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IL MIRACOLO DEL RISORGIMENTO
post pubblicato in Fisichella, Domenico, il 10 novembre 2010

La nazione, ci dice l’autore di questo testo, è un’entità complessa. Storicamente appare il prodotto di un organismo le cui parti sono perfettamente raccordate al tutto, le élites che aggregano e orientano, e il popolo che ne è condizionato e diretto. Questa realtà si affaccia con gli stati europei del tardo medioevo per trovare compiutezza nel XVII secolo. Ma l’Italia non ha avuto questa fortuna. Nazione e Stato si sono svolte tardi, a causa del perdurare delle fazioni, dei particolarismi, degli egoismi municipali. Né la borghesia, che in altri paesi ha giocato un ruolo preponderante, in Italia ha fatto lo stesso. E’ spettato a una casata, i Savoia, a una regione, il Piemonte, incarnare quell’idea di unità nazionale e realizzarla. Non l’Impero, o una signoria, o la Chiesa (che spesso ha opposto alla nazione la sua concezione universalistica inglobante amici e nemici, invasori e oppressi), si sono fatti carico di questo impegno, né avrebbero potuto soddisfarlo pur volendolo, ma una casa regnante che ha saputo muoversi e allargarsi sagacemente per secoli, adottando una politica reagente alle condizioni imposte fatta di diplomazia, di alleanze, di scontri necessari. Dunque, un miracolo, come recita il titolo del libro.
A quel miracolo dobbiamo guardare con rispetto, ci suggerisce l’autore. Difatti, al di là delle immediate e sconsiderate conseguenze della politica annessionistica del Piemonte, quell’evento ha permesso la nascita della democrazia liberale in Italia, e almeno fino all’avvento del fascismo, pur tra esiti contrastanti, una stagione di progresso che nel secondo dopoguerra riprenderà speditamente la sua strada.
Parlare di risorgimento mancato non avrebbe quindi senso. La realtà non consentiva altre soluzioni: né il federalismo di Cattaneo tra stati stranieri con prospettive e finalità divergenti, né l’esperienza unitaria di Mazzini vietata dagli stati europei interessati all’Italia. Marginale risulta inoltre, dalla lettura di queste pagine, l’approccio dell’Illuminismo all’idea di nazione e di democrazia. La lotta agli abusi e ai privilegi fatta propria da molti illuministi era qualcosa che si svolgeva fin dai tempi dell’assolutismo monarchico e che trovava nel mantenimento delle prerogative di libertà e di movimento, nel giurisdizionalismo e nella requisizione dei beni ecclesiastici un primo radicale fondamento, anche patrimonio di alcuni stati italiani al tempo della Restaurazione.
La nazione col suo bagaglio di rinnovamento ha dovuto esprimersi entro le coordinate dell’equilibrio politico e internazionale, e, almeno all’inizio, secondo i parametri del legittimismo monarchico. Per questo la storia che ne è derivata ci appare non tanto il frutto del volontarismo insurrezionale - spesso senza sbocchi immediati - quanto la concatenzazione di specifiche responsabilità politiche e di fattori contingenti che si alimentano reciprocamente. Un concentrato insomma di passioni “ragionevoli” e di spietata realpolitik.

 

(Pietro Cavara)


 

 

Domenico Fisichella, Il miracolo del Risorgimento, Carocci, 2010 [ * ]   








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