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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
IL TELEFONO SENZA FILI
post pubblicato in Malvaldi, Marco, il 8 gennaio 2015
   

L’ultimo romanzo di Malvaldi, che riguarda le storie dei quattro anziani clienti del Bar Lume, è una bellissima storia gialla. Con tutta probabilità risulta certamente essere il migliore romanzo della serie fortunata, caratterizzata da titoli che inneggiano ai giochi di carte (La briscola in cinque, Il gioco delle tre carte, La carta più alta). E i quattro arzilli vecchietti la fanno da maestri, nel loro tentativo di emulare i funzionari di polizia nell’espletamento delle indagini su delitti e misfatti accaduti nel luogo (Pineta, una ridente località vicino a Pisa).
Come sempre, non parlerò a lungo della trama. Il libro, arguto persino nell’indice, dove l’autore ha dato briglia sciolta alla fantasia regalandoci un Prologo, un Inizio, un capitolo extra numerato Zero (in realtà si tratta di una equazione di secondo grado da risolvere: l’autore non rinuncia mai ad un po’ di matematica), e un Per finire, presenta numerose finezze rispetto ai suoi precedenti, ivi compresi i due romanzi fuori della serie dei quattro vecchietti, cioè Milioni di milioni (2012) e Argento vivo (2013).
Una delle finezze riguarda i nomi dei personaggi che movimentano la storia e l’attività dei vecchietti: due “locali”, il macellaio Evaristo Bertelloni, inarrestabile ciarliero, e il suo amico Brunero Menotti, ovviamente mutanghero in opposizione all’amico. La coppia era temutissima da Massimo per le sue prerogative che alteravano la quiete del Bar Lume. Segue poi un mago, dal nome roboante di Atlante il Luminoso, famoso in paese perché azzeccava tutte le previsioni che gli venivano richieste.
L’altra finezza – presentata quasi subito – è la collaborazione tra Massimo e Aldo, uno dei quattro vecchietti (Aldo, Ampelio – nonno di Massimo – Pilade e il Rimediotti) nell’apertura di un nuovo locale che dovrebbe sostituire sia il primo ristorante di Aldo, sia il vecchio Boccaccio situato in un resort (Villa del Chiostro), e che – naturalmente – si chiamerà Bocacito, per intendere la sua dimensione piccolina e l’orario di funzionamento (solo la sera). L’idea di Aldo prevede un socio, che Aldo stesso indica in Massimo: non del tutto felice della scelta di Aldo.
A questo punto compare il “fattaccio”, riferito da un giornalista di passaggio al Bar Lume: la moglie del Benedetti (il proprietario di un agriturismo situato in un posto un po’ malsano) scompare. E subito, la verve indagatoria dei quattro comincia a scatenarsi, con grande curiosità – non mista a disappunto – della commissaria Alice (conquistata da Massimo nel racconto Aria di montagna, parte dell’antologia Vacanze in giallo). La verve scatenata dei quattro da luogo a episodi a dir poco esilaranti, con la collaborazione della TV locale e delle chiacchiere (che sono l’origine del titolo del romanzo) assunte sul posto, sia dai quattro, sia da Massimo, sia dalla commissaria.
Mi sembra di essere andato alquanto oltre, per cui non racconto più nulla (altrimenti nessun lettore sarà curioso di sapere cosa è successo alla vittima, la signora Vanessa Tonnarelli in Benedetti). Il romanzo prosegue tra esilaranti avventure dei quattro, osservate da Massimo e da Alice (la commissaria di cui l’autore temeva le capacità, per aver dovuto rinunciare al commissario precedente, maschio…: a proposito, Alice ad un certo punto se ne esce con una battuta sui maschi che – secondo lei – non è un nome di genere ma un acronimo che sta per Maiali Schifosi). Se volete passare un paio di giorni in allegria, leggete questo libro: è davvero un piccolo capolavoro.



(Lavinio Ricciardi)








Marco Malvaldi, Il telefono senza fili, Sellerio, 2014 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 8/1/2015 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ARGENTO VIVO
post pubblicato in Malvaldi, Marco, il 5 novembre 2013
  

Un libro parecchio divertente, per dirla “in vernacolo”. Che si legge d’un fiato, da parte di un lettore che è tra i fan dell’autore, avendone letto tutte le opere e recensito l’ultima prima di questa, “Milioni di Milioni”. Questa è la settima: non sarà che “il settimo giorno Iddio si riposò?” Non vorrei divagare troppo, l’ho già fatto molto (sempre con il vernacolo). 
L’autore, dal quale vanto due bellissime dediche, si palesa subito, nell’anticipo del libro, detto Il gioco delle coppie, dove presenta i personaggi. E non si smentisce nemmeno prima dell’anticipo sia nella dedica (che in qualche modo si chiarisce alla fine…abbiate pazienza), sia nella dotta citazione che – data la mia laurea – mi ha mandato in…giuggiole.
Dopo un capitolo-prologo, detto Inizio, la vicenda del romanzo si articola in poco più d’una settimana, cosa che emerge dai vari capitoli (Lunedì mattina, Lunedì pomeriggio…). Pensereste che con l’indice si sia finito? Nossignore, cari lettori. Perché, se lo consultate, noterete che le varie porzioni di giorni sono inframmezzati da alcuni Capitoli (Primo, sesto,…ultimo) che non appartengono alla consecutio temporum della settimana di cui sopra. 
Anche per i personaggi, Malvaldi segue una sua particolare sequenza, e debbo dire, smettendo di scherzare, che è particolarmente apprezzabile: i vari protagonisti compaiono poco a poco senza particolari legami fra loro, né con la storia. Il tutto prende corpo dopo il primo dei capitoli, l’ Inizio. E la storia effettiva parte dal secondo capitolo, il Lunedì mattina.
Debbo dire che in parecchi punti il libro mi ha strappato sonore risate, per le trovate realmente esilaranti che il corso della storia scopre. Ne va dato lustro all’autore, non nuovo ad una scrittura divertente, originale e soprattutto fuori dal piattume che domina il nostro tempo. Ma – a giudicare da chi vince i premi letterari ora (l’autore ne ha vinto uno nel 2011) – sembrerebbe che la critica ufficiale voglia restare seriosa e barbogia.
Non voglio minimamente togliere ai lettori il gusto di scoprire da soli la storia, che ha tantissimi spunti seri, e – come tutte le storie gialle – un finale inatteso. Sarei come minimo poco delicato verso l’autore se dicessi di più. Posso solo anticipare a chi – come me – non è nell’età verde, che rileggere ogni tanto Il gioco delle coppie aiuta parecchio a seguire la storia, almeno inizialmente. 
Insomma, senza aggiungere altre considerazioni, consiglio a tutti la lettura di questo libro, a mio avviso uno dei migliori di Malvaldi, anche se non si parla dei quattro vecchietti del Bar Lume.



(Lavinio Ricciardi)







Marco Malvaldi, Argento vivo, Sellerio, 2013 [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 5/11/2013 alle 8:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
MILIONI DI MILIONI
post pubblicato in Malvaldi, Marco, il 2 gennaio 2013
 

Ho avuto modo, insieme ad altri del Circolo dei  Lettori di Villa Leopardi, di presenziare alla presentazione del libro da parte del suo autore. Se il libro è divertente, ancor più lo è stata la presentazione dell’autore, che – con colorito linguaggio della sua terra – ha raccontato, per la gioia di tutti i presenti, ma dei lettori in particolare, la storia del libro, cominciando dalla descrizione degli ingredienti impiegati per scriverlo.
Immagino che ciascuno di coloro che leggono la presente nota si chieda: “Ingredienti? Quali ingredienti possono servire ad un autore per scrivere un libro, se non la sua mente e la sua fantasia?”. Neppure io avrei saputo raccontare come nasce l’idea del libro nella mente dello scrittore in modo così divertente e intrigante come quello che ha usato Marco Malvaldi nella sua presentazione. E’ partito dai personaggi, per arrivare al paese, passando naturalmente (senza soffermarsi molto) al delitto che è al centro della storia.
Una delle caratteristiche più divertenti è stata proprio la descrizione del paese, ispirata a quella di un paese realmente esistente ma non situato nei pressi di dove lo scrittore vive, e cioè nel Pisano. Il paese reale cui Malvaldi si è ispirato è – se non ricordo male – in Veneto. O forse no, è in Toscana. Ma il paese reale è proprio come è stato descritto Montesodi Marittimo, tutto su un’erta di due chilometri, con le case a bordo strada. 
Un’altra cosa divertente è l’ “analisi numerica”: in tre punti del romanzo, all’inizio, a poco meno di metà e alla fine, c’è un capitolo che ha sempre lo stesso titolo “Tanto per dare un’idea” è contiene dei numeri che rendono le faccende di cui si parla più “chiare”. E lo stesso titolo del romanzo, che – come il lettore vedrà – è riferito alla neve, si basa su un numero infinitamente grande. 
La storia poi si svolge in modo piano, con una serie di gag divertenti (per tutte quella della “vegetariana” protagonista, Margherita) ma con un racconto di ottima leggibilità. Anche gli appassionati del ciclo del Bar Lume (che a detta dell’autore riprenderà presto) non resteranno delusi. 
Com’è mio costume, non mi dilungherò oltre a svelare i dettagli del romanzo (del quale ho solo citato qualche particolare), che senz’altro risulterà di interesse non solo per i tradizionali amanti del giallo e del noir, ma anche ai lettori che si imbattessero per la prima volta nelle storie di Malvaldi. L’autore dice che ritiene suo miglior romanzo “Odore di chiuso”, ma io propendo per il passaggio della palma di migliore proprio a quest’ultima opera dello scrittore pisano. Va letto.


(Lavinio Ricciardi)







Marco Malvaldi, Milioni di milioni, Sellerio, 2012 [ * ]






vedi quì e quì, con Andrea Camilleri quì

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 2/1/2013 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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