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WANGARI MAATHAI
post pubblicato in Maathai, Wangari , il 10 giugno 2011



Wangari Muta Maathai è nata a Nyeri in Kenya nel 1940 [ * ]. E' stata la prima donna dell'Africa centrale ed orientale ad ottenere un dottorato di ricerca universitario. Wangari Maathai si è laureata in scienze biologiche presso il Mount St. Scholastica College in Atchison, Kansas nel 1964 [ * ] [ * ]. Ha successivamente conseguito un Master of Science presso l'Università di Pittsburgh nel 1966 [ * ]. Ha continuato gli studi di dottorato in Germania e presso l'Università di Nairobi [ * ] [ * ], dove ha ottenuto un dottorato di ricerca nel 1971 e dove ha anche insegnato anatomia veterinaria. Divenne preside del Dipartimento di anatomia veterinaria e professore associato nel 1976 e 1977. In entrambi i casi, è stata la prima donna a raggiungere quelle posizioni nella regione. Wangari Maathai è stata attiva in seno al Consiglio Nazionale delle Donne del Kenya nel 1976-1987 e ne è stata presidente nel 1981-1987. E' stato mentre lavorava nel Consiglio nazionale delle donne che ha introdotto nel 1976 l'idea di un movimento di base per piantare alberi. Negli anni seguenti ha continuato a sviluppare largamente quest'organizzazione di gruppi di donne il cui principale obiettivo è la messa a dimora di alberi al fine di conservare l'ambiente e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, è con il Green Belt Movement [ * ] che ha aiutato le donne a piantare oltre 20 milioni di alberi nelle loro aziende, nelle loro scuole e chiese [ * ].
Nel 1986, il Movimento ha istituito Pan African Green Belt, una rete che ha coinvolto più di quaranta persone provenienti da altri paesi africani. Alcuni di loro hanno istituito simili iniziative di piantagione di alberi nei loro paesi, utilizzando alcuni dei metodi del Green Belt Movement per migliorare i loro sforzi. Finora alcuni paesi hanno avviato con successo tali iniziative in Africa (Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia, Zimbabwe, ecc.). Nel settembre 1998, ha lanciato una campagna nell'ambito della Coalizione del Giubileo del 2000. Ha intrapreso nuove sfide, giocando un ruolo di leader a livello mondiale come co-presidente del Giubileo del 2000-Campagna Africa, mirando alla cancellazione del debito arretrato non pagabile dei paesi poveri in Africa entro il 2000 [ * ] [ * ]. La sua campagna contro la deforestazione e l'assegnazione arbitraria di terreni forestali è stata al centro dell'attenzione pubblica nel recente passato.
Wangari Maathai è riconosciuta internazionalmente per la sua persistente lotta per la democrazia, i diritti umani e la conservazione ambientale. E' stata alle Nazioni Unite in diverse occasioni e ha parlato a nome delle donne in sessioni speciali dell'Assemblea Generale per la revisione quinquennale del Vertice sulla Terra [
* ] [ * ]. Ha fatto parte della Commissione per la governance globale e della Commissione sul futuro. Lei e il Green Belt Movement hanno ricevuto numerosi premi [ * ], in particolare il Premio Nobel per la Pace 2004.  Nel giugno 1997, Wangari è stata eletta da Earth Times come una delle cento persone nel mondo che hanno fatto la differenza in campo ambientale.  ll Green Belt Movement e la professoressa Wangari Maathai sono presenti in diverse pubblicazioni  tra cui "The Green Belt Movement: Sharing the Approach and the Experience" (Wangari Maathai, 2002 [ * ]), "Speak Truth to Power: Human Rights Defenders Who are Changing Our World" (Kerry Kennedy Cuomo, 2000 [  * ]), "Women Pioneers For The Environment" (Mary Joy Breton, 1998 [  * ]), "Hope's Edge: The Next Diet for a Small Planet " (Frances Moore Lappé e Anna Lappé, 2002 [  * ]), "Una Sola terra: Despres de la Cimera de Rio. Dona i desenvolupament sostenible" (Brice Lalonde et al, 1998 [ * ]), "Land ist Leben: Bedrohte Volker im Kampf gegen die Zerstorung der Umwelt" (Volker Bedrohte, 1993 [ * ]).
La professoressa Maathai è stata  membro dell’Advisory Board del Segretario Generale delle Nazioni Unite per gli Affari del Disarmo,
fa parte del consigli di amministrazione di diverse organizzazioni tra cui  The Jane Goodall Institute [ * ] [ * ], l'Organizzazione delle donne per l'ambiente e lo sviluppo (WEDO) [ * ], il World Learning for International Development [ * ], il Green Cross International [ * ] [ * ], l'Environment Liaison Center International [ * ], la WorldWIDE Network of Women in Environmental Work and National Council of Women of Kenya.
Nel dicembre 2002, la professoressa Maathai è stata eletta al parlamento con uno schiacciante 98% dei voti. E' stata in seguito nominata dal presidente come Assistente del Ministro per l'Ambiente, risorse naturali e della fauna selvatica nel nono parlamento del Kenya [ 
* ].
"Negli oltre trent'anni che ho dedicato all'ambientalismo e alle campagne per uno spazio democratico mi è stato spesso chiesto se la spiritualità, le diverse tradizioni religiose e la Bibbia in particolare siano state per me fonte di ispirazione e abbiano influenzato il mio attivismo e il lavoro svolto dal Green Belt Movement (GBM). Quante volte mi sono sentita domandare se ho concepito la tutela dell'ambiente e l'autopotenziamento delle persone comuni come una sorta di esperienza o di vocazione religiosa; e se ci sono delle lezioni spirituali da imparare e da applicare all'impegno per la salvaguardia dell'ambiente o alla vita in generale.
Nel 1977, quando cominciai questo lavoro, non ero spinta dalla fede o dalla religione, pensavo solo a come risolvere concretamente i problemi. Desideravo aiutare la popolazione rurale del mio Paese, il Kenya, e soprattutto le donne, a soddisfare quei bisogni primari che mi descrivevano durante i seminari e gli incontri, quando mi raccontavano di non avere acqua potabile, cibo a sufficienza, le energie necessarie per cucinare e scaldarsi, e nemmeno un reddito.
Così, a quei tempi, alle domande sulle motivazioni rispondevo che scavare buche e mobilitare le comunità per proteggere o rigenerare gli alberi, le foreste, i bacini idrici, il suolo o gli habitat degli animali selvatici non è un lavoro spirituale o quantomeno attinente alla religione.
Personalmente, tuttavia, non ho mai fatto alcuna differenza tra le attività che potrebbero essere definite "spirituali" e quelle che invece potrebbero essere chiamate "secolari". Dopo alcuni anni mi sono resa conto che i nostri sforzi non consistevano solo nel piantare alberi, ma erano volti anche a spargere semi di un altro tipo: quelli necessari a curare le ferite inflitte alle comunità, depredate della loro autostima e della consapevolezza di sé.
Era chiaro che gli individui che ne facevano parte dovevano riscoprire la loro vera voce e parlare schiettamente in nome dei propri diritti (umani, ambientali, civili e politici). Il nostro compito divenne quindi anche quello di allargare lo spazio democratico in cui cittadini comuni potevano prendere decisioni autonomamente, per giovare a se stessi, alla loro comunità, al loro Paese e all'ambiente che li sosteneva.
In questo contesto cominciai a capire che, nel corso degli anni, c'era stato qualcosa che aveva ispirato e sostenuto il GBM e i suoi attivisti, molti dei quali ne volevano condividere l'approccio e l'esperienza pur giungendo da comunità e regioni diverse. Con il tempo mi sono quindi resa conto che il lavoro del GBM non era guidato solo dalla passione e dalla lungimiranza, ma anche da qualche intangibile principio fondamentale. In particolare, ne ho individuati quattro.
I quattro principi fondamentali del Green Belt Movement sono: 1) Amore per l'ambiente; 2) Gratitudine e rispetto per le risorse della Terra; 3) Autopotenziamento e automiglioramento. E' il desiderio di migliorare la propria esistenza e le proprie condizioni di vita attraverso la forza della fiducia in sé, senza aspettare che sia qualcun altro a farlo per noi; 4) Spirito di servizio e volontariato.
Lo spirito profondo, i valori più autentici del GBM, sono racchiusi in questi principi, senza i quali sono convinta che l'organizzazione non sarebbe sopravvissuta né avrebbe prosperato, perché nessuna iniziativa è mai stata intrapresa per denaro, fama o ambizioni di carriera né di certo con l'aspettativa di ricevere un giorno il premio Nobel per la Pace! Si tratta in realtà di valori universali, inestimabili. Definiscono la nostra stessa umanità e come tali non fanno parte solo di certe tradizioni religiose, non riguardano unicamente chi professa una fede, ma appartengono alla nostra natura, costituiscono una ricchezza del genere umano. Dove tali valori sono ignorati, subentrano vizi come l'egoismo, la corruzione, l'avidità e lo sfruttamento, che possono persino portare alla morte.
L'esperienza e l'osservazione mi hanno fatto capire che la distruzione fisica della Terra si estende anche all'umanità: se viviamo in un ambiente ferito, nel quale l'acqua è inquinata, l'aria è satura di smog ed esalazioni, il cibo è contaminato da metalli pesanti e residui di plastica o il suolo è ridotto a polvere, subiamo ferite fisiche, psicologiche e spirituali.
Degradare l'ambiente significa degradare noi stessi e tutto il genere umano. Possiamo amare noi stessi, amando la Terra; essere grati per ciò che siamo, proprio come siamo grati per la generosità della Terra; migliorare noi stessi proprio come ci autopotenziamo per migliorare la Terra; rendere un servizio a noi stessi, proprio come facciamo volontariato per la Terra" [
* ].











Wangari Maathai, La religione della terra. Amare la natura per salvare noi stessi, Sperling & Kupfer, 2011 [
* ]
Wangari Maathai, La sfida per l'Africa, Nuovi Mondi, 2010 [ * ]
Wangari Maathai, Solo il vento mi piegherà, Sperling & Kupfer, 2007 [ * ]







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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 10/6/2011 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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