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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
L'ALBERO DI NATALE
post pubblicato in Tempesta, Alexandra, il 2 gennaio 2018

Ho trovato, mentre visitavo la mostra “Più Libri più liberi”, quest’anno tenutasi nella magica cornice della “nuvola" di Fuksas, lo stand di questa nuova casa editrice, nel quale un bibliomane quale sono ha trovato di che passare il proprio tempo (ad esempio un libro su Pertini [ * ]).
Tra le opere esposte, mi ha colpito il libro di cui voglio parlare. Mi ha colpito per tante ragioni.
Comincio dall’autrice, cui mi legano ricordi dell’infanzia, essendo cresciuto assieme a suo padre e sua zia a Roma, dalle parti di piazza Bologna. In realtà, l’autrice ha scritto la storia, ma il libro non contiene solo questa: è infatti organizzato come un calendario ed ha venticinque pagine doppie, tante quanti i giorni di dicembre dal primo al giorno di Natale. In ogni pagina, sul lato sinistro c’è una frase della storia, in Italiano; a destra, la traduzione inglese e nel centro un disegno, nel quale si avverte bene il tratto delle matite colorate. Questo schema non è fisso, ma varia a seconda della lunghezza della frase e delle dimensioni del disegno. 
La storia procede a piccole dosi, pagina dopo pagina, come succede se si prova a raccontare una favola a un bimbo, ad esempio mentre lo si aiuta a prender sonno. L’arte dell’autrice è però tutta nel dosaggio delle frasi, che contengono la data del giorno, utilizzata dalla storia stessa.
Mi fermo nella descrizione, per non sciupare la sorpresa al lettore: io ho ritrovato nel leggere momenti della mia infanzia, proprio dei cinque-sei anni, dei quali ho ancora memoria. E penso che questa sia una delle doti del libro. L’edizione poi merita una lode a parte: la casa editrice dispone proprio di un laboratorio (www.officinaensemble.it) tramite il quale organizzare iniziative. La storia è originalissima e molto accattivante, tipica di quando si vuol sorprendere la fantasia di un bambino. Una storia da leggere e da raccontare, che lascia alla fine un bellissimo ricordo, un senso di attesa del Natale tipico del tempo di Avvento che il Cristianesimo ci trasmette.
Un libro da consigliare a tutti, e in particolare a chi opera nella scuola dell’infanzia, che consente realmente di intrattenere chi ascolta e riportare anche gli adulti al tempo di quando l’albero di Natale era davvero foriero dei doni che al Natale si legavano. Si chiama calendario–favola, ma secondo me è più favola–calendario. Insomma chi lo legge lo troverà magico. Leggerlo in questo periodo dell’anno è poi proprio il tempo giusto. La pagina dei ringraziamenti svela anche gli autori di disegni e traduzione.



(Lavinio Ricciardi)








Alexandra Tempesta (a cura di), L'albero di Natale, Edizioni Ensemble, 2017 [ * ]


IL MAGO DEI GATTI E IL CANE MASCHERATO
post pubblicato in Capitani, Paola, il 16 gennaio 2014


Coniugare immagini e parole è sempre stato un principio pedagogico basilare. Solo così infatti i bambini riescono a far combaciare quanto vedono con quanto leggono o ascoltano. Non è un caso che i testi scolastici per le elementari e le medie delle nostre scuole, di storia, di letteratura o di aritmetica, siano cosparsi di figure per rendere viva la comprensione, ma anche per aiutare a pensare in modo duplice, come se si assistesse alla proiezione di un film con le didascalie, o il commento fuori campo. Dopo questo periodo di apprendimento le immagini nel testo si riducono, fino a scomparire nei libri universitari. Quello che deve servire da stimolo per l’intelligenza, agli inizi, è considerato un limite in età adulta.
La toscana-romagnola Paola Capitani, saggista, favolista e poetessa senza fini di lucro, si dice alla ricerca di emozioni. Ha il piacere delle immagini che servano ad illustrare le sue storie, ricercandole con parsimonia, gusto e semplicità. Qui le va a prendere dalla giovanissima Chiara Capitani e dal vignettista Aurelio Costanzo (1910-1989). Adoperando le scenette con la sua storia di un cane mascherato che deve scoprire un filtro magico in una casa di gatti a cui fa capo un Mago che alla fine riesce a smascherarlo, riesce a comunicarci un po’ di questa sua preziosa semplicità. Ma, in una storiella per bambini a lieto fine come questa, quello che colpisce è il senso, rivelato dalle parole e dalle immagini che la compongono, di un’armonia che non pretende di rivelare il cielo, ma solo una piccola porzione di felicità. Un’armonia che è anche quella che lega lei, alla giovanissima disegnatrice e a un uomo del secolo scorso, il vignettista, quasi fosse un’intesa tra generazioni e che ci ricorda che la semplicità, quella vera che comunica a tutti e ci fa più buoni e sinceri, non ha età, ma è un bene che merita ciascuno.



(Pietro Cavara)






Paola Capitani, Il Mago dei gatti e il cane mascherato, Sarnus, 2013 [ * ]  

UNA FAVOLA DI PAOLA CAPITANI...E GRAGNANI TRA I BURATTINI
post pubblicato in Capitani, Paola, il 18 dicembre 2013

  


Ancora uno spettacolo per il nostro Gragnani. Questa volta la sua performance si alternerà a quella dei mitici Pupi di Stac, le marionette senza fili come Pinocchio. 
Sabato 21 dicembre alle ore 11 alla Sezione ragazzi della Biblioteca delle Oblate in Firenze (Via dell’Oriolo 26) i Pupi di Stac in collaborazione con Stefano Gragnani, Marco Bucci e Ugo Galasso presentano la fiaba di Paola Capitani Il mago dei gatti e il cane mascherato, con le illustrazioni di Chiara Capitani e Aurelio Costanzo, Edizioni Sarnus. 
 
Tra le canzoni eseguite da Gragnani vi saranno Il grillo e la formica, Avevo un cavallino brizzolato e La mosca del moscaio.
La Compagnia dei Pupi di Stac fu ideata da Carlo Staccioli (1915-1971) a Firenze nel 1946 e vide tra i suoi collaboratori Paolo e Laura Poli. Quest’ultima proseguì l’attività alla morte del fondatore, e oggi la compagnia ha come alfieri Enrico e Laura Spinelli. Il repertorio è assai vasto e comprende antiche fiabe toscane. Per bambini dai 6 agli 8 anni.



 


 

 

 

 



(Pietro Cavara)
NINA E I DIRITTI DELLE DONNE
post pubblicato in D'Elia, Cecilia, il 17 aprile 2012


Nina, la protagonista del libro di Cecilia D'Elia, è una bambina che si chiede molti perché. Tutto parte da un viaggio in nave, quando Nina osserva i biglietti e riflette sulla circostanza che il suo cognome, come quello del fratellino, è uguale al cognome del papà, mentre quello della mamma è diverso. Nasce una narrazione agile e precisa sul diritto di famiglia, come era ai tempi della nonna della bambina e come si è trasformato fino al giorno d'oggi.
In modo semplice e piano si affronta il tema della cittadinanza e si parla delle leggi fondamentali che costituiscono i diritti delle donne in Italia (la Costituzione, le leggi di tutela della maternità, la legge 1441 che ammette le donne nelle giurie popolari, la legge 66 per l'accesso alla magistratura, ecc.)
Si parla poi di divorzio, delitto d'onore, nuovo diritto di famiglia e di tutte quelle leggi che nel corso degli anni hanno cambiato la società italiana.
Il libro giunge fino a trattare i temi dei giorni d'oggi, con la legge sulle dimissioni in bianco e quella sui congedi parentali.

 

(Rita Cavallari)


 

 

Cecilia D'Elia, Nina e i diritti delle donne, Sinnos, 2011 [ * ]




vedi quì

PIPERITO
post pubblicato in Cavallari, Rita, il 6 agosto 2011



Il nuovo romanzo di Rita Cavallari abbandona il terreno della memoria di matrice autobiografica per narrare la storia di un pappagallo, Piperito, strappato al suo habitat, la lussureggiante foresta brasiliana, e costretto ad adattarsi alla vita in una gabbia dorata nella nostra caotica capitale, Roma, dove è oggetto delle cure di una bambina che gli dà un nuovo nome: Violetto.
Lo sradicamento, la perdita di identità è già in questo apparentemente insignificante dettaglio, perché il parrocchetto continuerà a “gridare”: “ Io sono Piperito. Mi chiamo Piperito. Piperito. Piperito.”.
A questo destino il pappagallo non si rassegna e preferisce la libertà piena di insidie, la compagnia dei suoi simili, al cibo assicurato, fino a conseguire un inimmaginabile esito positivo dei suoi sforzi tenaci.
Come nelle favole di Fedro il mondo animale appare saggio e dignitoso, degno di rispetto, di quel rispetto che spesso neghiamo ai nostri più prossimi coinquilini del pianeta.
Con questo suo piacevole, scorrevole, accattivante romanzo breve Rita Cavallari conferma con creatività il suo impegno nell’ambito dell’ecocritica, ed induce con levità a riflettere sulle nostre azioni quotidiane, sul modo distratto con cui ci muoviamo nei luoghi, anche quelli più familiari, perché impariamo a guardarli con occhi nuovi e vigili, attenti a scoprire in essi una palpitante vita segreta.
Rita Cavallari ci sollecita anche a meditare sui nostri comportamenti nei riguardi dell’ambiente che ci circonda, spesso non percepiti come forme di egoismo e di prepotenza.
Al termine del racconto di certo nessuno sarà più lo stesso di prima.
 
 
(Adriana de Nichilo)

 

 

Rita Cavallari, Piperito, ilmiolibro.it, 2011 [ * ]

 

 

vedi quì 

"Vivo in una foresta, tra alberi altissimi, fiori variopinti, liane, muschi e rami intrecciati. Mi chiamo Piperito. Mi sveglio quando il cielo incomincia a schiarire e tra le sagome scure delle foglie si fanno largo i raggi di luce. Veramente mi sveglio un po' prima che faccia giorno, perché è ancora notte quando la foresta si riempie di squittii, pigolii, brontolii, grida. Anche se è buio tutti all'improvviso hanno qualcosa da dire, o devono chiamare qualcuno, o battibeccano tra loro. I fringuelli gialli e blu cinguettano zampettando tra i rami, gli uccellini pigliamosche fischiettano andando a caccia di moscerini, le rane gracidano tra le felci, le scimmie urlano rincorrendosi da un albero all'altro. Io non ho ancora capito se apro gli occhi per la confusione o se nel silenzio mi sveglierei lo stesso. Forse il sonno è amico della notte e vogliono stare insieme, così quando la notte sta per volar via dà una sgrullata al sonno, lo prende e lo porta con sé. Anche il mio amico Cocorimbo mi dà una sgrullata e mi butta fuori dal nido. È bellissimo il nostro nido, da fuori sembra un enorme groviglio di sterpi e rami secchi, ma dentro è rivestito di foglie e muschio, e c'è spazio per tutti, perché noi siamo una grande famiglia e ci piace vivere in una grande casa. L'abbiamo costruita noi, è il nostro nido. Insieme, io e Cocorimbo andiamo a beccare qualche seme e ci guardiamo in giro. Saltiamo qua e là, svolazzando, e nel frattempo arrivano i raggi del sole.
Anche gli altri si affacciano dal nido. Siamo tanti, tutti verdi, ma sul petto e sulla gola abbiamo le piume grigie. Anche sulla fronte le piume sono grigie, ma quando apriamo le ali si vedono le nostre bellissime penne blu, blu come quelle della coda. Io però sono diverso dagli altri. Ho una cosa in più. Una macchia viola sulla sulla schiena. Solo io ho la macchia viola, gli altri no.
 Ho fame. La foresta è piena di cose buone. Arboscelli germogliati da poco, frutta, bacche, semi. Arriva il mio amico Chirichillo svolazzando come fa quando deve dire qualcosa d'importante e vuole che tutti lo stiano a sentire.
 - I frutti dell'albero vicino al fiume sono maturi! Griok! Griok! Ci alziamo in volo tutti insieme, come una nuvola colorata, e ci precipitiamo verso il fiume. Quell'albero è già un po' che lo teniamo d'occhio, sta vicino alla distesa di felci, dove l'acqua entra in mezzo alla vegetazione e forma i laghetti dove gli uccelli dal becco lungo si fermano a riposare. Bisogna stare attenti con gli alberi, non si sa mai quando fioriscono - anche i fiori sono buoni da mangiare - e i frutti maturano all'improvviso. Dobbiamo far presto, perché se le scimmie arrivano prima di noi mangiano tutto. L'albero è carico di frutti dalla scorza verde che nasconde una polpa morbida e bianca, piena di piccoli semi. Che scorpacciata!
Andiamo a guardare il fiume, dice Chirichillo, e prende il volo. Lo seguiamo, di ramo in ramo, fino alla riva, e ci poggiamo su un albero che affonda le sue radici nel fango. L'acqua è coperta di nebbia e si mescola col cielo. Non sono mai stato dall'altra parte del fiume, ma è come da noi, uguale. L'ho sentito dire dagli uccelli col becco lungo che al tramonto, in mezzo alle erbe acquatiche, vanno a caccia di rane. Passano di qua ogni tanto, si posano sulla riva del fiume, poi ripartono. Vengono da lontano, quando nel loro paese arriva il freddo, così dicevano, questa parola, freddo. Io non so cosa vuol dire. Noi siamo uccelli migratori, dicevano. Uccelli migratori sono quelli che fanno lunghi voli, giorni e giorni, fermandosi solo per riposare e mangiare qualche rana. A noi invece non ci va di volare lontano, stiamo bene a casa nostra.
Chirichillo si ferma su un ramo che sporge sull'acqua, e noi tutti dietro, perché lui è il nostro capo. Dal fiume si avvicina una barca. Sopra ci sono degli animali che assomigliano alle scimmie. Sono uomini. Si chiamano così, uomini, e le femmine si chiamano donne. Da lontano sembrano piccoli come formiche. La barca viene verso riva, portata dalla corrente, senza far rumore, scivolando sul pelo dell'acqua. Stiamo tutti fermi, tratteniamo il respiro, siamo curiosi di vederli da vicino. La barca si accosta a riva e gli uomini scendono.
 - Sono feroci - sussurra Chirichillo. Incomincio a tremare, le mie piume si arruffano, le ali vibrano, sollevo una zampa dal ramo, sto per prendere il volo.
[...]"





Per la lettura integrale del testo di Piperito vedi quì
 
 
 
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