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LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO, RIDETE
post pubblicato in Ovadia, Moni, il 9 febbraio 2009



"Quì Radio Erevan, la radio della Repubblica Socialista Sovietica dell'Armenia. I nostri ascoltatori ci domandano se è possibile costruire il socialismo in un solo Paese. Rispondiamo: Sì, cari compagni, è possibile costruire il socialismo in un solo paese, ma poi è meglio andare a vivere in un altro paese". Ed ancora: "In un'oceanica manifestazione del Partito, il vetustissimo Rabinovich, 95 anni, regge un grande cartello su cui troneggia una scritta: "Ringrazio il compagno Stalin per un'infanzia felice!" Uno del servizio d'ordine lo vede e lo apostrofa con durezza: "Cosa state facendo? Quando eravate bambino il compagno Stalin non era ancora nato!" Per questo lo ringrazio per la mia infanzia felice!". E via di questo passo. Volete ridere e irridere il comunismo senza sentirvi troppo berlusconiani? Non vi bastano le barzellette di Totti? Lo spettacolo di Moni Ovadia ispirato alle barzellette anti-sovietiche fa per voi.
Ovadia ha raccolto, portato sulla scena ed infine trascritto su libro (con dvd allegato, Einaudi) Lavoratori di tutto il mondo, ridete, un gustoso e doloroso repertorio di storielle, aneddoti, e barzellette, in gran parte di origine ebraica, che per molti cittadini che ebbero la sorte di nascere e vivere nell'ex URSS costituirono l'unica difesa, reazione o palliativo di fronte ai guasti e ai fallimenti del comunismo reale. Le goffe menzogne della propaganda di regime, i meccanismi di censura, la respressione del dissenso, i gulag, l'insofferenza diffusa nei confronti di Stalin e Breznev e ancora la diffusione di piaghe sociali come l'alcoolismo. Tutto passa sotto la lente dello sberleffo popolare, della presa in giro del potere da parte di chi non ha altra possibilità che buttarla, amaramente, sul ridere. Una lente per nulla deformante, che mostra e in alcuni casi spiega le storture e le atrocità del sistema sovietico, che riesce persino, nonostante Ovadia metta le mani avanti, a "fare storia" e a far riflettere sulle inquietanti analogie coi giorni nostri, con la deriva autoritaria della Russia putiniana e la democrazia da operetta di casa nostra. Valga ad esempio un altro finto annuncio della Radio armena: "I nostri ascoltatori ci domandano che cos'è uno scambio di opinioni da noi in Unione Sovietica e noi rispondiamo: cari compagni, in Unione Sovietica uno scambio di opinioni è quando entri nell'ufficio del tuo capo con un'opinione tua ed esci con la sua".



(Valerio Rosa)




Moni Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo, ridete, Einaudi, 2007 [ * ]





(apparso su "Il Riformista" del 2 ottobre 2008)


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 9/2/2009 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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