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SHIVITI
post pubblicato in Ka-Tzetnik 135633, il 28 gennaio 2008



Lo scrittore Ka-Tzetnik aveva tre nomi. Il primo nome era quello con cui era nato nel 1917 in un villaggio della Polonia, Yehiel Finer. Questo nome lo dimenticò e rinnegò tutto ciò che aveva scritto da studente, prima di finire in campo di concentramento. Il secondo nome era Ka-Tzetnik 135633, ossia prigioniero del lager (Katzet) e il numero individuale. Il terzo nome fu Yehiel De Nur, quello che adottò quando andò in Israele (c'era una legge che obbligava ad ebraicizzare il propro nome). La sindrome postraumatica da campo di concentramento di cui soffriva si manifestava in un'incapacità emotiva ad assumere su di sè la propria identità del periodo di Auschwitz, Ka-tzetnik appunto. Se da un lato firmò tutti i suoi romanzi, tutti di argomento concentrazionario, Ka-tzetnik, perchè pensava di dar voce all'esperienza dei milioni di scomparsi, tanto da non assumere mai la prima persona (tranne in Shiviti), dall'altro non riusciva ad identificarsi in Ka-Tzetnik. Viveva nell'anonimato più totale, nessuna foto, nessuna intervista che potesse identificare Ka-Tzetnik con De Nuur. Quando depose al processo Eichmann come testimone e il giudice gli chiese se in realtà non fosse lui lo scrittore Ka-Tzetnik, svenne. A questo si possono aggiungere le notti tormentate da incubi, in cui tutto ciò che di giorno era bloccato ad una acquisizione di coscienza riaffiorava nella sua terribilità. La moglie, che aveva impiegato un anno a conoscere la vera identità dello scrittore Ka-Tzetnik, e che aveva condiviso il suo dramma ("non potrò mai dimenticare quanto aveva sofferto in silenzio durante i miei incubi notturni, tenendo nascosto quel che provava. Le mie stesse urla strozzate mi svegliavano, febbricitante e bagnato di sudore, e Nike era al mio fianco intenta ad asciugare via le gocce del sudore e del terrore, con gli occhi colmi di pietà e paura inesprimibili")  un giorno scoprì che il professore Bastiaans a Leida curava i malati affetti da questi disturbi (tutti reduci da campi di concentramento) con l'LSD, ottenendo buoni risultati. Ka-Tzetnik si lasciò convincere e il libro è il resoconto di questa cura.
Le sedute con il prof. Bastiaans si svolgevano in questo modo: il medico somministrava a Ka-Tzetnik l'LSD, durante lo stato allucinatorio che ne seguiva lo scrittore riferiva verbalmente le immagini che aveva e rispondeva alle domande, il tutto veniva registrato. Nelle allucinazioni Ka-Tzetnik riviveva episodi degli anni passati ad Auschwitz (in particolare tornava l'episodo-chiave di quando unico rispetto a tutti gli altri era riuscito a sopravvivere al crematorio nascondendosi nel camion che lo trasportava dentro un bidone di carbone) con una connotazione teologica che non aveva avuto nei suoi romanzi, e che gli permetteva di alzare lo sguardo, con una riassunzione della sua esperienza che precedentemente gli era preclusa, costituendo il suo problema ("Se le cose stanno così, lui avrebbe potuto trovarsi al mio posto, uno scheletro nudo sul camion, mentre io, io avrei potuto essere lì al posto suo, in una mattina tanto fredda, a svolgere il mio lavoro e spedire lui e milioni come lui al crematorio; e allo stesso modo anch'io sbadiglierei, perchè come lui preferirei sicuramente avvolgermi sotto le coperte del mio letto caldo, in una gelida mattina come questa. O Signore, clemente e misericordioso, sono io che ho creato Auschwitz? Non è solo il fatto che lui, il tedesco che mi sta davanti, con il teschio sul berretto e le mani infilate nel cappotto da SS, avrebbe potuto essere al mio posto. C'è qualcosa di infinitamente peggiore, ed è questa l'atrocità che paralizza: io avrei potuto essere al suo posto. O Signore, Signore dei cieli di Auschwitz, fai luce su ciò che ignoro della tua creazione, così da farmi capire chi è l'essere dentro di me che viene portato al crematorio e perchè. E chi è l'essere dentro di lui che mi sta inviando al crematorio, e perchè. Perchè tu sai che in questo momento tutti e due, quello che manda e quello che viene mandato, sono ugualmente figli dell'uomo, entrambi creati da te, a tua immagine e somiglianza"). 
Ad un certo punto Ka-Tzetnik decide di interrompere la cura: essa ha avuto il suo effetto. Tornato in Israele non sarà più tormentato da incubi notturni. Adesso saranno le sue giornate a non essere più protette dalla rimozione di prima ("Prima di Leida ero un uomo sdoppiato, abitato da un mostro interiore che esplodeva assalendomi sotto la coltre notturna. Dopo Leida, lo spettro che mi si presenta alla luce del giorno è un incubo universale, direi persino cosmico [...] Tanto tempo fa ero un cercatore di solitudine, e prendevo le distanze da ogni contatto umano e dalle sue interferenze, così da potere rimanere solo con Auschwitz. Ma oggi Auschwitz si è fatta strada pesantemente fino alla porta di casa di ognuno di noi").
La notizia di questo libro e della vicenda umana di Ka-Tzetnik mi è venuta leggendo il primo capitolo di "Il settimo milione" di Tom Segev, che narra la storia del rapporto tutt'altro che lineare e facile tra lo stato d'Israele e i superstiti dell'Olocausto.
Ka-Tzetnik è autore che non è stato più ripubblicato - "Salamandra" non è mai stato tradotto -  ed è auspicabile una ripresa di interesse da parte delle case editrici.

 

(Carlo Verducci)






Ka-Tzetnik 135633, Shiviti, Sensibili alle Foglie, 2007
Tom Segev, Il settimo milione, Mondadori, 2001 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 28/1/2008 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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