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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
VACANZE IN GIALLO
post pubblicato in Giménez-Bartlett, Alicia, il 2 marzo 2015
 

E’ una delle consuete antologie di “giallo” che l’editore Sellerio sforna periodicamente (mentre scrivo, siamo in attesa di “Scuola in giallo”). Ma anche se la trovata antologica è ormai d’uso comune, la scelta di autori e racconti è davvero deliziosa. 
E’ difficile per me sapere da chi cominciare. Sarò di parte: comincio da Petra Delicado, l’ispettrice della polizia di Barcelona creata da Alicia Giménez-Bartlett, cui sono molto affezionato, per aver conosciuto l’autrice di persona, alla presentazione del suo “Gli onori di casa”, l’ultimo libro (in ordine di tempo) letto su Petra e per aver letto gran parte delle storie di Petra.
Prima di cominciare, ancora una premessa: ho letto il libro questa estate e non garantisco della freschezza dei miei ricordi. Altra premessa, questa comune a tutte le mie recensioni: non racconto le storie per intero, ne do soltanto qualche cenno, per non sciupare il gusto di leggerle.
Il capitolo che riguarda l’ispettrice barcellonese s’intitola “Una vacanza di Petra”: l’ispettrice, su consiglio del suo vice Fermin Garzon, affitta una casa per le vacanze, dove si reca assieme ai figli del marito Marcos (Marina, e due gemelli, avuti da altre mogli), trattenuto dal lavoro in città. E proprio con l’aiuto dei “figli” – incantati dal “mestiere” della attuale mamma – Petra incappa in una storia strana. Una storia che non racconto, ma che si risolve per il bene di tutti e la delusione dei tre figli.
La storia successiva, scritta da Alessandro Robecchi e intitolata “Il iavolo”, è in perfetto stile milanese (credo che Robecchi lo sia di nascita, per conoscere così bene modi e usanze del luogo). La storia riguarda una truffa ai danni di un produttore del settore dello spettacolo e della sua agente, Katia Sironi. Poliziotto della storia (come in tutte le storie gialle, c’è un poliziotto) è il viceispettore Ghezzi. Di Robecchi debbo dire che è stata la prima volta che ho letto qualcosa, e che ne ho continuato la conoscenza in un altro romanzo a sfondo milanese, dal titolo “Questa non è una storia d’amore”.
Il terzo episodio è di Antonio Manzini, si intitola “Rocco va in vacanza” e riguarda il protagonista delle storie gialle di Manzini, il vicequestore Rocco Schiavone. Storia breve, ma intensa, che inizia con una progettata vacanza in Provenza e si conclude con le vacanze rovinate per Rocco. Rimango volutamente sul misterioso dato che – alla base dell’episodio – c’è l’ingerenza di un politico che ritarda la partenza dell’aereo…
Nel quarto episodio, a firma di Gaetano Savatteri, scrittore che conosco dal Club dei fan di Camilleri, e dal titolo “Il lato fragile”, abbiamo anche qui - dopo un incubo in apertura – un incontro in aereo tra due vecchi amici, su un volo Roma–Palermo, all’arrivo. Due vecchi amici che si ritrovano; una coincidenza e uno fa un favore all’altro. Pian piano, sullo sfondo di coincidenze, ne viene fuori un doppio delitto… e una storia parzialmente di mafia. Qui mi fermo. Ah, tanto per non dimenticare, il poliziotto è un vicequestore, Randone.
Il quinto racconto della serie, di Francesco Recami, dal titolo “Giallo a Milano (Marittima)” è una storia particolare, come tutte quelle di Recami. Il protagonista, un personaggio di nome Amedeo Consonni, che vive in una “casa di ringhiera” (come Recami chiama quegli appartamenti che affacciano (da una ringhiera, appunto) su un cortile comune, viene coinvolto dalla figlia Caterina ad accompagnare lei, il compagno Massimo e il figlio Enrico (nipotino di Amedeo) a fare una vacanza a Milano Marittima. E durante una passeggiata col nipotino, si trovano sulla scena di un delitto, che coinvolge due omosessuali. La scoperta è fatta dal nipotino, La storia, come la racconta Recami, è molto ingarbugliata, tanto da esporre il Consonni a situazioni che lo costringono a starsene chiuso in camera. I morti, colti durante uno dei loro rapporti, erano ospiti della pensione ove il Consonni si trovava …mi fermo, anche perché si tratta di una storia realmente complessa e di non facile descrizione. Dal lato giallo, è forse la storia più avvincente del libro.
E – dulcis in fundo – ecco l’ultimo racconto della serie, dovuto alla sagace penna di Marco Malvaldi, intitolato “Aria di montagna”. E’ una delle storie dei quattro anziani frequentatori del Bar Lume, di proprietà di Massimo, nipote di Ampelio, uno dei quattro. Questi quattro vecchietti hanno fama di risolvere casi complicati di fattacci che accadono nel loro paese. I quattro decidono di partecipare ad una gita delle Poste Italiane in montagna. E qui le cose si complicano assai. Per cominciare, Massimo ha iniziato a fare il corteggiatore della commissaria di Polizia Alice, e il racconto si apre con questo tentativo di approccio amoroso. Dopo qualche giorno, Alice viene informata di un delitto commesso a Ortisei (dove i quattro anziani e le loro mogli sono in vacanza) e – soprattutto – dell’ingerenza nelle indagini dei quattro anziani. La storia si fa avvincente, perché la morta è una pentita di mafia. Anche qui mi fermo, non senza dire che – di tutti i racconti – quello di Malvaldi è decisamente il più divertente.
Giudizio finale: l’antologia, tipico libro giallo da vacanza, è decisamente indicata sia per la lettura da parte degli appassionati del settore, sia anche da parte di lettori non decisamente orientati verso le storie gialle. Ve la consiglio.



(Lavinio Ricciardi)









Alicia Gimenez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami, Alessandro Robecchi, Gaetano Savatteri, Vacanze in giallo, Sellerio, 2014 [ * ]

DOVE NESSUNO TI TROVERA'
post pubblicato in Giménez-Bartlett, Alicia, il 9 gennaio 2014
   

Scrivere di questo magico libro della Bartlett (ancor più prezioso, per me, perché autografato dall’autrice), è un vero piacere.
Alice non è soltanto l’autrice di Petra, le cui avventure non sono meno affascinanti di quelle del Commissario Montalbano di Camilleri. Questo libro, a metà tra il romanzo di indirizzo storico e un thriller, è davvero una piacevole sorpresa.
Ho definito il libro “a metà tra il romanzo storico e un thriller”: ci sono infatti tutte e due le caratteristiche. La parte storica del libro si riferisce ad un mitico personaggio della resistenza antifranchista, forse non chiaramente individuato come genere (c’è chi pensa sia una donna, chi un uomo), ma di certo al centro di molti episodi della lotta. E infatti questo mito – il suo nome di battaglia è La Pastora, a causa del fatto che originariamente, ancora molto giovane, quello era il suo lavoro, pascolare greggi di pecore – è al centro di molte azioni di cui il movimento antifranchista si rese protagonista.
La Bartlett, nello scrivere questo libro, fa riferimento ad un’altra opera (introvabile in Italia, a quanto pare): “La Pastora. Dal monte al mito”, di Josè Calvo [ * ] [ * ], senza la quale non le sarebbe stato possibile scriverlo. Ma la sua originalità non sta soltanto negli aspetti storici analizzati: è proprio lo spunto iniziale della storia che la rende particolarmente affascinante, fino a darle i connotati di un thriller (cosa che poi si rivela non proprio adatta allo spirito conclusivo del romanzo). E questa storia porta la Bartlett al top del suo estro letterario.
Il libro si apre con l’attesa, da parte di un cittadino spagnolo, dell’arrivo a Barcellona di uno studioso francese di psicologia, che sta facendo ricerche sulla Pastora, e che vorrebbe incontrarla. I due si conoscono e si frequentano – lo spagnolo è l‘io narrante della storia – e iniziano ad esplorare i territori ove sia probabile che la Pastora viva ancora. Così la storia prosegue, per due o tre capitoli, fin quando inizia la storia originale della Pastora, che si intreccia con la ricerca dei due.
Da questo punto in poi le due vicende scorrono parallele, e ugualmente avvincenti. Il libro presenta raramente monotonie o momenti di pausa: nella storia maestra (quella della ricerca da parte dei due uomini) gli sforzi di reciproca conoscenza ed approfondimento si sposano con gli spostamenti di luogo, alla ricerca di dove possa essere possibile incontrare la Pastora. Nella parallela storia della Pastora, c’è una vera e propria autobiografia, - la protagonista narra in prima persona -  con dettagli e particolari che la rendono sempre più avvincente, storia individuale nella storia collettiva. Il titolo viene dal nascondiglio della Pastora, che mai la Guardia Civil riuscì a scoprire o violare.
La vicenda della ricerca dei due uomini è una originale e splendida invenzione letteraria, mentre i dati della storia della Pastora vengono dal citato romanzo storico e biografico di José Calvo e dai documenti in esso contenuti.
Il libro è di lettura agevole e scorrevolissima. Io vi ho ritrovato alcuni spunti della mia infanzia, passata nei boschi del Casentino, ridente territorio toscano adiacente il corso dell’Arno, proprio durante la lotta partigiana che precedette la liberazione dell’Italia dal dominio fascista. Avevo poco più di sette anni.
Ne consiglio la lettura a tutti.



(Lavinio Ricciardi)






Alicia Gimenez-Bartlett, Dove nessuno ti troverà, Sellerio, 2011 [ * ] 



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 9/1/2014 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
GLI ONORI DI CASA
post pubblicato in Giménez-Bartlett, Alicia, il 25 gennaio 2013
  

Raramente mi è successo di sentire il bisogno di scrivere una recensione subito dopo aver letto il libro. A caldo, cioè. Raramente, anche quando l’autore – l’autrice, in questo caso – è una figura notevole, nel panorama letterario dei nostri tempi, come la Bartlett.
Vi chiederete subito il perché di questo mio inizio. Ebbene, eccovi accontentati: Alicia (spero mi conceda questa confidenza) ha scritto a mio avviso la sua opera migliore, almeno per quanto attiene i romanzi della serie dell’ispettore Pedra Delicado. Non conosco ancora le sue opere di narrativa.
E’ difficile, anche per me che sono avvezzo a leggere, e a letture di questo genere, riuscire a dire in poche parole quello che viene da dire su questo splendido libro. Forse la cosa che colpisce di più il lettore è l’enorme ricchezza di vicende di cui è fatta la trama del romanzo. Si parte in sordina, ma presto il libro prende talmente che si vuole subito arrivare alla fine. E non mi è venuto affatto il desiderio di barare andando a leggere la fine in anticipo. Piuttosto mi sono affrettato nella lettura, il che non contribuisce molto a una buona comprensione di tutte le intenzioni dell’autrice…
Ma non voglio divagare. Piuttosto, ho subito avuto la curiosità, visto che si tratta di una scrittrice che viene da quella splendida città che è Barcellona, di verificare sulla carta geografica dove fosse il suo paese, Vinaroz. Bene, è un posto sul mare, alcuni chilometri a nord di Barcellona. Mare. Ecco cosa c’è nel libro senza che lo si nomini: il tipico respiro che ha la gente che ama il mare, come sicuramente – credo proprio di non sbagliare – ha la Bartlett.
Un libro splendido, come ho già detto. Un libro che riporta con la mente ad autori come Conan-Doyle, o Camilleri (col suo Montalbano, di cui Pedra è degna seguace – consapevole (?)), o altri, come il nostro Savatteri, per non arrivare a Poe. Ma il “giallo” di Poe è tinto di horror e tende al nero spinto, mentre il libro in questione è allegro, pieno di trovate sorprendenti e che fanno sobbalzare di gioia per la loro inaspettata genialità. E soprattutto è calato nella nostra realtà quotidiana. Mai quotidianità fu più bella da scoprire: alcuni momenti della protagonista Pedra sono propri della vita di tutti i giorni, e fanno dell’ispettore Delicado una figura che diventa realmente vicina a ciascuno di noi lettori. Nel suo rapporto con il vice-ispettore Garzòn si scopre molta sincerità e fraternità, come di rado succede tra colleghi di lavoro.
Il libro appare corposo, come non sono i libri della serie “La memoria”: ma appena si inizia a leggerlo, questa corposità scompare. Io ho impiegato circa quattro giorni (non certo pieni) a leggerlo e ricomincerei subito, per quanto mi è piaciuto. Ancora, il libro come naturale, è al femminile, nel senso che parla di donne e di storie che coinvolgono le donne. L’autrice si rivela donna in ogni pagina o capitolo, e spesso si capisce che l’istinto prevale dove dovrebbe esserci la ragione. Questo è un pensiero consapevole dell’ispettore Delicado, che non ne fa mistero. 
La storia (che non rivelo) inizia con semplicità e – nello stesso tempo – un velo di mistero. E si svolge con tempi e modi abbastanza diversi dal consueto iter delle indagini. C’è una variante costituita da un viaggio in Italia, che più o meno avviene poco dopo l’inizio del libro e che mostra una Petra Delicado nuova, più vicina a noi e meno avventuristica. Molto più umana nelle sue vicissitudini. E soprattutto molto più combattuta, sia dagli eventi che dai suoi pensieri. Credo sia il personaggio al quale Alicia sia più vicina, più affezionata. Non so se si tratti di affinità, di vicinanza professionale o soltanto femminile: propendo per questa seconda ipotesi. 
Il viaggio mostra anche alcune differenze tra le polizie spagnola e italiana. E questo accresce – come tutte le altre trovate – l’interesse del lettore. Insomma, la ricchezza di cui ho detto si manifesta in tantissimi aspetti collaterali alle vicende “gialle”, gli omicidi alla base del romanzo. Ma voglio ancora sottolineare l’aspetto della “femminilità” che pervade l’intero libro: non c’è solo Pedra ad essere donna…
Mi accorgo che sto ripetendo cose che ho già detto. E che – forse – non riesco più a trovare tutto quello che avevo da dire: è la peculiarità del libro stesso a far questo, e a giustificare il fatto che vorrei cominciare subito a rileggerlo. Di fronte agli altri tre o quattro romanzi con la stessa protagonista che ho letti, questo davvero fa venire voglia di rileggerlo subito. E’ un bellissimo viaggio nell’universo femminile, che ogni lettore (non importa di quale sesso) dovrebbe fare leggendolo. Per questo lo consiglio decisamente come un libro che si stacca da quelli del suo genere, diventando –a mio avviso – opera letteraria pregevole e degna dell’universalità che Alicia Giménez-Bartlett ha saputo infonderle.





(Lavinio Ricciardi)





Alicia Gimenez-Bartlett, Gli onori di casa, Sellerio, 2013 [ * ]


 

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 25/1/2013 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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