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I TRADITORI
post pubblicato in De Cataldo, Giancarlo, il 23 luglio 2011



E’ un libro bellissimo, sicuramente il più bello di quelli che ho letto quest’anno.
Come mostra la copertina, è ricco di colori e sensazioni. E’ un De Cataldo nuovo, molto bello, che scrive un romanzo in parte storico (per alcuni personaggi, come Mazzini, Cavour, Crispi) e in parte estremamente narrativo. C’è di tutto, e a recensirlo non si sa da dove cominciare.
La vicenda si svolge negli anni dal 1848 al 1870 (o giù di lì) e la suddivisione in parti porta proprio come titolo il periodo di svolgimento (singolo anno o gruppo di anni).
Già la suddivisione fa capire l’intenzione dell’autore: un romanzo storico proprio sui fatti che caratterizzarono il nostro Risorgimento: nel romanzo ci sono i Mille di Garibaldi, e i rivoltosi di Carlo Pisacane. Il romanzo ha anche una connotazione in luoghi diversi (Italia e Inghilterra), che ricalca i movimenti di Mazzini, protagonista indiretto della vicenda stessa. Il protagonista vero, un nobile di discendenza veneziana, lo troviamo subito con gli insorti in Calabria, dove è catturato e assoldato come spia degli Austriaci, in cambio della sua vita. I compagni del suo gruppo vengono trucidati.
Nell’anno in cui si celebra il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il libro ci fa rivivere come le persone dell’epoca hanno vissuto questa vicenda. E lo fa attraverso movimenti e idee di Mazzini, e gli entusiasmi degli Inglesi che ne furono consapevoli. Due donne, appartenenti alla borghesia alta di Londra, sono protagoniste assieme a Lorenzo: una diventa presto la sua fiamma, l’altra è una sua amica irlandese. Ma la vera protagonista femminile è una donna che Lorenzo salva dal rogo all’inizio, e che viene catturata assieme a lui. e’ nota con il soprannome (“la Striga”), ed è indubbiamente la figura più fascinosa del libro. La Striga diventerà la compagna di un patriota che – per una serie di vicende – si trova a seguire Lorenzo a Londra: patriota che aveva assunto in gioventù il soprannome di “Terra di Nessuno”. Altro personaggio degno di nota è un ufficiale dell’esercito piemontese, Paolo Vittorelli, che porta Lorenzo a diventare spia dei piemontesi. La missione di spionaggio di Lorenzo riguardava le attività di Mazzini.
Mi pare di aver detto abbastanza per caratterizzare il racconto, per cui preferisco parlare invece del bellissimo stile in cui De Cataldo racconta la vicenda, e del modo in cui, attraverso i pensieri dei personaggi, la vicenda stessa è raccontata. E’ davvero splendido immergersi in questo libro e rivivere – come l’autore ci aiuta a fare, col suo linguaggio – il nostro Risorgimento. E inoltre non so se il linguaggio, o più probabilmente il modo di descrivere le azioni attraverso i pensieri dei protagonisti, produce certamente quello che ho definito il colore della vicenda. E’ un De Cataldo profondamente diverso da “Romanzo Criminale” e “Onora il padre”, un De Cataldo ormai decisamente scrittore affermatissimo della nostra letteratura contemporanea. Mi fermo qui. Il libro è tra quelli che vanno assolutamente letti.



(Lavinio Ricciardi)






Giancarlo De Cataldo, I traditori, Einaudi, 2010 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 23/7/2011 alle 15:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I TRADITORI
post pubblicato in De Cataldo, Giancarlo, il 8 novembre 2010

Il "canone risorgimentale", cioè quel complesso di opere che più contribuirono, nell'esperienza dei patrioti, a fondare l'idea di nazione italiana (romanzi, poesie, drammi teatrali, saggi, musica, pittura, scultura) costituisce un insieme organico che anticipa, accoglie e sviluppa il tema dell'Unità d'Italia. Nelle opere letterarie più famose (i romanzi Ettore Fieramosca [ * ], L'assedio di Firenze [ * ], Niccolò dei Lapi [ * ], le tragedie Adelchi [  * ] e Il conte di Carmagnola [ * ], le ballate del Berchet [ * ]), i traditori hanno un ruolo narrativo cruciale: sono gli attori che muovono l'azione, che introducono momenti di suspense, che fanno precipitare le storie verso il loro finale, per lo più tragico. I traditori sono italiani, accomunati da un cinismo senza fine e da una fragilità morale che fa da impressionante contrasto con lo spessore etico degli eroi. Possono agire per ambizione, come Troilo degli Ardinghelli (Niccolò dei Lapi), per sete di potere, come Malatesta Baglioni (Assedio di Firenze e Niccolò dei Lapi) o Cesare Borgia (Ettore Fieramosca), o per denaro, o per desiderio di vendetta. Più pericolosi degli stessi stranieri, i traditori sono la causa della disfatta della comunità nazionale nella lotta, ed insieme sono la causa della morte dell'eroe (cfr. Alberto M. Banti, La nazione del Risorgimento, Einaudi 2006 [ * ]).
Nel libro di De Cataldo i traditori sono coloro che creano l'Italia unita, in sintonia con una visione del Risorgimento che, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, tende a mettere in ombra quegli aspetti eroici che, nel canone, rappresentavano esempio e guida e a sottolineare invece gli elementi di ambiguità.
Un aristocratico che diventa spia per sfuggire alla morte, un altro che ha come obiettivo l'arricchimento personale, ufficiali che fanno il doppio gioco, camorristi che si trasformano in guardie civiche, politici corrotti, questi i personaggi che, nel libro di De Cataldo, fanno l'Italia.
"Il tradimento è cosa vile, ma se immaginaste, amico mio, quanto può rivelarsi utile in certe occasioni...". Queste sono le parole di Mazzini a Terra di Nessuno, il guerriero sardo dalla morale sicura e dalla coscienza cristallina. E Terra di Nessuno "capì che ciò che lo attendeva, nel futuro, era un'interminabile teoria di ombre qua e là accese da sporadiche isole di luminosità".
La cifra del libro è l'ambiguità; Mazzini, l'uomo che fa dell'unità d'Italia il centro della lotta politica, la utilizza per i suoi scopi. Banditi e tagliagole sono arruolati nelle file dei rivoluzionari. Mazzini ne è informato e formalmente disapprova. Ma se la lotta avrà successo i delinquenti diventeranno patrioti. In caso contrario la colpa del fallimento sarà loro e di chi li ha reclutati, colpevole di aver inquinato la purezza rivoluzionaria con un'insana commistione.
Questa è la politica, che non è fatta per le anime belle, per chi si pone scrupoli di coscienza, per chi assume come guida i principi morali.
Il vero motore dello Stato moderno è l'attività di raccolta delle informazioni, dice l'ufficiale piemontese mentre ordisce le sue trame. Chi la controlla controlla lo Stato. Cavour l'ha capito ed agisce di conseguenza, forse è questo il motivo che porterà i Savoia a unificare l'Italia con un processo di annessione al Piemonte di stati prima sottoposti al dominio di dinastie straniere.
Il libro di De Cataldo è un grande affresco che presenta decine di figure, anzi, meglio, è come un ciclo di affreschi in ambienti diversi (Roma, Milano, Venezia, i boschi delle Calabrie, Palermo, ma anche Londra Parigi e la Transilvania). Ciò che lega i personaggi tra loro è il tradimento. Ma questo non impedisce alla Storia di andare avanti e agli ideali risorgimentali di realizzarsi. L'unità d'Italia tra vittorie, sconfitte, inganni e doppi giochi alla fine si fa. Non è l'Italia che voleva Mazzini, una repubblica fondata sul senso del dovere e sul sacrificio, e neanche quella perseguita da Cavour, che si sarebbe fermato volentieri ai confini dello Stato della Chiesa senza toccare il Regno delle due Sicilie, ma è la creazione di uno stato nazionale che risponde alle aspirazioni di intellettuali, borghesi, e di una parte della nobiltà.
La costruzione di uno stato nazionale non è una cena di gala. Forse per la fondazione di qualsiasi altra nazione potrebbe darsi una rappresentazione basata su inganni e tradimenti, simile a questa che De Cataldo ci suggerisce per il Risorgimento,
I traditori mi ha ricordato alcuni libri di Alessandro Dumas, ad esempio La Sanfelice [ * ]. C'è la stessa freschezza di rappresentazione, vivezza nella descrizione dei personaggi, scorrevolezza nei dialoghi.
Un elemento importante del libro è la rappresentazione della dimensione internazionale del Risorgimento, che vide l'intervento delle principali potenze europee ed anche la presenza nei luoghi dei combattimenti di intellettuali, artisti, poeti da tutto il mondo.
I traditori è anche la storia di una lotta tra padri e figli, giovani e vecchi, reazione e liberalesimo. Mazzini puntò sui giovani e mise il limite massimo di 40 anni per potersi iscrivere alla Giovine Italia. Ebbe ragione. I giovani si ribellarono e presero in mano il loro destino. Come poterono. Per non soccombere si piegarono a tutti i compromessi, e alla fine vinsero.
« Pur gli uomini hanno essi fatto questo mondo di nazioni...ma egli è questo mondo, senza dubbio, uscito da una mente spesso diversa ed alle volte tutta contraria e sempre superiore ad essi fini particolari ch'essi uomini si avevan proposti » (Giambattista Vico, Scienza Nuova, Conclusione) [ * ].

 

(Rita Cavallari)

 

 

 

Giancarlo De Cataldo, I traditori, Einaudi, 2010 [ * ]   

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