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LE MARCHE E L'UNITA' D'ITALIA
post pubblicato in Severini, Marco, il 29 ottobre 2010

Il titolo del libro evidenzia la natura del problema: quello di un binomio necessario e altamente emblematico, il luogo da cui è scaturita la realizzazione della politica nazionale. Territorio di confine tra Nord e Sud, le Marche sono state l’ultimo avamposto di conquista (se si esclude l’impresa di Roma di parecchi anni più tardi) a essere annesso allo Stato piemontese. Se gli eserciti pontifici che lo presidiavano avessero avuto il sopravvento, o se Garibaldi vi avesse trionfato forse l’Italia avrebbe avuto un volto molto diverso. Dal 1860 al 1861 quello che si è giocato nelle Marche ha ricoperto un ruolo strategico persino per le potenze straniere come Francia e Inghilterra, comunque direttamente interessate agli affari della penisola.
Dopo la sconfitta delle truppe di Lamoriciere, e la storica battaglia di Catselfidardo, qui si gioca l’opera di riordino delle cariche impiegatizie, ma soprattutto l’impresa di centralizzazione amministrativa secondo la legge Rattazzi che prevedeva la laicizzazione  piemontese di tutta l’Italia sotto il coadiuvato sistema di riforma del commissario regio Lorenzo Valerio. Un programma che in pochi mesi avrebbe dovuto favorire la piena annessione a dispetto delle corporazioni clericali (soppresse con la parallela requisizione dei territori ecclesiastici e delle professioni civili e tribunalizie in mano ai preti), ma anche delle autonomie locali (spesso sopravvissute e contendenti), dei comitati di governo provvisorio di ispirazione democratica relegati in un angolo, degli interessi della popolazione contadina.
Il testo collettaneo offre differenti visuali interpretative attorno al complesso fenomeno (dall’Ascolano al Pesarese, da Macerata ad Ancona, a Senigallia), spaziando dalla politica all’economia, dalla legislazione penale e civile alla formazione di quel notabilato colto che erediterà le cariche di governo, i ruoli maggiori nell’amministrazione e nelle libere professioni. Nuova legislazione e accorpamenti territoriali segnano spesso soluzioni precarie, scatenano rivalità tutt’altro che placate all’indomani del plebiscito che sancirà definitivamente la vittoria di Vittorio Emanuele II.
Un tentativo di conciliazione delle parti fu svolta senz’altro dall’educazione e dal piano di riforma scolastico: l’istruzione doveva mirare a conciliare padroni vecchi e nuovi con i ceti subalterni, promuovere un interclassismo diffuso all’insegna del progresso e del miglioramento delle condizioni di ciascuno pur nel rispetto di tutte le barriere.
Particolare rilievo è dato alle figure intellettuali dell’epoca (Luzi, Fazioli, Pallotta …), molti di loro con passati mazziniani o persino radicali nella Repubblica romana, - con l’eccezione certa di Giacomo Ricci, vicino alle posizioni di Pio IX dopo il suo esilio a Gaeta – poi convertiti al moderatismo cavourriano e all’economia di mercato.

 

(Pietro Cavara)


 

Marco Severini (a cura di ), Le Marche e L'Unità d'Italia, Codex, 2010 [ * ]

 


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 29/10/2010 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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