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ZUGZWANG
post pubblicato in Bennett, Ronan, il 17 settembre 2009



Zugzwang, assicurano i sacri testi, è una parola tedesca che significa “obbligato a muovere”. Negli scacchi si riferisce alla situazione in cui un giocatore non può effettuare alcuna mossa valida senza subire danni irreparabili. Trattandosi di una situazione tipica dei finali di partita, quando il numero di pezzi sulla scacchiera si riduce, e con esso il numero di mosse possibili, è una condizione che normalmente prelude allo scacco matto. In una situazione simile viene a trovarsi, suo malgrado, lo psicanalista freudiano Otto Spethmann a San Pietroburgo, nel 1914, nell’imminenza di un torneo scacchistico di risonanza internazionale. La Russia prerivoluzionaria è agitata da complotti e trame oscure che coinvolgono le forze sovversive destinate alla vittoria, nazionalisti reazionari ed antisemiti fedeli al regime zarista, una polizia segreta onnipresente ed efficientissima. Un contesto in cui Spethmann rischia, come in uno zugzwang, di peggiorare la sua situazione qualsiasi cosa faccia, poichè tutti i personaggi che ruotano intorno alla sua quotidianità (gli amici, i pazienti, persino la giovane figlia) sembrano irreparabilmente invischiati. Ad un primo livello, il lettore si confronterà con un romanzo storico venato di trhiller, esteticamente al di sopra degli standard della narrativa di genere in cui è facile collocarlo. Più in profondità, il nordirlandese Ronan Bennett affronta i temi caratteristici della sua produzione, ossia come reagire in modo eticamente corretto alle ingiustizie, quanto sia opportuno lasciarsi coinvolgere, quanto la morale possa e debba influenzare l’azione politica.



(Valerio Rosa)






Ronan Bennett, Zugzwang, TEA, 2008 [ * ]





(apparso su l'"Avanti!" del 31 luglio 2009 [ * ])

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