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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
UN FOULARD GIALLO
post pubblicato in Paliani, Annarita, il 22 dicembre 2011

Un foulard giallo di Annarita Paliani è un libro che si legge volentieri dall’inizio alla fine.
Raccoglie racconti brevi dove personaggi e situazioni costruiscono un campionario di contraddizioni e di dubbi che ben definiscono l’età contemporanea.
I protagonisti vivono situazioni che sono particolari ma provano sentimenti assolutamente condivisibili: per questo il lettore sa riconoscersi dentro queste storie.
C’è la solitudine, nel racconto che dà il titolo al libro “Un foulard giallo” e in “L’ancora” dove uno psichiatra, abituato ad ascoltare per lavoro, sente all’improvviso il desiderio di un amico che lo ascolti.
“Il portapacchi”, che ha il sapore di un racconto autobiografico, rappresenta bene  l’amore per il padre,  risvegliato  prepotentemente da un particolare insignificante …
Tre racconti, "Lucia", "Lorenzo" e "Cècilie" fanno parte di un’unica storia. I narratori sono interni e sono i due protagonisti, due amanti che per caso, dopo molti anni, si incontrano a Parigi e riferiscono i ricordi, ognuno secondo il proprio punto di vista. L’inizio e la fine sono raccontati da Lorenzo nel primo e nel terzo racconto, mentre in “Lorenzo” è Lucia che parla. Il loro rapporto era durato poco ma aveva lasciato un segno. E aveva lasciato anche un figlio, che Lorenzo incontrerà a Venezia, la città dove il breve idillio si era consumato.
Leggendo le storie di questo libro si sente che l’autrice ama il cinema: mentre scrive sembra avere davanti agli occhi una scena che costruisce man mano come un bravo regista sul set cinematografico. Le descrizioni sono sempre molto belle, richiamano un’atmosfera e sono importanti per dar corpo alle parole. Come esempio riporto frasi tratte da “Lucia” (pag. 27 - 28) :
“Era un giorno piovoso di settembre, lei aveva un cappottino aderente come andavano di moda all’epoca, con le calosce, scarpe d’ordinanza veneziana. Era bionda, con i capelli lunghi, un po’ mossi. Era bellissima, almeno per me…”
“anche attraverso quel buio, che poi buio non era, vidi il suo giovane corpo fragile, ma forte al tempo stesso. Era magra da far paura, proprio per mancanza di cibo. Aveva però una grazie e una sinuosità tanto femminili e aveva un seno grande che mi faceva impazzire.”
La scrittura di Annamaria Paliani è caratterizzata dall’uso di frasi molto brevi e dall’impiego frequente di ripetizioni di parole e/o frasi. Come l’anafora e la pausa nella poesia costruiscono  oltre all’armonia il giusto peso che ogni parola deve assumere nel contesto generale, così queste particolarità stilistiche nella prosa dell’autrice danno alle sue storie una forza e una vivezza che s’imprimono facilmente nella memoria del lettore.
A dimostrazione di quanto ho appena sostenuto propongo la lettura del racconto “Il telefono” (pag. 14), e dei racconti di pag. 19, ma solo per cominciare, perché ogni storia di questo libro merita di essere letta…

 

(Luciana Raggi)

 

 

 

Annarita Paliani, Un foulard giallo, Il Filo, 2011 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 22/12/2011 alle 12:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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