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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LA CONGIURA DEI LOQUACI
post pubblicato in Savatteri, Gaetano, il 17 gennaio 2013


Il libro – ormai introvabile – costituisce l’opera prima dell’autore siciliano, di cui alcuni mesi fa (circa un anno e mezzo) scrissi a proposito di un romanzo appena uscito da Sellerio, La ferita di Vishinskij [ * ]. E’ – ancora una volta – un buon esempio di romanzo a sfondo noir, cosa immediatamente trasparente fin dalle prime battute. E dalla citazione di Sciascia che l’autore appone al libro – a mo’ di dedica.
Secondo me, che scrivo sempre in qualità di lettore, questo libro è stato l’impronta che ha fatto lievitare lo stile e la propensione letteraria dell’autore stesso per le storie “noir”. La vicenda – anticipata da una lettera, diretta dall’imputato ad un cittadino americano, all’epoca dei fatti tenente delle forze alleate che avevano occupato la Sicilia – si articola nell’arco di due notti e due giorni. Per ognuna delle parti (notte, giorno, notte, giorno) l’autore sviluppa l’azione di vari personaggi: l’appuntato e il maresciallo dei carabinieri, il pretore, il tenente americano Adano e il suo autista Sam, indicato con il diminutivo italianizzato, e molti altri, oltre – naturalmente – alla vittima (il sindaco del paese dell’area dello zolfo), e al presunto assassino, Vincenzo.  
Ho conosciuto Savatteri tramite un circolo di affezionati simpatizzanti di Andrea Camilleri, circolo che ha un sito in cui si raccolgono testimonianze e notizie stampa su tutti coloro che indirettamente o direttamente hanno a che fare con Camilleri. Proprio sul sito del circolo, in corrispondenza della voce della rubrica “Autori” che lo riguarda, compare l’elenco di tutte le opere di Savatteri, con un breve commento che ne dà un’idea rapida. Così, per il libro in questione, si citano i personaggi e si dice anche che l’opera è ispirata ad un fatto realmente accaduto, l’uccisione del sindaco di Racalmuto avvenuta nel 1944.
Questo spiega lo svolgersi del romanzo. A mio avviso, la cosa che sorprende prima di tutto un lettore attento è l’organizzazione del romanzo, temporalmente così stretta in confronto all’ampio respiro delle riflessioni dei personaggi attorno all’omicidio e alla figura del presunto assassino, incolpato da vari conoscenti del paese e dalle loro deposizioni al maresciallo dei carabinieri.
Nel libro, che ovviamente ruota attorno alla vicenda dell’ammazzatina - per dirla con termine siciliano – figura di tutto: dal don, cioè il locale capomafia, con i suoi seguaci, ad una buona descrizione della figura del tenente americano, che era alla ricerca di una zia. La storia va avanti tra caratterizzazioni dei personaggi e narrazione della storia attraverso i loro discorsi, spesso fatti in risposta alle domande del maresciallo dei carabinieri o del pretore.
Il racconto – al di là delle possibili complicazioni che quanto ho raccontato fin qui lascia intendere – è scritto in un linguaggio appassionante, e riporta abbastanza il clima dell’Italia (e – in particolare – della Sicilia) degli anni del dopoguerra, con ovvia caratterizzazione ambientale, che Savatteri riesce con pochi tratti a dare a scenari e personaggi. Si legge molto bene e la storia viene seguita agevolmente. L’impressione generale che se ne ha dopo al lettura è ottima. E’ una storia degna dei migliori Montalbano di Camilleri, scritta senz’altro con stile molto originale e personale. Non solo è l’opera prima ma – a mio personale avviso – è una delle opere migliori dello scrittore siciliano. Per coloro che riuscissero a rintracciare il libro, penso proprio che la storia sia di quelle da non perdere, e così per tutti gli appassionati di letteratura noir e anche per i lettori meno impegnati, in cerca di un buon libro da leggere. Lo consiglio di cuore a tutti.

 

 

 

 
(Lavinio Ricciardi)

 

 






Gaetano Savatteri, La congiura dei loquaci, Sellerio, 2000 [ * ]



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LA FERITA DI VISCHINSKIJ
post pubblicato in Savatteri, Gaetano, il 9 giugno 2011


Questo libro, uno dei primi romanzi (il secondo) scritti da Gaetano Savatteri, scrittore siciliano, milanese di nascita, rivela il grosso istinto noir dell’autore, che davvero sorprende positivamente.
Lo stile dell’autore è sobrio, e anche un po’ schivo. denotando un carattere molto riservato e poco propenso all’esteriorizzazione. Ma gli intenti dell’autore sono chiari fin dall’inizio: far luce su una scomparsa, quella di una giovane donna, Maddalena, avvenuta in circostanze misteriose, come si comprenderà  dettagliatamente più avanti. L’annuncio viene dato riportando notizie apparse su giornali. La scomparsa somiglia molto (anche se questo non viene detto) a quella del fisico Ettore Majorana, di cui Leonardo Sciascia scrisse una storia [ * ] [ * ]. Un fisico noto a tutti i cultori della materia perché scriveva le dimostrazioni dei suoi teoremi sulle scatole di fiammiferi.
Il romanzo, dopo un breve ambientamento con lo stile di Savatteri, cattura subito e intriga non poco, anche se – come ho detto – l’autore non lo da a vedere. Il romanzo è ambientato a Palermo, anzi tra Palermo e Giallonardo, piccolo paese della provincia, di dove sono originari i familiari di Maddalena. Il protagonista, che è anche l’investigatore,  suo malgrado, è un professore che lavora in un istituto palermitano, in particolare presso la biblioteca (non so se i miei ricordi sono precisi, ma tant’è).
Il romanzo racconta di tante vicende connesse più o meno con i fatti, e in particolare con la scomparsa di Maddalena. Tra queste vicende è quella che da il titolo al romanzo stesso: il ministro russo Vishinskij, credo ministro degli esteri del governo Kruscev, in visita a Palermo, viene ferito casualmente mentre esce dal suo albergo. La cosa, ovviamente, data la posizione del ferito, viene messa a tacere dagli agenti del KGB al seguito.
La vicenda si snoda tra il racconto di fatti e le elucubrazioni del neo indagatore, il prof. Lo Nardo, in costante dialogo con il bibliotecario Pellegrino. E questo alternarsi, che ricorda un po’ alcuni romanzi non “Montalbanesi” di Camilleri, come i bellissimi “La concessione del telefono”, “Il birraio di Preston”, e il più recente “Il nipote del Negus”, è comune a molti scrittori di genere noir. Il romanzo, non soltanto per la sua capacità di intrigare il lettore, è bello anche per i dialoghi, alcuni dei quali in dialetto, e piacevolissimo da leggere.
Dell’autore, che ho avuto la fortuna di conoscere a Roma, durante un convegno all’Auditorium, debbo dire che ho ritrovato nello stile di scrittura molto del suo carattere: tanto la riservatezza, quasi ritrosia a volte, quanto l’allegria e la spensieratezza che il suo volto tramanda abbondantemente. Una completa bibliografia di Savatteri è nel suo profilo riportato dal sito del Camilleri Fan Club, www.vigata.org.



(Lavinio Ricciardi)







Gaetano Savatteri, La ferita di Vishinskij, Sellerio, 2003 [ * ]






vedi  quì e quì






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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 9/6/2011 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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