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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
UN'EREDITA' DI AVORIO E AMBRA
post pubblicato in De Waal, Edmund, il 7 marzo 2012

                                                                                                            

The Hare with Amber Eyes. A Hidden Inheritance. E' il titolo originale di questo libro. Una lepre con gli occhi di ambra. Un'eredità nascosta.
Al centro del racconto che c'è una collezione di netsuke, sculture giapponesi così piccole da poterle tenere in mano, con due fori per il passaggio di un cordoncino, usate per fermare astucci o portaoggetti alla cintura del kimono, che è privo di tasche.
Bottoni, dunque, ma bottoni scolpiti da artisti e artigiani in materiali preziosi, bottoni intarsiati, lisciati e rifiniti con la cura che i giapponesi dedicano agli oggetti d'uso d'ogni giorno. Sono 264, collezionati a Parigi da un lontano prozio dell'autore negli anni tra il 1870 e la fine del XIX secolo. Era l'epoca delle giapponeserie, dei paraventi a disegni orientali, dei vasi cinesi a ornamento delle ricche case borghesi. Le piccole sculture destano curiosità e meraviglia. Alcune rappresentano scene di vita quotidiana: l'uomo che intaglia una zucca, la fanciulla che fa il bagno nella vasca, il bottaio che realizza un barile, il monaco con il viso nella ciotola. Poi ci sono gli animali: topi dalla coda sinuosa, la lepre con gli occhi di ambra, la cicala, il polipo, i mitili. Oppure elementi del mondo vegetale: fiori, foglie, frutti. Il netsuke preferito dell'autore è una nespola matura, scolpita in legno di castagno alla fine del '700. La patinatura dà una sensazione di morbidezza, fa piacere stringerla in mano e scorrerla tra le dita, l'autore la porta in tasca con sé come un amuleto nella ricerca di luoghi, carte, ricordi che daranno vita al libro.
Dalla casa del prozio amante dell'arte e amico di Renoir e Degas, la collezione si sposta a Vienna, come dono di nozze, in una vetrinetta di lacca nera. Sarà sistemata nello spogliatoio di Emmy, la trisnonna dell'autore, al piano nobile del palazzo di famiglia, sul Ring, al centro della città.
Siamo agli inizi del Novecento, gli anni della Belle Epoque, nel cuore dell'impero austro- ungarico, sotto lo sguardo paterno dell'imperatore Francesco Giuseppe. Poi l'attentato di Sarajevo, la guerra, il crollo di un mondo, la crisi economica, l'arrivo del nazismo. Il palazzo sul Ring è requisito, gli oggetti preziosi che contiene sono confiscati. I proprietari riescono a fuggire, si disperdono in varie parti del mondo, ed è una fortuna. Altri finirono ad Auschwitz e Mauthausen.
La collezione di netsuke sfugge alla razzia, una cameriera riesce a nasconderla nella sua stanza da letto, all'interno del materasso. La restituirà, al termine della guerra, alla figlia di Emmy. Sono gli unici oggetti rimasti del palazzo sul Ring.
Per un caso del destino le piccole sculture tornano in Giappone, e finiscono poi in Inghilterra, a casa del bisnipote di Emmy.
Al centro del racconto c'è la ricca famiglia Ephrussi, banchieri ebrei originari di Odessa, che hanno costruito la loro ricchezza sul commercio del grano e l'hanno poi radicata nelle grandi metropoli europee, allo stesso modo dei Rothschild, a cui li legano vincoli di parentela.
Al centro del racconto c'è la storia europea dall'Ottocento ai giorni nostri, vista dagli occhi di un ebreo che vive a Odessa, a Parigi, a Vienna. Scorrono sulle pagine del libro i pogrom della Russia zarista, l'affare Dreyfus, la politica di assimilazione portata avanti dagli Absburgo, la tragedia del nazismo.
Al centro dei racconto ci sono i bambini, che guardano con occhi sgranati le figurine dalla patina antica che si possono prendere dalla vetrina di lacca nera, stringere in mano, e disporre sul tappeto, quando si va a salutare la mamma che si prepara per uscire, ma ha sempre il tempo per raccontare una storia ispirata ai netsuke.
I piani della storia si intersecano e si ribaltano, come in un gioco di specchi. I racconti fioriscono e si moltiplicano intorno alla lepre con gli occhi di ambra e alla nespola tenuta in tasca come un amuleto.

 
 
(Rita Cavallari)

 
 
 
 
 
 
Edmund De Waal, Un'eredità di avorio e ambra, Bollati Boringhieri, 2011 [ * ]








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