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AGONIA ALL'ORA DELL'APERITIVO
post pubblicato in Colusso, Tiziana, il 7 giugno 2012

 

Bollicine all'ora dell'aperitivo tra il sole-ombra di una mattinata già estiva, sfaccendati di lusso guardano sfrecciare i bus di chi ha fretta, di chi ha doveri. Ottima scenografia per nascondere le ferite irritate dal sale di un ennesimo rifiuto, ovattato come sempre, come sempre irrevocabile. Nell'angolo più lontano della rerrazza caffè, in un'ansa di muro mai toccata dalla luce, anche un piccione è alle prese con le sue ferite, la testa ingigantita da una protuberanza rossa. Cerca di sparire tra i propri escrementi, tra le ali ormai cadute, con lo sguardo ostinatamente fisso all'angolo di novanta gradi tra due pareti del muro perimetrale. I padroni del caffè si accorgono dell'angolo immondo di sangue, escrementi e dolore, incongruo con le spensierate conversazioni ai tavoli, con la pause de midi di cineasti sovvenzionati, maestri ammaestrati, aspiranti disposti ad aspirare tutti quanti i calici amari ed altro ancora. Ingiungono agli inservienti debitamente terzomondisti di ripulire lo schifo, di sgomberare la scena dai detriti. Un ragazzo pakistano, guanti alle mani e sacco nero, non ha il coraggio di far notare che il piccione non è ancora nel regno degli oggetti, respira ancora, si muove ossessivo da una zampa all'altra, forse impazzito di dolore. Tutto finisce nel sacco, e catartiche secchiate d'acqua e candeggina battezzano un nuovo spazio impeccabile per l'aperitivo. Io barcollo in una nausea collosa ed impotente, il mio stomaco è un sacco nero e chiuso, nonostante il sole, nonostante il frizzante bicchiere intoccato, nonostante le olive lucide, nonostante la sorniona eterna indifferenza della città cristiana.


 

(Tiziana Colusso)

 

 

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