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L'ALLEGRA APOCALISSE
post pubblicato in Paasilinna, Arto, il 26 maggio 2011



Scoppia una centrale nucleare a San Pietroburgo, Manhattan scompare sotto montagne di spazzatura, un terribile tsunami sommerge Parigi. È la fine del mondo, l'apocalisse.
Chi legge questo libro non può non pensare ai terribili avvenimenti del Giappone, ai rifiuti che sommergono le grandi città del mondo industrializzato e stravolgono intere zone dei paesi meno avanzati, agli equilibri spezzati che mettono a rischio la civiltà costruita nei secoli, da quando l'uomo di Neandertal costruì un cerchio di pietre intorno a un fuoco e l'uomo di Cro-Magnon stampò l'impronta della sua mano su una parete rocciosa.
Ma occhi curiosi ammiccano dal folto dei boschi finlandesi. Orsi? Cutrettole? Bambini? Un popolo di creature diverse vive in armonia con la natura, intreccia legami, inventa forme di sussistenza, crea i suoi riti e costruisce i suoi luoghi di culto.
Ho seguito col sorriso sulle labbra le vicissitudini di questa bizzarra congrega che nei boschi di Kainuu erige una cattedrale con tecniche tramandate dal medio evo, consacra un cimitero, coltiva erbe aromatiche, si ubriaca e si diverte, dandosi sue proprie regole di vita.
Il mondo intorno a loro cerca, ovviamente, di rimetterli nei ranghi, e per far questo usa gli strumenti di cui dispone, in primis quello fiscale, con cui cerca di strangolare la piccola comunità appena nata. Ma gli allegri abitanti dei boschi riescono a sfuggire alle pastoie burocratiche, ed anche all'attacco di loschi figuri che credono di potersi far gioco della loro apparente "semplicità".
L'interesse del libro, a mio parere, sta nell'ottica in cui si pone per rappresentare le vicissitudini della popolazione boschiva che si sviluppa intorno a un cimitero e a una cattedrale fatta di tronchi d'albero. Si tratta di un punto di vista che mette al centro della narrazione la relazione tra le cose, in una molteplicità di angolature che riesce a dar vita ad un mondo composito e inusuale.
Si tratta qui di un approccio di tipo ecologico alla realtà in cui viviamo.
Nata nella seconda metà dell'Ottocento, l'ecologia si è oggi letteralmente evoluta, fino a diventare la metafora di un modo di vedere, un vero e proprio paradigma culturale. Se infatti la definizione di Ernst Heinrich Haeckel nel 1866 la voleva come la «scienza comprensiva delle relazioni tra l'organismo e il suo ambiente», per la cultura contemporanea «ecologia» è, in generale, il pensiero dell'interconnessione dei fenomeni sullo sfondo di un ambiente. Questi fenomeni possono essere organismi viventi, ma anche contesti sociali, idee, forme dell'immaginario. Lo «sguardo ecologico» non isola questi elementi, ma li vede nel loro continuo rapporto reciproco, con una interazione ininterrotta.
Credo che "L'allegra apocalisse" ben rappresenti questo modo di vedere.



(Rita Cavallari)







Arto Paasilinna, L'allegra apocalisse, Iperborea, 2010 [ * ]

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