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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
IL PIANETA SOYINKA
post pubblicato in Soyinka, Wole, il 14 giugno 2010

Per alcuni, Wole Soyinka è una biblioteca, una materia di studio a sè stante: i testi teatrali, narrativi, poetici, saggistici a suo nome si contano a decine, hanno conquistato un pubblico diffuso nei cinque continenti, e gli studi critici, le guide introduttive, le biografie e i dizionari bibliografici si contano ormai a centinaia; sono già nati festival, riviste e società di studi dedicati specificamente alla sua opera. 
Ma anche quando ci si limiti a leggere uno solo dei suoi libri, o delle interviste e articoli che spesso appaiono anche sulla nostra stampa, o ad ascoltare una delle letture o conferenze da lui spesso tenute anche a Roma, Kongi, o Il Professore, come più familiarmente viene chiamato lo scrittore, regista, intellettuale, attivista politico nigeriano, appare già come un mondo.
Un mondo complesso di idee e riferimenti interni, radicato nel suo contesto culturale, storico, biografico, che al lettore sarà utile conoscere per apprezzare e comprendere meglio la sua scrittura, e allo stesso tempo una voce universale, un pezzo importante della cultura globale contemporanea. Capire Soyinka significa capire meglio il mondo in cui viviamo. Nel momento in cui una nuova ondata di uscite editoriali rende più complessa la già vasta, ma ancora parziale bibliografia soyinkiana in traduzione italiana (la lacuna più evidente rimane nell'ambito della poesia e delle opere teatrali recenti; resta ancora intradotto, fra i testi autobiografici, anche un gioiello come Ibadan, relativo agli anni 1946-1965), speriamo che questa guida, delle cui voci offriamo una prima selezione, possa essere utile a nuovi e vecchi lettori, a insegnanti e studenti.  

Atlantico
Solcato dalle navi dei conquistatori e dei trafficanti di schiavi, oggi l'oceano unisce una vasta comunità culturale accomunata dall'incontro/scontro fra le radici africane e di altri continenti. Dalla religione alla musica, dalla politica alla letteratura, il sincretismo e l'intertestualità formano un fertile terreno di scambio che caratterizza l'opera di scrittori come Soyinka, Derek Walcott (Santa Lucia), o Wilson Harris (Guyana). Fra i riferimenti intertestuali comuni a questi autori vi è Omero (per Soyinka,. in parte attraverso la riscrittura di Joyce), come se lo spazio di quell'epica si fosse oggi trasferito dal Mediterraneo al Black Atlantic. 

Cambiamento
Parola centrale nell'intero percorso letterario e umano di Soyinka, è un tratto che lo lega alle espressioni più attuali della cultura postcoloniale (in opposizione prima di tutto a una concezione statica e uniforme dell'identità africana), ed è allo stesso tempo radicato nella tradizione yoruba, caratterizzata dalla capacità di trasformarsi, in relazione vitale con i mutamenti del contesto storico e con le altre culture con cui la storia la mette in contatto (si pensi alle culture popolari del Brasile e del Caraibi). Dalla cultura yoruba è attinta una visione del mondo fondata proprio sui principi del mutamento e della molteplicità.
Il cambiamento appare come tema già nei suoi primi testi teatrali e nella sua narrazione degli anni dell'infanzia, Akè, coniugandosi in una serie di concetti e metafore correlati: trasformazione, metamorfosi, transizione, rinnovamento, rigenerazione, e in immagini e figure archetipiche, come l'acqua, il petrolio, Ogun (il dio yoruba della creatività, del ferro e della strada), Proteo (il "Vecchio del mare" della mitologia mediterranea).
L'origine è probabilmente nell'esperienza della trasformazione politica e culturale, vissuta in modo complesso e tragico dalla società nigeriana e africana in generale, negli anni della lotta anticoloniale e del costituirsi dei nuovi stati. La trasformazione desiderata, la rottura di un sistema di dominio in cui l'imperialismo europeo si salda a più antiche forme di oppressione africana, appare incompleta sin da prima dell'indipendenza: in Danza della Foresta, l'immagine che "celebra" la nascita della nuova Nigeria è quella di un bambino nato a metà.
Se i suoi eroi e le sue storie - in particolare negli anni della guerra e del carcere - rappresentano la ricerca della strategia di trasformazione di una società disumana, la scrittura di Soyinka è in sè un atto comunicativo che trasforma la tradizione, dando nuove forme e significati al patrimonio di immagini e storie ereditato dalla cultura yoruba e da quella euro-mediterranea.

Creazione
Le cosmogonie yoruba, ebraiche e di altre tradizioni si sovrappongono, spesso accomunate dal motivo dell'acqua e della pioggia, e diventano un unico tessuto ideale di riferimento: si vedano ad esempio Mito e letteratura, Gli interpreti, L'uomo è morto. La creazione della vita è il principio ultimo che ispira l'eroe; come creazione umana o biologica, concreta o intellettuale, sociale o artistica, è l'ultimo, incomprimibile terreno di resistenza all'azione repressiva.

Libertà
La libertà è condizione della piena espressione delle potenzialità umane, e la dialettica fra libertà e potere (come riassunto da Kongi anche in un suo discorso lo scorso dicembre al Palazzo dei Congressi di Roma) è alla base della storia e della vita sociale.
La propensione al conflitto e alla ribellione è un tratto originale della sua personalità fin dagli anni formativi (vedi Akè e Ibadan). La cosa gli ha attirato addosso guai seri, in anni terribili per l'intera società nigeriana; ancora adesso Soyinka è impegnato nella battaglia per una società più giusta e più libera. In realtà, come alcuni dei suoi personaggi, Soyinka è diviso fra le opposte esigenze dell'aspirazione a una pace privata e delle responsabilità verso la propria comunità. 

Parola
Nella tradizione africana la parola conferisce un potere che confina con la magia, e chi ne è portatore svolge un ruolo importante per la comunità, spesso di critica sociale e di contestazione dell'ordine costituito; quello della parola è un potere tendenzialmente liberatorio, opposto a quello coercitivo della forza. I geniali giochi verbali e di immagini, nelle satire come nelle tragedie, nella poesia come nella prosa, sono una parte della magia della parola di uno dei grandi autori transculturali contemporanei. Come l'arte di un mago, a molti il linguaggio letterario di Soyinka è apparso ermetico, soprattutto nelle sue prime opere.
Parola e realtà, parola e storia interagiscono a più livelli. Come per Eliot, Joyce o Primo Levi, la poesia e il mito aiutano a resistere al caos e all'orrore contemporanei, ma non si tratta solo di una funzione difensiva: i protagonisti del Racconto di Kongi sovvertono la simbologia della cerimonia propagandistica voluta dal dittatore Kongi, Ofey in Stagione di anomia produce spettacoli che contengono "una dose nascosta di anarchia", mentre il Professore de La strada, cui non basta parodizzare la liturgia cristiana, si dedica a letali esperimenti con il linguaggio dei segnali stradali.
Più in generale, è lo stesso Soyinka ad attuare un processo metamorfico su un immaginario riconoscibile da un pubblico ampio: trasforma i simboli tradizionali per costruire un discorso nuovo e critico sul presente. Di uso sovversivo e iconoclasta dei linguaggi e dei media del potere Soyinka fu accusato per esempio in un processo per una trasmissione pirata dalla radio nigeriana, e nel caso del dramma Danza della Foresta, messo in scena durante le celebrazioni per l'indipendenza della Nigeria, in cui il partrimonio della mitologia yoruba e della tradizone occidentale sono interpretati liberamente, allo scopo di produrre un'arte catalizzatrice della volontà di cambiamento.

Storia
Spezzare il ciclo del male, il ciclo di violenza e oppressione che si riproduce senza apparente via d'uscita è l'obiettivo della ricerca di Soyinka. Se una visone scettica e disincantata della storia si avvicina al modernismo europeo, lo differenzia il coinvolgimento che, malgrado tutto, gli impedisce di sottrarsi all'impegno attivo per il cambiamento. L'esperienza storica, con le sue speranze deluse, induce al pessimismo verso le possibilità di una trasformazione in senso liberatorio; eppure Soyinka non smette di schierarsi in prima persona, e di fare della sua arte uno strumento di critica del potere e di ispirazione alla rivolta.

Viaggio
Altro tema archetipico centrale dell'opera di Soyinka, collegato a quello del cambiamento. Il viaggio, reale o metaforico, con le sue prove da superare, è un fattore di conoscenza e di trasformazione, ed è condizione permanenete dell'eroe soyinkiano: "Non sento mai di essere arrivato, anche se giungo / alla fine del viaggio" (A Shuttle in the crypt). Dalla sua quest, il viaggio di ricerca attraversa gli orrori della violenza etnica, Ofey in Stagione di anomia si attende una "nuova comprensione della stooria".

Vita
Alla radice della motivazione politica di Soyinka troviamo l'affermazione della vita in tutte le sue manifestazioni. Lottare contro l'oppressione politica o contro la guerra significa lottare contro forze che negano la vita umana. La vita coincide con il movimento, la trasformazione, la creatività, la libertà. La sua forza insopprimibile, alla lunga, resiste e rinasce malgrado ogni repressione e distruzione da parte del potere. Il suo contrario non è tanto la morte, quanto piuttosto la stasi, l'artificialità.



(Marco De Bernardo)

                                                                                                                       

 

 

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