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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LA LUNGA ATTESA DELL'ANGELO
post pubblicato in Mazzucco, Melania, il 30 giugno 2009



Una recensione sul sito [ * ] – che riporto integralmente – è  sostanzialmente negativa. Dice: “L'autrice dimostra grande padronanza della lingua italiana, della parola, del periodo: stile personale, con una prosa appesantita da molte, troppe domande retoriche. Accurata la ricerca delle fonti; ma era poi il Tintoretto un personaggio così oscuro? Sorge la curiosità di andare a scartabellare in biblioteca per verificare se era davvero un così cattivo marito e cattivo padre! Romanzo interessante ma pesante da leggere. (Renata Pozzi)”
Debbo dire, ad onor del vero, che l’unica cosa che mi trova in accordo con la signora Pozzi è che il libro è un po’ pesante da leggere… Non condivido affatto il giudizio su Tintoretto padre, e mi  piacerebbe – a giudicare dai figli – che molti padri e madri del 2009 somigliassero al grande Jacomo.
Voglio anche qui esprimere il mio giudizio di massima. Ammetto, prima ancora di esprimermi, che il modo di scrivere della Mazzucco, di cui non conosco ispirazione e fonti, per quanto riguarda questo romanzo, è stato appassionante, e mi ha fatto sentire assai poco la “pesantezza” - per me tradottasi in una minor velocità di lettura – di cui sopra.
Il romanzo non mi è sembrato neppure tale. La scrittura della Mazzucco mi ha fatto fortemente immedesimare nel grande pittore veneziano, che – opino dal libro – deve rientrare tra i suoi pittori preferiti. E leggendo, fin dal principio, dall’exitus iniziale, ho pensato come se davvero fosse Jacomo (come lo chiama la figlia Marietta) a parlare, per bocca della Mazzucco. E con questa immagine ho proseguito nella lettura riuscendo pazientemente ad arrivare alla fine in circa un mese e mezzo.
Belle sono molte descrizioni dell’ambiente veneziano. A cominciare dall’origine del suo nome, come discendente di un padre che faceva – di mestiere – il tintore. E anche le descrizioni del suo studio, della sua casa, di come dosava i colori e come insegnava queste tecniche ai figli. Trovo davvero interessante proprio questo calarsi dell’autrice nei panni del protagonista e della società in cui viveva.
Bello anche il modo in cui, dato che i ricordi affiorano alla mente di Jacomo in modo confuso, l’autrice immagina che questi pensieri vengano fuori nel delirio della sua malattia, quella che lo porta alla fine.
La cosa che mi ha colpito di più – positivamente – è stata proprio la descrizione dei figli e della loro educazione. E il dolore delle loro perdite, compresa quella del nipotino Jacometto, figlio di Marietta. E lo strazio del padre per la morte di Marietta, che domina molto del libro. Non so se la Mazzucco abbia usato fonti storiche valide, o testimonianze di scrittori dell’epoca che Tintoretto personaggio cita ampiamente, parlando dell’avvio del figlio Dominico alle lettere. In Dominico, Jacomo intravede la continuità della sua opera, visto che il figlio, inizialmente trascurato per la preferenza di Marietta, figlia illegittima ma molto amata dal padre, poi ne continua l’opera come molti degli altri.
A parte ogni mio personalismo, trovo il libro della Mazzucco molto valido, tanto che lo regalerò ad una persona che certo – di Tintoretto – sa molto più di me, dato che insegna storia dell’arte in una Università del Sud Italia, e le chiederò un giudizio, che potrò avere ai primi di settembre, se va bene.


(Lavinio Ricciardi)






Melania Mazzucco, La lunga attesa dell'angelo, Rizzoli, 2008 [ * ]


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LA LUNGA ATTESA DELL'ANGELO
post pubblicato in Mazzucco, Melania, il 25 giugno 2009



L'autrice dimostra grande padronanza della lingua italiana, della parola, del periodo: stile personale, con una prosa appesantita da molte, troppe domande retoriche. Accurata la ricerca delle fonti; ma era poi il Tintoretto un personaggio così oscuro? Sorge la curiosità di andare a scartabellare in biblioteca per verificare se era davvero un così cattivo marito e cattivo padre! Romanzo interessante ma pesante da leggere.


(Renata Pozzi)



Melania Mazzucco, La lunga attesa dell'angelo, Rizzoli, 2008 [ * ]


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UN GIORNO PERFETTO
post pubblicato in Mazzucco, Melania, il 11 settembre 2008



In occasione dell'uscita del film "Un giorno perfetto", tratto dal romanzo di Melania Mazzucco, è parso opportuno riportare l'analisi che Luciana fece del libro in occasione della sua partecipazione al Premio.


Melania Mazzucco con il suo ultimo libro “Un giorno perfetto” ci ha sorpreso ancora una volta. Cambiano, come era avvenuto in passato rispetto ad ognuno dei libri precedenti della stessa autrice, le situazioni, i personaggi e l’ambientazione.
“Un giorno perfetto” parla della realtà contemporanea, di modelli di comportamento che nell’ambiente specifico descritto sono possibili e plausibili, fatta eccezione per qualche esagerazione. La città dove si svolgono i fatti è proprio Roma, con i suoi colori e odori, i suoi rumori, le sue opere d’arte, le periferie. Una città ritratta con affetto ma senza gentili concessioni. Il tempo della storia è limitato alle ventiquattro ore di un giorno preciso, il quattro maggio.
A ogni ora corrisponde un capitolo, di lunghezza variabile, da un minimo di quattro ad un massimo di trenta pagine. Con linearità cronologica, quindi, sono narrati eventi significativi per l’autrice che riguardano per ogni ora uno o più personaggi le cui vite intrecciandosi o sfiorandosi si definiscono sempre meglio, producendo suspance e creando ambiguità d’interpretazione attraverso i diversi punti di vista espressi. In alcuni capitoli, per effetto della coincidenza fra il tempo occupato dalla storia e il tempo impiegato per raccontare, sembra di assistere direttamente allo svolgersi degli eventi come avviene in uno spettacolo teatrale. Anche quando il racconto è lento non ci si annoia mai, grazie allo stile usato e al linguaggio moderno che trascina ed emoziona.
Quello che non cambia mai nei libri della Mazzucco è la bella scrittura, chiara e coinvolgente, che s’avvale di descrizioni dettagliate per farci “vedere” e “sentire”, per darci l’illusione di “toccare” le cose, di “esserci” e provare le emozioni dei protagonisti. La costruzione sapiente del racconto e un intreccio complesso fra le storie e i personaggi rendono il libro particolarmente interessante. I personaggi sono inseriti in un sistema organicamente strutturato, legati da simmetrie e correlazioni più o meno palesi. I protagonisti, e non solo quelli principali, prendono vita e consistenza reale oltre che per le proprie caratteristiche peculiari, ben evidenziate attraverso i dialoghi e le descrizioni dell’aspetto fisico e dei comportamenti, anche per le connessioni, i contrasti e le antitesi fra loro. Sono tutti insoddisfatti e in difficoltà. Si tratta di realtà umane differenti e vere, dove vizi e virtù si assomigliano ma variano per dosaggi eccessivi o troppo scarsi, dove situazioni diverse ma parallele, condizionano pesantemente comportamenti e pensieri. Di mano in mano che si procede nella lettura cresce la curiosità e il coinvolgimento: piano piano si costruiscono le premesse al dramma finale e il lettore viene lentamente preparato alla conclusione tragica. La storia è crudele e commovente.

Segue la descrizione dei personaggi e il loro confronto, a coppie, per evidenziare analogie e differenze, riconducibili a codici socio–culturali diversi e coesistenti nella realtà contemporanea.

I PROTAGONISTI:

Famiglia

Maschio/ marito

Donna / moglie

Figlio

Figlia

BUONOCORE

Antonio

Emma

Kevin

(bambino)

Valentina

(adolescente)

FIORAVANTI

Elio

Maja

Zero

(adolescente)

Camilla

(bambina)

ANTONIO BUONOCORE
Agente scelto di Pubblica Sicurezza, caposcorta dell’onorevole Fioravanti. Nel suo lavoro è bravo, volenteroso, sollecito, discreto ed affidabile. Ha spalle larghe, collo taurino, braccia solide, capelli rasati quasi a zero.
La moglie l’ha lasciato e ha portato con sé i due figli. Dopo la separazione è rimasto solo, con i ricordi pieni di lei, ossessionato dal desiderio di ritornare con lei, nervoso e arrabbiato.
Per rabbia riduce in coriandoli il nastro magnetico, perché ”vorrebbe distruggere le loro vacanze, il loro passato, il loro destino. Pensa a Emma e dice fra sé e sé : 'Maledetta zoccola spergiura', ma non accetta che lei non lo voglia più. Ha nostalgia di lei, ne sente la mancanza in modo esagerato, maniacale, vorrebbe liberarsi di lei e del suo ricordo, invece non fa altro che desiderarla". “Io la conosco, la capisco, la perdono” (pag. 38)…“lei può ancora salvarsi, salvarci, salvarmi”. Vorrebbe ”essere l’accappatoio per indossarla, essere il letto per accoglierla, l’autobus che la trasporta, il sole che la tocca.” Vorrebbe sentire “la sua voce, densa e calda con una velatura roca…”. Era geloso e il suo amore per Emma era ed è fanatico, asfissiante, possessivo. Alla fine l’odio e l’amore per lei si mischiano e determinano scelte drammatiche.
Lei l’aveva trovato bello nella sua divisa blu, ma poi si era accorta che era permaloso e attaccabrighe. A volte era stato con lei premuroso e appassionato, altre volte violento e aggressivo.
Quando Antonio viveva con Emma era scontento, diceva che entrare a casa era come entrare in frigorifero. Ora che non può più stare con lei pensa che quei giorni erano bellissimi.
Valentina, la figlia, l’ha idealizzato, lo crede un “giusto”, uno che combatte contro la criminalità.

EMMA
Ha quaranta anni, veste in modo appariscente. E’ desiderabile e desiderata, sensuale (tette traboccanti, natiche sode…). E’ una persona spontanea e autentica; fiera e semplice come la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio.
Lavora in un call-center e come infermiera. E’ stressata, non ne può più, vorrebbe annientarsi, volare via, eppure fa tutto ciò che deve e si mostra sempre sorridente.
Per lei la vita è ”una collana sconnessa di momenti che non significano niente”. Si sente in trappola nella casa della madre, troppo stretta, in quella stanza troppo stretta, in una vita troppo stretta…. ma ha imparato a galleggiare senza lamentarsi e senza chiedere aiuto a nessuno, perché ”la vita è una cloaca e nessuno ti aiuterà se non ti aiuti tu.”
”Ripigliatelo, è tuo dovere di madre” le dice Olimpia, sua madre. Emma non vuole, sente che non ha il diritto né il desiderio di perdonare Antonio. E’ stata vittima della sua rabbia e della sua aggressività, quattro volte è andata in ospedale a causa dei suoi maltrattamenti.

KEVIN
Ha sette anni, porta gli occhiali, ha un nome che è “cafonissimo”. Maja lo trova goffo e sgraziato.
A Camilla invece piace. E’ capro espiatorio, vittima di dispetti e scherzi crudeli da parte dei compagni. È pauroso, fa pipì addosso e teme di perdere la madre.
Antonio sa che il bambino è la cosa più importante per Emma “la sua vita, la sua speranza”.
E’ stato “fabbricato” per salvare il matrimonio che era già in crisi. Viene considerato dal padre come sua proprietà e alla fine viene “sacrificato”, usato per punire Emma.

VALENTINA
Ha quattordici anni, un’età difficile, di grandi cambiamenti. Si sente un’emarginata.
E’ “troppo magra, troppo alta“, ”troppo normale, troppo suora”. ”I maschi non se la filavano, non aveva mai baciato un ragazzo.” E’ seria, saggia, ostile ma ubbidiente. Non c’è colloquio fra lei e la madre, anzi si vergogna dei lavori umili di Emma, considera sbagliato tutto quello che fa e litiga con lei per ogni motivo. E’ gelosa del fratello. Ha idealizzato il padre. Lo teme ma lo giustifica.
Non dà importanza all’andamento scolastico e pensa che la madre invece si interessi solo a quello...

ELIO FIORAVANTI
Cinquantuno anni, laureato in giurisprudenza, onorevole. E’ un opportunista, sempre alla ricerca di consensi per ottenere successo e notorietà, per salire nella carriera (è soprannominato “ascensore”).
Dorme poco (per non perdere tempo, per non perdere eventuali occasioni). Il suo sonno è inquieto, pieno di incubi, teme di perdere il potere, che equivarrebbe a perdere ricchezza, feste, amici e forse anche Maja (non è affatto sicuro dell’amore della moglie). Pensa che la vita sia una concatenazione di eventi banali e casuali e perfino privi di senso, le cui conseguenze sono imprevedibili, a volte sproporzionate.
“Raccontava le menzogne con una tale convinzione che alla fine si era persuaso che fossero preferibili alla verità.”
E’ un calcolatore “ uno che metteva il prezzemolo in tutti i campi potenzialmente fertili”.
E’ un “leone da foro”, “a Elio le parole sgorgavano sulle labbra come l’acqua dalle fontanelle di Roma, in continuazione, gratis, sempre. L’ onorevole non era capace di ascoltare gli altri, perché si occupava solo di se stesso”. E’ così preso dalle sue preoccupazioni che non si accorge della situazione particolare in cui si trova l’agente che gli vive praticamente sempre accanto, è talmente cieco da pensare che Antonio sia “un bravo uomo, solido come una roccia”.
E’ solo, anche se è sempre circondato da gente. Con Aris, il figlio avuto dal precedente matrimonio, ha un pessimo rapporto e anche con Maja e Camilla non va per niente bene”. "Si era levato fra lui e le sue donne un muro di incomprensione e rancore, sfiducia e indifferenza.. e non sapeva come rimediare.”

MAJA
Trenta anni, raffinata, graziosa, minuta, fragile.
Come accade spesso alle donne di oggi, si sente sempre in colpa”, quando stava con Camilla perché trascurava la carriera, quando lavorava, perché trascurava Camilla.”
E’ molto “costruita”, deve mantenere una certa immagine (“Si ricordò di appiccicarsi un sorriso in faccia"). Kevin la vede come un personaggio di una soap opera.
E’ una madre affettuosa ed è orgogliosa della grazia della figlia, della sua sensibilità. Cerca di autoconvincersi che è felice, in realtà è insoddisfatta soprattutto del rapporto col marito: non si sente al centro dei suoi interessi e delle sue attenzioni, non si sente compresa. Non gode a letto. Il suo compito è ascoltarlo senza aspettarsi di essere ascoltata.

ZERO
Ha ventitre anni, è, suo malgrado, il primogenito dell’onorevole Fioravanti. Il suo vero nome è Aris, ma si fa chiamare così perché non vuole avere niente per non essere borghese ed essere libero da compromessi. Ha dentro di sé una rabbia e una malinconia infinita. E’ coraggioso, utopista, intransigente, ”se solo restasse così com’è, se il tempo non lo rendesse un individuo arido meschino e deluso come tutti gli altri!” Porta i capelli viola, con le trecce spinose, l’anello al naso. Vuole dare un senso alla sua vita e per non sentirsi inutile e sprecato mette bombe …, vuole a tutti i costi “essere qualcuno nella squallida opacità del mondo”. Ha scelto ”di essere padrone di niente e servo di nessuno”, crede in un mondo dove non ci saranno né oppressi né oppressori, perciò vuole dedicarsi “alla lotta di classe, al sabotaggio, al danneggiamento della proprietà e alla disobbedienza civile.” E’ idealista, dinamico, energico.

CAMILLA
Bambina sensibile, innocente. Ha paura del buio. E’ delicata e soffre di asma.
Difende i topi, amati da Madre Teresa, perché ogni animale ha diritto di essere protetto.
Le piace Kevin, anche se è bruttino, grassottello, un po’ sgraziato. Il quattro maggio è il giorno del suo compleanno e lei programma il suo “matrimonio" con Kevin. E’ la più piccola ma è l’unica che capisce il pericolo reale. Dimostra di aver compreso la personalità di Antonio più lei del padre che vive con lui a stretto contatto, infatti chiede se è possibile che uno sia contemporaneamente “bravo e cattivo”.

RAPPORTI FRA I PERSONAGGI:

Antonio / Emma -  Una ex-coppia. Il loro matrimonio era durato dodici anni, poi ….“si era trasformato in un processo e poi in una continua pena inflitta, da Antonio a Emma, e da Emma a Antonio- ognuno escogitando, forse senza saperlo, il modo più raffinato e doloroso di torturare l’altro.” Durante la loro vita insieme erano stati numerosi i litigi, gli insulti, le umiliazioni per Emma; per questo lei se ne era andata con i figli. Antonio non l’aveva accettato e “il tempo, invece di cicatrizzare la ferita, la mandava in cancrena” . Lui vorrebbe rimettere a posto le cose ma Emma non vuole, non sa più che farsene di quell’amore possessivo e asfissiante. Ognuno pensa di essere stato impedito dall’altro nel diventare ciò che voleva (lui nella sua carriera, lei cantante).

Emma / Kevin -
  Madre e figlio sono molto uniti, hanno fra loro anche un buon rapporto fisico (lei gli mordicchia l’orecchio, lo tiene in braccio). Il bambino riesce a razionalizzare il proprio desiderio di rimanere piccolo per non doversi staccare dalla madre. Dice di non voler mangiare per non crescere e non vuole crescere perché collega questa idea al distacco, a quello peggiore e drammatico determinato dalla morte: ”Non voglio crescere perché non voglio che tu muori”. La mamma è per lui l’unica persona che lo capisce e lo difende sempre.

Emma / Valentina -  Un rapporto conflittuale. La mamma è espansiva, turbolenta, vivace, impulsiva, incauta. Valentina non la sopporta e, quasi volesse bilanciare la situazione, è riservata, silenziosa, riflessiva, seria, saggia e prudente.

EMMA / VALENTINA:
Espansiva / Riservata
Vivace / Silenziosa
Sorridente / Severa
Impulsiva / Riflessiva
Incauta / Prudente
Look appariscente / Look antiquato
Vitale / Dimessa

Antonio / Elio - Trascorrono molto tempo insieme ma i loro ruoli sono del tutto diversi. Antonio lavora per Elio; hanno due figli ciascuno e i due minori, Kevin e Camilla, frequentano la stessa classe.
Antonio pensa che l’onorevole non debba chiedere nulla a Dio, avendo già tutto ciò che si può desiderare: soldi, salute, successo, moglie, amanti. Pensa di lui che è “un manichino capelluto vanitoso ed egoista” ma lo tratta sempre con deferenza e con una devozione che nasce dal senso del dovere.
Elio cerca di mantenere una giusta distanza dal suo agente, e lo tratta con una benevola confidenza. E’ per lui una presenza rassicurante, il suo talismano. E’la persona che lo conosce meglio perché sa tutto di lui, spostamenti, impegni, segreti, bugie. Non s’accorge del dramma che sta preparandosi.
Sono entrambi un po’ “narcisi”, uomini che vogliono essere al centro dell’attenzione e non accettano pareri altrui, sentendosi tutt'altro che mediocri.

ANTONIO / ELIO:
Povero / Ricco
Ossessionato da Emma / Ossessionato dal timore di perdere il potere ( e con esso gli amici e Maja..)
Cortese / Cortese
Laconico / Logorroico
Nel lavoro s’impegna / Nel lavoro s’impegna
Sollecito, affidabile, discreto / Furbo, senza scrupoli
Leccapiedi / Leccapiedi
Conduce una vita semplice e monotona / Conduce una vita mondana

Emma / Maja -  Nonostante l’appartenenza a due classi sociali diverse, sono due donne che hanno in comune l’insoddisfazione per il rapporto con l’uomo che hanno sposato e anche un grande affetto per i figli.
Maja trova Emma volgare, per il modo di fare e per quei suoi abiti troppo appariscenti, ”da pescivendola”. Emma è ferita dalle allusioni alla sua inadeguatezza, non le piace la “freddezza” di Maja.

EMMA / MAJA:
Povera / Ricca
Ha due lavori / Non lavora
Volgare / Raffinata
Veste da "pescivendola" / Veste abiti firmati
Espansiva / Gelida
Semplice / Cerebrale
Spontanea / Costruita
Insoddisfatta / Fa smorfie amabili, sorrisi artificiali
Madre affettuosa / Madre affettuosa

Kevin / Camilla -
 Due compagni di scuola, provengono da famiglie appartenenti a classi sociali diverse. Entrambi hanno molte paure. Provano simpatia l’un per l’altro. A Camilla piace Kevin ed è contenta quando lui si arrampica sulla statua di San Pietro per lei.

KEVIN / CAMILLA:
Strabico / Asmatica
T
imido / Timida
Fragile / Fragile
Strano / Strana
Goffo / Disinvolta
Impacciato / Saputella
Bruttino / Carina
Sgraziato / Graziosa
Disordinato / Ordinata e profumata

Valentina / Zero - I due giovani, pur essendo diversi ed essendo provenienti da classi sociali diverse hanno molte caratteristiche in comune. Sono gli unici due personaggi che non hanno rapporti fra loro.
“Zero si ripeteva che non si possono scegliere i genitori. Si viene recapitati a loro come un regalo o una fregatura. Tutt’al più si può evitare di assomigliargli, si può evitarli.”

VALENTINA / ZERO:
Non sopporta i genitori / Non sopporta i genitori
Si vergogna della madre / Si vergogna del padre
Non le importa della scuola / Non gli importa dell’università

Elio / Zero - Un rapporto conflittuale, dovuto a idee e comportamenti completamente all’opposto. Il figlio è un idealista che vuole lottare per un mondo migliore, il padre un opportunista che cerca il successo personale. Zero appartiene a una tribù che ha dichiarato guerra allo stato, Elio ne è un rappresentante. Entrambi accettano compromessi. “Zero si ripeteva che non si possono scegliere i genitori. Si viene recapitati a loro come un regalo o una fregatura. Tutt’al più si può evitare di assomigliargli, si può evitarli.” Tuttavia accetta dal padre l’assegno mensile e accetta all’esame un voto “regalato” solo perché è figlio dell’Onorevole.

ELIO / ZERO:
Trasgressivo / Tradizionalista
Rivoluzionario / Reazionario
Cerca la sfida / Cerca il consenso

Maja / Zero – La compostezza civile esibita in pubblico da Maja si contrappone ai comportamenti trasgressivi e volutamente inadeguati di Aris. Eppure stanno bene insieme e si sentono attratti l’uno dall’altro.
Entrambi hanno accettato compromessi ma non vorrebbero farlo più in futuro. Entrambi s’illudono che ci sia una via d’uscita. “Maja voleva lasciarsi dietro spiegazioni e promesse… voleva raggiungere, al di là di tutto quanto in lei cambia, ciò che è permanente e vero. Raggiungere il centro, il segreto di se stessa.”
Maja è attratta dagli idealismi e dalle illusioni del giovane figliastro, dalla sua vitalità. Si baciano ma in realtà più che un giovane amante lei cerca un amico al di fuori del mondo pieno di falsità in cui vive.
 

(Luciana Raggi)




Melania Mazzucco, Un giorno perfetto, Rizzoli, 2008 [ * ]
Ferzan Ozpetek, Un giorno perfetto, 2008


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 11/9/2008 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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