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QUANDO CI BATTEVA FORTE IL CUORE
post pubblicato in Zecchi, Stefano, il 13 febbraio 2012

Romanzo tenerissimo e struggente imperniato sul grande amore di un padre per il proprio figlio da salvare a qualsiasi costo dalla furia selvaggia dei titini in un’Istria abbandonata al suo atroce destino da Roma (e da Palmiro Togliatti in particolare). Romanzo d’amore paterno, d’avventura, e documento attualissimo di una vergogna di cui nessuno vuole più parlare: le foibe e il risentimento di molti italiani di allora verso gli italiani profughi dall’Istria. Lettura bellissima, consigliabilissima a tutti e specialmente a coloro che ancora inneggiano in Italia al comunismo e ai suoi principali esponenti  presenti e passati. Non mi stancherò mai di ripetere (e questo romanzo mi dà ancora una volta ragione) che la Città di Roma dovrebbe trovare al più presto un altro nome per  la Via Palmiro Togliatti.

 

(Pietro Benigni)

 

 

 

 

Stefano Zecchi, Quando ci batteva forte il cuore, Mondadori 2011 [ * ]

 


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QUANDO CI BATTEVA FORTE IL CUORE
post pubblicato in Zecchi, Stefano, il 22 settembre 2011

Sergio, Flavio e Nives, tre persone legate da forti affetti e da grandi incomprensioni. Il romanzo “ Quando ci batteva forte il cuore” di Stefano Zecchi racconta i rapporti fra i tre protagonisti e le loro vicende s’inseriscono in una pagina di storia che è un tassello importante da ricordare in quest’anno in cui si celebra il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia: siamo nel 1945 e gli abitanti dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume vengono deprivati della loro appartenenza all’Italia, tutti coloro che si spostano affrontano le difficoltà degli esuli e, sia che scappino sia che restino, rischiano di essere “infoibati” o trucidati in modo orrendo. La microstoria dunque serve ad una ricostruzione storica. La scelta politica internazionale aveva deciso l’annessione alla Jugoslavia di quella parte dell’Italia orientale, ma tale scelta non era stata affatto condivisa né accettata, anzi era stata vissuta in modo drammatico. È stato un periodo in cui tutti vivevano nel sospetto e nella paura, perché quotidianamente assistevano a catture e massacri. Nella famiglia descritta nel romanzo di Zecchi, con un’inversione di tendenza e uno scambio di ruoli rispetto a quello che nella maggior parte dei casi avveniva veramente, è la donna che è più impegnata politicamente e che è più colta dell’uomo ed è la donna che abbandonerà la famiglia per i suoi ideali (e anche per aver salva la vita). Per questo motivo, Nives, per essere uscita dagli schemi che prevedono che per una donna, per di più  madre, la famiglia debba essere messa sempre e comunque al primo posto, non sarà mai perdonata dal figlio. Ecco riportato il dialogo fra Sergio e don Egidio (pag.212): 
-Ti pare poco combattere per la libertà? Non si è sacrificata per questo tua madre?
-Macché! Ha sacrificato la sua famiglia per un’idea.
-La patria e la libertà non sono solo un’idea.
-La sua famiglia doveva venire prima di quell’idea. Mio padre ha salvato la mia libertà!  
Dunque viene infine recuperata con la ragione oltre che col cuore la figura del padre che all’inizio sembrava essere piuttosto assente ed invece dimostra con le azioni di amare fortemente il figlio e di saperlo proteggere durante una tormentata fuga, ricca fin troppo di pericoli, e di eventi che s’accaniscono su di loro (come la forte pioggia e la febbre alta, le visioni macabre…).
La madre, che all’inizio era molto amata dal figlio per quel rapporto idilliaco e simbiotico che segue sempre la nascita, poi verrà criticata e sarà dimenticato il grande amore che lei gli aveva dimostrato. Come nelle favole i buoni e i cattivi sono riconoscibili e, dopo varie prove che vengono superate, c’è il lieto fine: Sergio ha avuto un buon padre e anche lui a sua volta sarà un buon padre per il figlio che si chiama Umberto (come il re!); cercherà di passargli il suo mondo di valori e, perché no, cercherà anche di insegnargli a fischiare…Non cambia nulla. Il sacrificio fatto in nome della famiglia ha pagato bene.
Sergio bambino parla spesso in prima persona e forse da questa scelta dipende la prosa di facile lettura, anche se spesso sono utilizzate strutture linguistiche fin troppo semplificate. Il protagonista tuttavia, pur esprimendosi in modo semplice, in alcune occasioni si pone domande assai improbabili per un bambino della sua età, anche se possiamo supporre una maturità superiore alla norma dovuta alle vicende dolorose che ha dovuto affrontare e alle scene terribili che ha dovuto vedere:
“…di che cosa sono colpevole?...e non volevo darmi una risposta, non volevo accettare una soluzione.”
Ecco un brano dove il bambino parla dell’affetto della madre e del rapporto con lei all’inizio, prima che il padre, con il suo comportamento, lo conquistasse (pag. 93):
“… con la mamma era tutto diverso. Mi sentivo un pezzetto di lei: uno sguardo e ci capivamo al volo, il suo affetto era come quel fieno del mio letto nella capanna, che mi si era appiccicato dappertutto senza bisogno della colla. E poi con la mamma discutevo, sapevo dirle “no”: lei mi sgridava, ma io non mollavo perché sapevo che qualunque cosa avessi fatto, alla fine, anche dopo il castigo, mi avrebbe abbracciato e coperto di baci. Era questo amore a mancarmi tantissimo, ed ero convinto che mio padre, anche se lo vedevo attento e premuroso, non sarebbe mai stato in grado di sostituirlo.”
A pag 39 viene chiarita la differenza di richieste del padre e della madre:
“tu papà vuoi che non veda e non senta niente, la mamma che ricordi sempre tutto!
-…forse i bambini, proprio perché sanno giocare, sono anche capaci d’inventarsi un’altra realtà in armonia con i propri desideri. Ma il mondo di fuori non riuscivo a cancellarlo, e quello, arrogante e senza rispetto, irrompeva nella mia casa durante le riunioni della mamma.” 
Il finale non mi convince e non mi piace che il padre incolto, disimpegnato e poco affidabile, alla fine di rocambolesche avventure, diventi quasi un mito da emulare mentre la sorte della povera mamma è di essere criticata per le scelte fatte e dimenticata.

 
 
(Luciana Raggi)

 
 
 
 
Stefano Zecchi, Quando ci batteva forte il cuore, Mondadori, 2010 [ * ]

 


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