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IL MIO INVERNO A ZEROLANDIA
post pubblicato in Predicatori, Paola, il 29 febbraio 2012


Ho terminato in pochi giorni la lettura di questo splendido romanzo, che la presentazione di copertina (e anche un’intervista con l’autrice, che me la ha fatta conoscere) non descrive completamente. Sono del parere che un libro – per conoscerlo – occorra leggerlo. E non una sola volta.
Il libro è magico, affascinante. Trasporta subito nel mondo di Alessandra, la protagonista, di cui racconta circa un anno di vita.
Il racconto origina dalla madre di Alessandra e dalla malattia che – in pochissimo tempo – la porta via. E a come Alessandra vive quel momento: il primo capitolo si intitola appunto Mia madre: già da questo si intuisce che il libro è raccontato in prima persona. E questo consente una miglior comprensione della psicologia di Alessandra. La vita, dal giorno in cui la madre le manca, cambia del tutto, e Alessandra lo mostra subito a scuola, quando ritorna in classe, dopo il lutto. Non sopporta le compagne, la loro carità pelosa – come direbbe un adagio toscano – e quindi non va ad occupare il suo solito posto, ma va a sedersi in un banco in fondo, ove risiede un compagno di classe noto per essere del tutto avulso dal resto della classe, tanto che (non solo per questo) tutti lo chiamano Zero, anziché Gabriele (il suo vero nome).
Nella ricerca di cambiamento che Alessandra sente di dover praticare, l’osservazione di Zero e delle sue abitudini occupa subito molto del suo tempo di classe (del suo tempo interno vorrei dire, perché Ale è sempre vigile, nonostante il suo stato di dolore originato dalla perdita) e così, osservando le abitudini di Zero, cerca di studiare il mondo in cui lui vive. A questo mondo, per riferirlo nei suoi pensieri, dà subito il nome di Zerolandia.
Il libro inizia subito a scandire con le date (la prima, 27 settembre, è il titolo del secondo capitolo, e così via) la vita di Alessandra, e – proprio da quel giorno – di Zero. E così prosegue, raccontando, in un crescendo di avvenimenti, le sue esperienze di classe e fuori (al fuori si arriva dopo un po’ di giorni...): il mondo di Ale è sempre più – e man mano che si prosegue, lo diventa – il mondo della classe e del suo ultimo banco, ove siedono lei e Zero.
Non voglio raccontare l’intera storia, né anticiparne la logica evoluzione. Voglio ancora notare, da parte dell’autrice – che in una intervista è stata definita una diciassettenne, mentre la sua età è ben più alta – varie splendide trovate letterarie. La più evidente a chi legge è quella dei nomi dei capitoli: la data del giorno, se il capitolo parla del "quotidiano” di Ale, un pensiero, se il capitolo racconta dei pensieri che Ale rivolge a sua madre o al suo ricordo. Inoltre, nel corso della narrazione, ci sono immagini davvero meravigliose che pochissime, semplici parole hanno il potere di evocare. Ce ne sono quasi ad ogni capitolo.
Un esempio: ...io rimango sepolta sotto il cumulo di macerie della mia stupida leggerezza (pag.181). Ma questo non è che uno dei tantissimi modi dell’autrice di descrivere gli stati d’animo di Ale. Del suo vivere da una parte la perdita di sua madre, fatto che le cambia realmente la vita, e dall’altra l’origine e lo sviluppo della storia d’amore con Gabriele (non più Zero, ora), che invade pian piano la sua vita, togliendole buona parte del dolore che i ricordi della madre portano con se.
Il bello di questo stupendo romanzo, un affresco sull’adolescenza di oggi, è la descrizione di questi stati d’animo, descrizione che avviene con parole semplici, e immagini delicate e fresche, piene di buono e bello, che appaiono così inserite nel contesto della storia da non farci granché caso, per il lettore. E su tutto, l’immagine che viene dal titolo: la realtà del tempo di Ale va da settembre al successivo agosto, ma per lei, fino alle ultime battute, si tratta di il mio inverno:  un inverno nel territorio del suo Gabriele. Un altro piccolo particolare, che non guasta: la premessa all’intera storia si concretizza nel capitolo finale... un tocco d’artista di Paola...
Proprio in questo essere allo stesso tempo un romanzo di giovani, per i giovani e anche di osservazione del mondo giovanile, il libro avrà – penso – un enorme successo. Non è il genere di libri del tipo di alcuni romanzi in voga nel mondo giovanile, E’ un ottimo tentativo di fare del mondo giovanile una descrizione senza fronzoli, pura e semplice: quasi che l’autrice dica ai lettori «ecco, Ale e Gabriele sono così, come li vedete... cosa c’è che non va?».
Insomma, credo che questo libro possa interessare un pubblico molto vasto, che va dai giovani di 16 – 19 anni a coloro che hanno la mia età (ultrasettantenni). Un libro che porta con sé una freschezza e una introspezione molto più vere e genuine di testi che – di pari argomento – non possono competergli per ricchezza di contenuti e di sentimenti. Vorrei che tutte le opere prime fossero come questa.



(Lavinio Ricciardi)





Paola Predicatori, Il mio inverno a Zerolandia, Rizzoli, 2012 [ * ]

 




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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 29/2/2012 alle 13:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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