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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LO SPAZIO BIANCO
post pubblicato in Parrella, Valeria, il 10 novembre 2008



Il libro della Parrella lo potrei definire il libro della precarietà totale: una precarietà di lavoro e ruolo nella società (insegnare ad adulti che spesso non sono in aula, sapendo che comunque li dovrai promuovere), precarietà affettiva (abbandonata da un uomo che se ne scappa all'annuncio della paternità), precarietà nella procreazione (non sa se la figlia vivrà o morirà), precarietà di vivere in una società che muore (Napoli e dintorni) e che vive illegalmente e nella sporcizia, precarietà anche della vita sessuale (oggi il dottorino giovane con gli occhi blu sì e domani chissà).
E un romanzo sulla precarietà non poteva avere un linguaggio scorrevole, aulico, come quello dei Promessi Sposi, linguaggio che l'autrice conosce bene in quanto insegnante di lettere, ma doveva per forza avere un linguaggio duro, attuale, da società in perenne emergenza. E anche il filo del racconto non si dipana regolarmente ma, giustamente, procede a strappi, saltando dall'azione attuale ai ricordi, sempre abbastanza dolorosi o amari (la vita del padre operaio, la madre che resta vedova, la dura fase degli studi, le illusioni infrante di trovare un'occupazione adeguata agli sforzi fatti). A mio avviso é proprio la coerenza fra fatti narrati, linguaggio duro e crudo usato, e precarietà dell'esito del racconto (non si può intuire come andrà a finire la storia) il maggior pregio del libro.


(Pietro Benigni)





Valerio Parrella, Lo spazio bianco, Einaudi, 2008 [ * ]






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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 10/11/2008 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LO SPAZIO BIANCO
post pubblicato in Parrella, Valeria, il 4 giugno 2008
 

La sospensione della vita nell'attesa di un verdetto, la testimonianza dolorosa di giorni uguali, senza colore, trascorsi trattenendo il fiato accanto all'oblò di una incubatrice: questo è lo spazio bianco che Valeria Parrella descrive e consegna al lettore in un drammatico racconto al femminile. Con una scrittura colta ed essenziale, vivacizzata da neologismi di origine dialettale, conduce il lettore nelle atmosfere quotidiane di una umanità dolorosa che non vuole arrendersi.
Maria e Irene, la madre che aspetta la rinascita della sua bambina rinchiusa in una grande nebbia, mentre un ritornello ripetuto a intervalli regolari destabilizza la speranza. "Lei lo sa che potrebbe morire o sopravvivere con gravi handicap?" Lei lo sa? Lo so.
I ricordi dell'infanzia si intrecciano con i sentimenti e le esperienze di vita di Maria tra i colori e gli odori di una Napoli disillusa ma vitale e accompagnano le ore trascorse nell'angoscia di un segnale positivo, ossessionate dal pigolio del monitor.
Ma lo spazio bianco è anche quello che si lascia per separare l'angoscia dalla speranza. Punto a capo, spazio bianco: la rinascita di Irene, la sua dimissione dall'ospedale, l'inizio di una nuova fase della vita.


(Gabriella Buttafoco)



Valeria Parrella, Lo spazio bianco, Einaudi, 2008 [ * ]





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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 4/6/2008 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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