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I SICILIANI
post pubblicato in Caruso, Alfio, il 17 novembre 2012
 

 

Questo libro, devo confessarlo fin dall’inizio, non mi ha entusiasmato gran che. E’ di facile lettura, dato che il linguaggio usato dall’autore è scorrevole, pur trattandosi di un libro di storia contemporanea. 
Le ragioni di questo poco entusiasmo sono molteplici. Prima di  tutto  non  conoscevo   affatto l’autore, mentre – essendo di famiglia siciliana – conosco anche troppo tanti luoghi e persone di quella regione, e anche modi di pensare e di sentire. E – da un autore catanese – mi aspettavo di più.
Il libro è articolato in dieci sezioni, ciascuna divisa in tanti capitoli quanti sono gli autori cui si fa riferimento. Queste sezioni portano strani titoli, poco omogenei tra loro, secondo un criterio conosciuto solo dall’autore. Per la verità, all’inizio di ogni sezione è un brevissimo capoverso che descrive l’intento e alcuni motivi delle scelte fatte all’interno della sezione circa gli autori descritti. Fa eccezione la sezione dedicata alle donne, che non contiene alcun autore. La cosa non depone a favore di un buon giudizio.
Sulle scelte dei componenti non mi pronuncio: l’autore, nella sua prefazione, ha detto chiaramente che chiede scuse a tutti i siciliani per le persone che si è dimenticato di narrare…e meno male, dato che così come ha fatto, il libro assomma ad oltre 650 pagine. 
Gli autori (o personaggi) raccontati appartengono ad un arco di sette-otto secoli (a partire da Federico II fino ai contemporanei), e per conto mio, i personaggi più “riusciti” nella descrizione dell’autore sono i più antichi, primo fra tutti il primo, cioè Federico II. Ma emerge subito, fin dall’indice e dai titoli delle sezioni, che le scelte dell’autore sembra siano tutte riferite a contesti poco…positivi, se così posso dire (basta citare: I figliastri della Storia (2), C’eravamo tanto odiati (4)…e così via). E questo è un altro dei motivi per cui l’entusiasmo certo non poteva aumentare (oltre alla massa immensa del libro, che – a mio avviso – andrebbe diviso in due volumi, se si mantiene il formato e il carattere con cui è stampato). 
Un aspetto che, tra i tanti, non condivido affatto è quello del rilievo dato – specie nella terza sezione Sperti e malandrini, ma non solo in questa – a personaggi che hanno fatto la storia del potere mafioso. Mi rifiuto di accettare che questi “signori” siano (sia pure con la connotazione che l’autore ne dà a inizio sezione) dei siciliani notevoli, a fianco di coloro che li hanno combattuti, spesso a prezzo della vita (vedi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sezione nove, I devoti a un Dio minore).
Non sono né esperto, né simpatizzante di Storia, in particolare contemporanea: ma non trovo affatto corretto che in un libro con quel titolo non vi siano personaggi femminili – di cui la storia siciliana è piena. A meno che questa scelta non sia di natura politica o di tradizione. Se posso, consiglierei all’autore la lettura di “Sorelle d’Italia” (di Marina Cepeda Fuentes, ed. Blu, maggio 2011). Ma non sta a me dare consigli.
Insomma, per un libro di quella mole e con quel titolo, ci sarebbe stato da scrivere molto, e molto di più.



(Lavinio Ricciardi)





Alfio Caruso, I siciliani, Neri Pozza, 2012 [ * ]

 


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 17/11/2012 alle 9:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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