranti eravamo noi (l’emigrazione in Usa, ricordata da innumerevoli nomi scolpiti nell’acciaio di Ellis Island), è la distinzione tra le varie categorie di chi chiede asilo, che è il vero incipit del libro. Innanzitutto la distinzione tra immigrati e rifugiati, entrambe categorie dovute a scelta volontaria dei componenti. Poi la decisione che l’organismo ONU può assumere per risolvere lo status di chi chiede asilo: si distingue in riconoscere lo status di rifugiato, concedere la protezione sussidiaria, raccomandare la protezione umanitaria, o negare lo status di rifugiato.
Dopo la storia di Sayed, i capitoli successivi riguardano storie di rifugiati che toccano l’Adriatico, Lampedusa, oppure riguardano il mare, l’Africa (Ruanda, Sudan), altre situazioni che coinvolgono paesi vari, tra i quali l’Italia e a questo proposito i provvedimenti adottati dall’allora ministro degli Interni Roberto Maroni. Provvedimenti che costituirono un brutto ritratto del nostro paese verso l’ONU e il modo in cui essa cercava di risolvere di volta in volta problemi grandi e spesso molto tragici.
Nei capitoli finali si tratta del nostro paese e specificamente dei rientri in Libia, non attesi da nessuno, di casi come quello del Piemonte, dove l’amministrazione ha adottato una ricetta che l'ONU è riuscita a far modificare in positivo, di razzismo e di etnia rom, del Kosovo, e degli immigrati di Rosarno. E l’autrice fa i complimenti a due sindaci della Locride nel reggino calabrese, che per conto proprio hanno stabilito dei protocolli di accoglienza speciali, qualcosa di molto diverso da quanto è accaduto a Rosarno, dove gli immigrati lavoravano come raccoglitori di agrumi.
Il più bel capitolo è l’ultimo, dove si parla de “L’Italia che c’è ma non si vede” e dove si raccontano storie di italiani che non hanno per nulla adottato i canoni della legge Bossi-Fini e si sono prodigati in azioni spesso individuali meritevoli di essere citate non solo in un libro specifico ma su tutti i media, cosa che di rado accade.
Il libro termina con una breve appendice in cui l’autrice spiega con una breve storia come è nato e come opera l’UNHCR. A questo seguono ringraziamenti e viene spiegata l’origine del libro.
Mi sento di consigliare la lettura di questo libro a tutti, e di proporre alla biblioteca il suo acquisto in più copie, ove ancora non lo avesse fatto.




(Lavinio Ricciardi)







Laura Boldrini, Tutti indietro, Rizzoli, 2013 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 22/1/2014 alle 13:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOLO LE MONTAGNE NON SI INCONTRANO MAI
post pubblicato in Boldrini, Laura, il 9 aprile 2013

Solo le montagne non si incontrano mai. Storia di Murayo e dei suoi due padri  

Un libro come questo non si può leggere facilmente in Italia. L’ho divorato, comprato mercoledì mattina e finito di leggere giovedì sera.
E desidero riportare qui le impressioni “a caldo” che il libro mi ha dato, non fare una recensione astratta e fredda. Tantomeno raccontarlo.
E un libro fatto essenzialmente di emozioni. Pieno dell’umanità che l’autrice dimostra in ogni riga, e in ogni frase, parola, pensiero. Un libro che “più bello non poteva essere”, in questo paese che si è scordato delle sue bellezze, per parlare solo dei mali e dei guai di chi ci abita.
C’era bisogno di aria nuova. Questo libro ne è pieno. L’ho comprato per conoscere il pensiero di una persona che mi ha colpito, fin dalla sua “fortunosa” (come sembra che sia stata) elezione a Presidente della Camera, e che ha parlato poco, finora, rispetto a tutti i politici e ai temi che dai politici arrivano a noi. Ma ogni volta che ha parlato, si capisce che di persona profondamente diversa dai suoi colleghi si tratta. Cominciando dal modo in cui lei parla di loro. Prima di entrare in politica, l’autrice si è occupata dei rifugiati come Alto Commissario dell’Unhcr, l’apposito organismo ONU che si occupa di questo problema.
Il libro racconta una storia splendida, di quelle che occorre vivere per crederle possibili. La storia di una ragazza somala, Murayo, portata in Italia a seguito del trasferimento dell’ospedale da campo in cui era ricoverata, e in cui il padre, somalo al quale le recenti traversie del suo paese hanno portato via la terra, la aveva lasciata, e non era più riuscito a raggiungerla.
Già questo, a chi vive in occidente, può apparire incredibile. Ma il libro - per chi come me non conosce l’Africa - apre un orizzonte abbastanza vasto su cosa l’Africa sia in realtà. E fa questo con un profondo rispetto delle caratteristiche umane e sociali degli africani, in particolare dei somali. I personaggi che via via si incontrano nel libro, dai colleghi di lavoro dell’autrice ai semplici cittadini, sono visti nelle loro esistenze reali, e non in un ambito letterario o immaginario. Sono e restano, in tutto il libro, creature reali.
Il titolo origina dalla frase che il padre vero (Mahad) di Murayo dice alla figlia per sottolineare la sua volontà di ritrovarla. E la storia di questo padre, costretto a scappare dalla sua terra senza poter sapere che sorte fosse toccata a Murayo, malata e ricoverata in un ospedale militare italiano, è proprio riflessa in questa frase, testimone della volontà che lo ha mosso fino a cercare la figlia tramite un appello di una nota trasmissione della nostra televisione. L’arco in cui si svolge la storia va dal 2008 al 2012.
L’autrice racconta tutta la storia così come l’ha vissuta, nel lavoro che la occupava. E dopo il ritrovamento della famiglia di Murayo in Somalia, si è occupata della famiglia italiana che ha ospitato e continua ancora ad ospitare Murayo in Sicilia, e delle sue traversie.
Mi accorgo di non aver potuto evitare di raccontare alcune vicende del libro. Ma voglio ancora sottolineare lo stile dell’autrice nel descrivere la storia, e soprattutto la presenza delle sue emozioni. Nonostante abbia attraversato per più di metà del periodo suddetto grossi problemi di famiglia (quattro lutti in meno di due anni), la sua efficacia nel lavorare le ha permesso di presentarci un vero capolavoro. Si riesce ad entrare nei personaggi in modo quasi inconscio, senza accorgersene, leggendo e assimilando quanto si legge.
Un libro che deve essere letto da tutti, per accorgersi di cosa sia l’Italia attraverso le parole di un’italiana Doc come Laura Boldrini, e tornare, attraverso i suoi pensieri, a vivere il nostro paese nel modo giusto, e non sull’onda delle sensazioni che i media - in special modo - e l’opinione pubblica corrente continuano a dipingerci.



(Lavinio Ricciardi)









Laura Boldrini, Solo le montagne non si incontrano mai, Rizzoli, 2013 
* ]



 

 

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 9/4/2013 alle 10:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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