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L'UOMO CHE DIALOGAVA CON IL COYOTE
post pubblicato in Nicoletti, Martino, il 10 marzo 2012


 
E' in corso a Perugia al Museo civico di Palazzo della Penna fino al 9 aprile la mostra "Beuys e lo sciamano: estasi, rito e arte". Sono esposte le sei lavagne su cui, aiutandosi con disegni, Beuys esplicitò il 4 aprile 1980 durante l'incontro alla Rocca Paolina "Beuys vs Burri" la sua teoria politica. Accompagnano le lavagne dei pannelli esplicativi curati da Martino Nicoletti, la cui interpretazione, affidata più compiutamente al libro di cui stiamo trattando, risulta quanto mai pertinente. Nicoletti è un antropologo, studioso dello sciamanismo, che ha approfondito nel corso di viaggi in Estremo Oriente, in particolare in Nepal. Il racconto autobiografico di come Beuys, abbattuto nei cieli della seconda guerra mondiale, venisse raccolto e curato dai tartari secondo metodi tradizionali entrando in rapporto con la loro cultura, deve essere approssimativo per difetto se, come mostra Nicoletti, già nei disegni della fine degli anni '40 e dei primi anni '50 appare del tutto chiara una conoscenza approfondita della simbologia e della modalità dei rituali sciamanici. Forse Beuys vi era giunto autonomamente, se negli anni '80 sosteneva con l'antropologo Michael Oppitz (autore del documentario "Sciamani del paese dei ciechi") di essere uno "sciamano rovesciato" e che gli sciamani "avevano preso da me tutto". Brevi affermazioni politiche, essenziali come slogan, affiancano e intersecano figure umane e animali, fragili come quelle delle grotte preistoriche, inserite in un tracciato grafico di simboli e linee che ricapitolano, come mostra persuasivamente Nicoletti, la cosmologia e il rituale sciamanico. 

Si hanno figure animali come la lepre, il cigno, il cervo, simboli cosmici come la caldaia (cfr. l'uovo cosmico in Mircea Eliade), il cubo (che rappresenta la società), il cerchio solare, la corda, il bastone pastorale, la leva, la slitta (tramite per l'aldilà). C'è il maschile e il femminile, il recto e l'inverso delle figure come in un riflesso. C'è, immancabile in Beuys, l'elemento energetico, conduttore di calore, vita, elettricità. Sono tutti simboli che richiamano il mondo degli sciamani. Lo sciamano deve poter "morire" per rinascere come tale con dei poteri accresciuti. Lo sciamano vede nell'animale l'incarnazione di uno spirito e tenta di adeguarsi a parlare con esso. La lepre, in rapporto con il tema della nascita, scava gallerie in terra, come l'artista e lo sciamano ne scavano nella mente. Il cigno è simbolo della vita immortale. Il cervo è tramite con le sue corna di metamorfosi. L'inseparabile cappello di feltro ricorda le ferite alla testa protette dal feltro ma anche l'esperienza di morte iniziatica ed è quindi simbolo di elezione. Allude ad un'umanità più evoluta che racchiude quanto di più ancestrale è nell'uomo. Il pensiero politico di Beuys (un appello alla democrazia diretta, alla solidarietà, alla protezione dei valori della vita, alla democratizzazione politico-fiscale del denaro contro il suo monopolio, alla discussione permanente), in rapporto ai primi movimenti verdi, trova quindi base e appoggio più solidi in una prospettiva ancestrale e auratica, che ricomincia dai fondamenti stessi della civilizzazione umana, in cui sempre è presente in una situazione di estrema fragilità una dimensione autoprotettiva.

  
  
(Carlo Verducci)






Martino Nicoletti, L'uomo che dialogava con il coyote, Exorma, 2011 [ * ]







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