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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
CHIARA DI ASSISI
post pubblicato in Maraini, Dacia, il 15 novembre 2014
  

Quando leggiamo un libro lo facciamo portandoci dietro le esperienze e gli interessi maturati nella nostra vita. A me interessa il convento come luogo di collegialità e di pensieri celati, luogo di obbedienza ma anche di profonda e arcana libertà. Ho un’amica che ha fatto la scelta della clausura e molte persone che la conoscono, me compresa, hanno fatto molta fatica a capire perché lei abbia voluto chiudersi dietro una grata…(pare, oggi più che mai, “un atto di crudeltà verso se stessi”). Tuttavia serve sempre mettersi nei panni degli altri e manca nella società contemporanea un’educazione al confronto fra idee diverse, così come manca il rispetto di culture diverse. Dacia Maraini in questo libro ha costruito un apprezzabile confronto fra una prospettiva laica e una profondamente religiosa, mettendole a confronto. Per farlo ha escogitato uno scambio epistolare fra lei e Chiara Mandalà, una studentessa siciliana che le chiede un aiuto “per vedere meglio in se stessa attraverso un insolito percorso”. La ragazza desidera che la scrittrice l’accompagni attraverso la conoscenza della vita e della personalità di Chiara di Assisi, della quale porta il nome, poiché è nata lo stesso giorno in cui si festeggia la Santa, l’11 agosto, anniversario della morte: “Vorrei” chiede “ che Lei scrivesse qualcosa sulla Chiara di quell’epoca per farmi capire qualcosa della Chiara di oggi”. L’autrice all’inizio rifiuta, non le interessano problemi inerenti alla mistica medioevale ma in seguito non può fare a meno di farsi coinvolgere. La ragazza, pur confessando le proprie insicurezze, mostra una notevole capacità di autoanalisi, non comune alla sua età, e un temperamento fermo, tale da indurre la “laica” interlocutrice, ad interessarsi al Medio Evo, un periodo storico cui, fino allora, non aveva prestato particolare attenzione (“un’epoca lontanissima, eppure più vicina di quanto non crediamo”) per poi concentrarsi proprio sulla figura della Santa, leggendo diversi volumi su di lei ed approfondendo tematiche connesse. Dunque Chiara di oggi, con un linguaggio coinvolgente, quasi parlato, tipico dello stile epistolare, chiede all’autrice d’interessarsi di Chiara di Assisi, nata nel lontano 1193. Dacia Maraini scopre che a questa donna straordinaria, intelligente e volitiva, la parola è stata negata, e decide di darle voce. La Storia, declinata al maschile, ci mostra la figura della Santa per lo più all’ombra del concittadino San Francesco: “Pianticella del santo padre nostro Francesco”, così viene chiamata dalla letteratura religiosa. Addirittura qualcuno ne ha perfino messo in dubbio, per screditarla, la reale esistenza. La descrizione che la Maraini fa di Chiara d’Assisi è sempre affettuosa, sempre vicina, ma non manca mai l’urgenza di analizzare e teorizzare, interpretando la sua storia e i documenti consultati con criteri sociologici e psicologici, filosofici e politici. E’ un libro che ha il fascino del romanzo ed è anche ricco di riferimenti storici, religiosi e culturali, di citazioni di testi dell'epoca e testimonianze delle consorelle di Chiara utilizzate durante il processo di canonizzazione. Non lo classificherei come biografia e nemmeno come romanzo storico, perché dal punto di vista dell’ambientazione non è esaustivo e l’interesse prioritario non è certamente l’analisi socio-storica del Medioevo. La figura di Chiara viene comunque contestualizzata: “…mi pare pericoloso giudicare Chiara con gli occhi di oggi. Se vogliamo avvicinarla, dobbiamo capire gli enormi ostacoli che si è trovata davanti e che ha potuto superare grazie alla fedeltà granitica ai suoi principi, senza tuttavia mai cedere alla protervia, al rancore, al fanatismo. Fedeltà, mi permetto di aggiungere, che ci emoziona ancora, in un’epoca, come l’attuale, che oscilla tra intransigenza ottusa, specie in campo religioso, e grigio, quanto vacuo, relativismo…”.
La giovane disobbediente avrebbe voluto andare in mezzo alle persone comuni, soccorrere i poveri, alla stregua di Francesco e dei suoi discepoli. Era contraria alla clausura poiché toglieva “alle suore la libertà di muoversi in cerca di cibo, elemosina o lavoro per sostenersi”. Purtroppo ciò era inimmaginabile a quei tempi e dovette rinunciare ma, nonostante ciò, riuscì a realizzare il suo progetto che aveva come obiettivo una totale ed intoccabile libertà interiore. Chiara, irresistibilmente attratta da quell’altissimo ideale, si ritirò dal mondo per intraprendere, con una coerenza che non venne mai meno, un’esistenza claustrale all’insegna della povertà assoluta e della libertà di “non possedere”. “Et lo Privilegio [sic!] de la povertà lo quale era stato concesso, lo honorò con molta reverentia, et guardavalo bene et con diligentia, temendo de non lo perdere”, questo ci tramandano gli scritti che parlano di lei nel processo di canonizzazione. Chiara parla dunque del Privilegio della Povertà che porta come conseguenza “la meravigliosa, terribile libertà di essere nudi al mondo”, essendo il possesso sempre collegato al controllo economico, politico, sociale, psicologico e religioso. Padrona di sé, autonoma nell’elaborazione di un pensiero proprio, rivendicatrice di una libertà, se non sociale (impossibile, come detto, all’epoca), perlomeno psicologica e mentale, coniuga un’adesione formale, pur necessaria, alle regole disposte dall’ Istituzione Chiesa con una prassi di libertà. “La tradizione richiedeva separazione e gerarchia tra la figura del padre, della madre, del figlio o della figlia. Mentre la rivoluzionaria libertà proposta da Chiara faceva saltare tutte le differenze e nella grande franchigia ogni padre poteva essere anche madre, ogni figlio sposo, ogni figlia sorella e madre”. Chiara si negava ogni possesso, anche il più piccolo. Secondo lei l’amore per la povertà non dà diritto al possesso così come l’amore non dà diritto al possesso dell’altro. “Si tratta di verità talmente rivoluzionarie che potrebbero funzionare anche oggi, come stimolo a bandire ogni forma di proprietà meccanica e irrispettosa, carnale e amorosa. Un’idea che potrebbe guarire i mali di questi tempi caratterizzati da nevrosi del possesso e del consumo”.
In breve i fatti più interesssanti che riguardano la biografia della Santa sono questi: Chiara Scifi nasce ad Assisi nel 1193 circa; è’bella, nobile e destinata a un ottimo matrimonio; ha un corpo minuto e aggraziato che nasconde una volontà d’acciaio. Nel 1211, diciottenne, lascia la casa in cui è cresciuta per raggiungere il vicino Convento di S. Maria degli Angeli, detto la Porziuncola. Fonda l’ordine delle Clarisse e, come madre badessa sarà un po’ speciale: “faceva sempre due tre tentativi per far ragionare la peccatrice, prima di assegnare il castigo. Non voleva un luogo marcato solamente da regole, doveri e privazioni, bensì una comunità solidale e affettuosa, capace di aiutarsi nei momenti difficili, più famiglia che collegio, più focolare che convitto”. La Regola da lei proposta con grande determinazione, viene approvata da Papa Innocenzo IV due giorni prima della sua morte (11 agosto 1253) per essere poi sostituita, dopo breve tempo, da una Nuova Regola, valida per tutti i conventi, che mandava all’aria la pretesa di assoluta povertà richiesta dalla Santa.
Un’affezione di cui si sa poco, forse una grave forma di artrite reumatoide, la costringe ad un’immobilità quasi totale per circa trent’anni, senza peraltro scalfire la sua preziosa influenza, sia presso le consorelle, sia nel mondo esterno.
L’autrice ci coinvolge nelle sue riflessioni sul valore della Malattia, sul Corpo, sulla Morte, sulla Paternità e su altro ancora.
Sentiamo sempre, leggendo questo libro, l’ammirazione e lo stupore nei confronti della ragazza che si accende del fuoco della chiamata, per la donna che in seguito, nella solitudine di un'esistenza quasi carceraria, abbraccia la povertà e la libertà di non possedere, per la persona inquieta che non crede nei fatti ma solo nei sentimenti indecifrabili e nelle visioni straordinarie, per la santa dal corpo tormentato ma felice.
Mi sono chiesta come mai la Maraini si senta così vicina alla protagonista del suo libro, pur essendo da lei così lontana. La risposta si può forse trovare se si pensa che le due donne hanno in comune la volontà e il coraggio di esprimere le proprie inquietudini e le proprie idee. Ieri come oggi, in un mondo dominato dalle leggi degli uomini.



(Luciana Raggi)








Dacia Maraini, Chiara di Assisi, Rizzoli, 2014 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 15/11/2014 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CHIARA DI ASSISI
post pubblicato in Maraini, Dacia, il 11 ottobre 2014
  

Voglio scrivere poche parole di commento a questo libro, scritto da una magica scrittrice, della quale non mi stanco di elogiare “Bagheria”, e che purtroppo non conosco a fondo, ma che stimo ed apprezzo molto.
Questo libro è un’opera molto particolare, a metà tra il saggio storico e un libro sul misticismo nei conventi. E’ una particolarissima storia di Santa Chiara di Assisi e della sua esperienza monastica; ma raccontata in una forma originalissima, prima sotto forma di epistolario, poi come un diario. La forma epistolare ritorna in fondo al libro.
La storia inizia con la lettera di una lettrice, che scrive ad una scrittrice, adducendo una crisi di identità dovuta al suo nome, che sua madre, molto religiosa, volle darle dato che era nata l’11 agosto, giorno di Santa Chiara. La scrittrice si mostra sorpresa, e chiede alla lettrice cosa vuole...
Com’è mio solito, non intendo raccontare il libro, che ho apprezzato molto per tante ragioni. Ho amato molte opere della Maraini: Bagherìa, La lunga vita di Marianna Ucria, Isolina, Un clandestino a bordo, Voci, E tu chi eri?...per citarne solo alcune: altre mi sono altrettanto care. In tutti i libri che ho letto (al di là delle polemiche che circondarono l’esordio della scrittrice), ho trovato un’immensa sensibilità umana, che la Maraini trasferisce sia nei personaggi, sia nelle descrizioni dei luoghi. Ma – proprio dato il carattere dei suoi libri – non mi aspettavo che potesse affrontare il tema della religiosità e della regola monastica promossa da Santa Chiara in un modo così brillante.
Non sono preparato adeguatamente a poter recensire un’opera come questa. Voglio solo darne l’opinione come lettore. L’opera si distacca radicalmente dalle sue precedenti, ma – anche nell’affrontare un tema che non penso sia stato centrale nella sua vita e nella sua letteratura – la Maraini si è dimostrata all’altezza del compito che si è prefisso, e che ha voluto attribuire alla curiosità della lettrice con cui scambia missive. 
La bibliografia riportata – imponente e di difficile reperimento – consta di ben 35 opere; quelle alle quali la Maraini ha attinto di più sono: le testimonianze per il processo di canonizzazione della Santa, in un libro di padre Giovanni Boccali edito dalla Porziuncola, e un’opera della clarissa Chiara Giovanna Cremaschi intitolata “Chiara d’Assisi. Un silenzio che grida".
Siamo nel 1250 circa. Il libro approfondisce, con considerazioni originali della Maraini stessa, la regola monastica delle suore dell’ordine di San Damiano, ordine fondato da Santa Chiara. E ne fa un'analisi abbastanza dettagliata, riportando il lettore alle condizioni di vita che c’erano in quel secolo. E’ in forma di diario, a parte inizio e fine, e riporta le tappe le quali, facendosi continue domande sulla Santa e sulla sua “disobbedienza” (molto simile a quella di San Francesco), la scrittrice vuole percorrere nel descrivere razionalmente una vita decisamente fuori dai canoni del tempo, che procede – attraverso la regola monastica – in assoluta povertà. Il Papa di allora, alla quale la Santa sottopose la regola (nessuna proprietà di alcun genere), impiegò cinque mesi ad accontentare la richiesta, che giunse, assieme al Papa stesso, due giorni prima che la Santa, ammalata e immobilizzata, morisse.
Mi sembra di aver detto un po’ troppo. Ma voglio aggiungere che – proprio dalle considerazioni, tipiche di chi scrive un diario, frutto di una ricerca – emerge un bellissimo ritratto di questa donna, che – come Francesco – abbandona una vita relativamente agiata per vivere in povertà. E la Maraini sconfina nel filosofico quando, analizzando il senso di questa regola, fa capire al lettore le ragioni “libertarie” di questo netto rifiuto della proprietà.
Il libro è molto scorrevole nella lettura. Ma richiede una discreta attenzione per cogliere tutte le sfumature che una scrittrice come la Maraini è riuscita a trasferire nel contesto storico in cui Santa Chiara è vissuta. Può soddisfare sia i religiosi che i laici a mio avviso: è un approccio molto razionale alla vita mistica della santa.



(Lavinio Ricciardi)







Dacia Maraini, Chiara di Assisi, Rizzoli, 2014 [ * ]   


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AMOROSI ASSASSINI
post pubblicato in Maraini, Dacia, il 7 novembre 2008



Mercoledì 15 ottobre è stato presentato a Villa Leopardi "Amorosi assassini. Storie di violenze sulle donne", scritto a più mani dal collettivo "Controparola". Era presente una delle autrici, Paola Gaglianone. Valerio, che ha presentato il libro, ha poi intervistato sul Riformista un'altra delle coautrici, Dacia Maraini.


Si intitola "Amorosi assassini. Storie di violenze sulle donne", ed è firmato da tredici giornaliste, scrittrici e saggiste del gruppo 
Controparola. Tra di loro Dacia Maraini, Paola Gaglianone, Lia Levi.
Quello della violenza contro le donne non è certo un fenomeno marginale. Le cifre, secondo l'indagine ISTAT presentata il 21 febbraio 2007, sono da mattanza, da vero e proprio "ginocidio": ogni anno un milione e 150 mila donne vengono maltrattate, picchiate, stuprate e uccise, a fronte di poche migliaia di denunce. Le violenze avvengono in contesti poveri e degradati ma anche in ambienti borghesi "insospettabili". E a differenza di quanto sostiene la pubblicistica reazionaria, per lo più si consumano tra le pareti domestiche, per mano di padri, fratelli, mariti, amanti, ex fidanzati.
Di tutto questo ci parla Dacia Maraini, che in "Amorosi assassini" dedica pagine durissime al celebre caso dell'ex frate francescano Fedele Bisceglia, accusato di violenze sessuali ai danni di una suora, che si trova attualmente sotto processo. 
V.R.: "Le dimensioni del fenomeno sono impressionanti. Come spiegarle ?"
D.M.: "L'ONU considera lo stupro un'azione di guerra. Ecco, credo che alcuni uomini vivano il rapporto con l'altro sesso come una guerra, forse senza nemmeno rendersene conto, e vogliono punire le donne per il solo fatto di esistere. Non accettano di perdere i privilegi di cui hanno sempre goduto e sentono di dover manifestare la loro mascolinità con la superiorità fisica. Rispetto al passato, oggi le donne sono protette dalle leggi. E la loro reazione è un'offensiva contro le donne."
V.R.: "Che peso ha, in tutto questo, il fattore religioso?"
D.M.: "Indubbiamente la tradizione cattolica ci ha messo del suo: chi prende alla lettera la Bibbia ritiene che la donna abbia tentato l'uomo offrendogli la mela della conoscenza, e questa è una condanna dell'essere femminile. Questo discorso non riguarda Gesù Cristo, che è sempre stato molto favorevole alle donne, ma la Chiesa patristica: San Paolo nelle sue lettere ha chiaramente negato ogni diritto alle donne. Non tanto le religioni, quanto le chiese istituzionali mettono le donne in condizione di inferiorità".    
V.R.: "Lei si è occupata in particolare della vicenda di padre Fedele Bisceglia, mostrando di ritenerlo colpevole e considerando attendibili le testimonianze contro di lui".
D.M.: "Una sentenza definitiva non c'è ancora, però mi hanno colpito le intercettazioni telefoniche, impressionanti per la loro assoluta volgarità, per la considerazione che ha delle donne un uomo convinto di poterne fare ciò che vuole".
V.R.: "Nel 2004 il parlamento spagnolo ha approvato all'unanimità la prima legge europea contro la violenza di genere. Non crede che provvedimenti di questo tipo introducano misure discriminatorie?".
D.M.: "Punire la violenza di genere con pene più severe è una necessità giustificata dalle statistiche. Se non ci fosse un tale accanimento contro le donne, non avrebbe senso parlarne. Basta farsi un giro nelle carceri per constatare che la proporzione tra detenuti e detenute è di duecento a uno. Per questo auspico che una legge simile venga applicata anche in Italia".
V.R.: "Eppure la cronaca nera più recente mostra episodi di violenza "al femminile", come l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, per il quale è stata rinviata a giudizio anche una donna".
D.M.: "D'accordo, ma questi casi fanno rumore proprio perchè sono rari, altrimenti non se ne parlerebbe con tanto clamore. Lo dicono i fatti: la violenza è maschile".



(Dacia Maraini, Valerio Rosa)






Marina Addis Saba, Cristiana di San Marzano, Elena Doni, Paola Gaglianone, Claudia Galimberti, Elena Gianini Belotti, Lia Levi, Dacia Maraini, Maria Serena Palieri, Francesca Sancin, Mirella Serri, Simona Tagliaventi, Chiara Valentini, "Amorosi assassini", Laterza, 2008 [ * ]






(apparso su "Il Riformista" del 29 ottobre 2008)


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 7/11/2008 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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