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LETTERATURA, IDENTITA', NAZIONE
post pubblicato in Di Gesù, Matteo, il 9 novembre 2010

L’Italia sembra ben lontana dal raccogliere le speranze di un nuovo sentire comune, di una cultura che rifletta l’animo, seppur complesso e contraddittorio, della nazione. L’esperienza risorgimentale è lontana, e al suo posto scissionismi oltranzisti ed egoismi leghisti percorrono l’intera penisola, a cui si affiancano mentalità retrive volte a confezionare un’idea etnocentrica di sapore cattolico ed esclusivista, espressione del nuovo conformismo governativo. 
Quale identità ricercare, dunque, quale letteratura può aiutare a leggere il Bel Paese? E’ l’obiettivo che si propongono con prospettive diverse gli autori di questo bel libro curato dal prof. Di Gesù. Un’identità che non può essere più quella dell’onore, del sacrificio, o del nazionalismo di centocinquant’anni orsono. Oggi mille letterature disegnano un quadro verosimilmente globale e postmoderno che più da identità nella differenza (aspirazione benignamente riassumibile quasi come asse portante di questa raccolta), sa da identità senza nazione.
Del resto, già il vangelo risorgimentale canonizzato da De Sanctis, nel voler cogliere la sintesi di questo processo hegeliano, espunge lingue e narrazioni di altra natura (percorsi alternativi già ben visibili nella storia e geografia antiorganica della letteratura italiana del Dionisotti [ * ]), o, maldestramente (lo mettono ben in rilievo i saggi di Jossa e di  Dalmas), tenta di imporsi ricercando nascite, rinascite o fondazioni di una italianità che non è mai veramente esistita (valga per tutti, il culto progressista e nazionale di Dante e della Commedia), o ancora, fonda una letteratura politica che si oppone a qualsiasi altro genere letterario, che fa dell’opera d’arte una questione obbligata di storia patria. Ma il risultato è infelice, sa, per riprendere Ceronetti, da terribile artifizio.
Da qui lo sforzo, come testimonia tutta la seconda parte del libro, di cogliere la realtà di letterature ai margini, ridotte al silenzio da una vulgata soffocante. Ci sono esempi eccellenti. E’ il caso dell’anti italianità leopardiana del Discorso [ * ], dell’omosessualità censurata nei Neoplatonici di Settembrini [ * ], degli ossimori saviniani che non si lasciano esplicare alla luce del sole.
In bilico se riproporre, come fece Raul Mordenti alcuni anni fa [ * ], un nuovo canone identitario della letteratura che sostituisca quello risorgimentale, o se lanciarsi nell’analisi del caos delle storie e dei linguaggi che raccontano soggettività eterogenee, messaggi etnici e culturali disparati, senza alcuna pretesa di strutturazione fondazionista, questo libro apre scenari inaspettati e offre ricerche e analisi testuali fuori dall’oggettiva pretesa identitaria di un canone obbligato.

 

(Pietro Cavara)

 

 

 

Matteo Di Gesù (a cura di ), Letteratura, identità, nazione, :due punti, 2010  [ * ]

 

 

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