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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LE AVVENTURE DELLA LIBERTA'
post pubblicato in Izzo, Francesca, il 27 maggio 2016
 

Il nuovo libro di Francesca Izzo (Le avventure della libertà, Carocci, 2016) ha un sottotitolo “Dall’antica Grecia al secolo delle donne”. E’ il Novecento. Il secolo di un nuovo protagonismo femminile che come sempre è il portato di condizioni storiche, di movimenti politici, di culture. L’autrice colloca il pensiero femminista dentro la grande cultura europea, verso la quale questo ha pur compiuto una rottura necessaria ma storicizzabile e con questo libro incrocia quesiti cruciali del nostro tempo. In un epoca in cui le nuove tecnologie sembrano poter soddisfare ogni desiderio di un individuo “frammentato” messo al centro della scena solo con i suoi diritti, quale sarà la misura che ci permetta di conservare la cifra della nostra umanità? Come gli uomini hanno creduto che la libertà fosse un dominio senza fine della natura, le donne ora possono, vogliono, desiderare un mondo senza generi e generazione, libere dall’”impaccio” della maternità? Che cosa diciamo quando parliamo di libertà femminile? 
La libertà ha una storia e Francesca Izzo ce la racconta con un linguaggio nitido, accessibile, privo di stilemi professorali o di formule per iniziate/i. Essa nasce, dunque, ad Atene come libertà politica, come possibilità di prendere parola in un luogo pubblico (l’agorà) per tutti i cittadini ateniesi liberi. Questo stabilisce subito una scissione tra questo mondo e quello chiuso della casa dove schiavi e donne lavorano per le necessità della vita. Il disprezzo per questo tipo di attività diciamo “domestiche” proseguirà per tutto il mondo antico, anche con la crisi della democrazia della polis e l’affermazione del grande pensiero filosofico, che assegnerà al logos, la conoscenza, il sapere, la virtù, il primato della vera libertà. Sino al cristianesimo gli addetti ai lavori “umili” saranno considerati non liberi. Sarà Paolo di Tarso a dire “non vi sarà né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, perché siete un solo uomo in Gesù Cristo”. Ma nel corso del tempo e nei rapporti reali, le vecchie gerarchie torneranno. 
Bisognerà aspettare l’avvento della modernità perché le cose comincino veramente a cambiare. L’umanità che è stata catapultata fuori del centro dell’Universo dove credeva di essere, dimostra una nuova inquietudine, ma anche la capacità di cambiare idee vecchie di secoli. Izzo sposa la modernità ma ne mostra subito le insidie. Locke nella sua difesa delle prerogative dei singoli contro l’invasività dello Stato autoritario fa entrare il lavoro umano che produce ricchezza e proprietà privata nel regno della libertà. Qui Izzo fa notare, con grande finezza, che nello stesso tempo il Soggetto diviene padrone assoluto del proprio corpo, un concetto che avrà una lunga storia.
In seguito mentre il femminismo (Carla Lonzi) aveva emblematicamente “sputato su Hegel”, in un tempo in cui è stato anche necessario farlo, Izzo oggi fa notare che il grande filosofo tedesco dà valore alla figura femminile all’interno della famiglia (che era diventata la famiglia borghese), ne valorizza la funzione etica, che però riduce alla cura del singolo, dell’uomo che così sarà pronto ad incarnare l’ulteriore cammino dello Spirito. 
Proseguendo nel racconto del percorso della libertà, Izzo dà rilievo al pensiero di Marx che valorizza ulteriormente la funzione del lavoro umano. Se nella società capitalistica questo viene in qualche modo sottratto al lavoratore, lo scopo è rendere libero il lavoro non liberarsi di esso. Il lavoro come processo attivo di trasformazione della natura coincide con l’innovativo concetto di prassi (che Gramsci riprenderà), per cui natura e storia assumono un andamento dialettico ma non oppositivo. La libertà è quindi delimitata dalla natura ma continuamente la trasforma. Tutto questo nel Novecento sarà duramente contestato ma è proprio quì che Francesca Izzo trova le radici perché la libertà prosegua il suo cammino. Questo le dà il ”coraggio” di “non apprezzare” le idee di personalità come Nietzsche ed Arendt, con il loro diverso ritornare alla Grecia e di Foucault che indica la sessualità come una costruzione discorsiva tesa al disciplinamento, per cui è possibile arrivare a pensare che non vi sia nulla di radicato nel corpo, non esistono uomini e donne, ma solo l’ individuo.
Nel Novecento però e soprattutto nella sua seconda metà, si afferma un nuovo soggetto, la Donna e subito dopo le donne, il lavoro di procreazione e di cura diventano una scelta di libertà. Izzo ci mostra quì che siamo ad un bivio, rende così evidente che la sua narrazione del cammino della libertà non è solo ricostruzione della evoluzione delle culture ma pone una questione politica
Le avventure della libertà non sono in preda al caso, sono frutto di scelte e quì si tratta di scegliere ancora. Si può scegliere di agire la padronanza assoluta sul proprio corpo, che con l’aiuto della tecnica può produrre l’avveramento dell’utopia antica di liberarsi di questo e della sua matrice sessuata, perché siamo quel singolo individuo che da solo si fa. La conseguenza è che le prerogative ed i diritti del singolo sono i soli che devono essere riconosciuti. Oppure, ed Izzo compie con nettezza questa scelta, rifiutare l’evaporazione del Soggetto della storia in un Ego autopoietico. Ma si tratta di un soggetto duale, consegnatoci dal pensiero della differenza che, scrive Izzo “rende necessario il pensiero dell’altro” e quindi del limite. Come è noto questa elaborazione ha già una sua storia non breve e si sviluppa prevalentemente in Italia ed in Francia. La differenza opera sul livello simbolico, cioè sul modo in cui si elabora il dato naturale del sesso, liberandolo dagli stereotipi del maschile e del femminile, ma conservando l’irriducibilità all’Uno da sempre postulata dal pensiero occidentale, che rende inessenziali i corpi e la loro storia. Di questo anche si parla quando si discute di maternità scelta o rifiutata, di gestazione surrogata, di difesa dell’integrità dei corpi femminili. 
Quello che infatti costituisce la vera forza di questo libro ed è il discorso che tutto lo percorre, é che il protagonismo di un nuovo soggetto della Storia, come è stato in passato, ne cambia il corso, incide sulle culture egemoni. Le donne non possono più dire con Virginia Woolf “questa guerra non mi riguarda”. Francesca Izzo ci dà però un’indicazione. La libertà femminile può conservare il suo carattere dirompente se gioca la differenza come peculiarità dell’umano, con quello che significa di misura e di relazione. Non a caso il libro si chiude con queste parole “...in un mondo in cui le donne scompaiono, non scompaiono…i destini segnati dalla biologia o le ultime vestigia dell’essenzialismo metafisico: scompare la memoria stessa dell’umanità”.



(Anna Maria Riviello)









Francesca Izzo, Le avventure della libertà, Carocci, 2016 [ * ]


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L'ANIMA DEL CORPO
post pubblicato in Muraro, Luisa, il 13 aprile 2016


In un agile libretto da poco pubblicato - meno di cento pagine - la filosofa Luisa Muraro affronta un tema che è al centro del dibattito di questi giorni: l'utero in affitto. Ne parla in un modo non polemico, senza pretendere di proibire, ma invitando alla riflessione. Pensiamo bene, dice, prima di incamminarci su strade che si allontanano dal sentire profondo su cui si basa la nostra civiltà. Non si può fare di una persona un mezzo, quindi una donna non può essere considerata un semplice contenitore; non si compra e non si vende la materia vivente, quindi non si può far nascere una nuova creatura tramite un contratto di natura commerciale. Ci guida la consapevolezza che più volte, in un recente passato, sono stati possibili lapsus, scivolamenti, errori. L'autrice cita a questo proposito l'eugenetica, coltivata in ambienti scientifici del Nord Europa e degli Stati Uniti e sfociata infine in un genocidio, e la fabbricazione delle armi atomiche, che ha portato a un passo da una guerra nucleare. "Ci sono strade che non bisogna prendere, ci sono ponti che che non bisogna attraversare, ci sono possibilità che non bisogna cogliere" dice Luisa Muraro citando un antico detto cinese.
Il libro ci invita a pensare ad una particolarissima relazione: quella tra la donna che diventa madre e la piccola creatura che dovrà nascere. È uno scambio potente che traccia una strada da percorrere insieme: dal portare-venire alla luce, ad insegnare-imparare a parlare, senza soluzioni di continuità. A volte per qualche motivo questo processo si interrompe. Ma non possiamo accettare che il taglio possa essere deciso in modo programmato, solo per rispondere al desiderio di gentorialità di eventuali committenti. 
"Il desiderio è una grande potenza, come i soldi, ma più misteriosa e meno razionale (...) Il punto di vista di chi ha un vivo desiderio non può essere ignorato. (...) Con la surrogazione la creatura arriva in forza del desiderio degli aspiranti genitori, per mezzo dei loro soldi."
La tecnica e il mercato, alleandosi col desiderio dei committenti, assumono in questo processo un ruolo essenziale. Gli esiti, però, potrebbero essere incontrollabili. Sarà messa a rischio la relazione materna ed anche la ricerca di un nuovo e più ricco senso della paternità.
Si sente dire spesso che la maternità surrogata sarebbe per le donne che si prestano a tale pratica una libera scelta. Per l'autrice, invece, la surrogazione non è altro che una nuova forma di subordinazione alla legge del patriarcato e del mercato e una artificiosa interruzione della relazione della creatura piccola con la madre. Una strada che non si deve intraprendere. 
La maternità surrogata, detta anche MPA oppure utero in affitto, è proibita dalla legislazione italiana.



(Rita Cavallari)







Luisa Muraro, L'anima del corpo, La Scuola, 2016 [ * ]

DAVANTI E DIETRO LA SCRITTURA
post pubblicato in Diario, il 23 luglio 2015
Davanti e dietro la scrittura
Donne e uomini alle prese con identità di genere, ruoli, gerarchie e riconoscimento pubblico 
a cura di Alessandra Sarchi e Annamaria Tagliavini.
"Lo scrittore inglese Ian Mc Ewan ha dichiarato che «fintanto che esisteranno le donne, esisterà il romanzo», e i dati di lettura sembrano dargli ragione, perché le lettrici sono più numerose dei lettori e leggono molto di più. 
Paradossalmente però alle scrittrici, alle editrici e alle donne che lavorano in ambito culturale manca il riconoscimento di una adeguata autorevolezza. L’espressione scrittura femminile evoca ancora il genere rosa, sentimentale e lacrimoso. 
Con questa giornata di studio ci si è voluti interrogare su quali leve culturali e antropologiche possano essere messe in atto per cambiare direzione. Non per tornare a un neutro indistinto ma per sottolineare la ricchezza delle differenze".
Sabato 18 aprile 2015 ore 10-18 
Aula Magna S. Cristina, 
Biblioteca Italiana delle donne, 
Via del Piombo 5 Bologna.
Introduzione ai lavori:
Annamaria Tagliavini, Il rapporto tra le donne e la lettura/scrittura: una lunga storia di divieti e felici trasgressioni.
I Sessione - modera Annamaria Tagliavini
Giulio Mozzi, La formazione della scrittrice / la formazione dello scrittore. Uno specimen sociologico. Con un’analisi di Luca Pareschi
Helena Janeczek, Donne nella letteratura straniera e in quella italiana
Luisa Finocchi e Roberta Mazzanti, Spunti per una indagine a più voci su scrittrici, editrici e professioniste del lavoro editoriale
Tiziana de Rogatis, Critica e Genere: Elena Ferrante e Alba de Cespedes
Pausa
II Sessione - modera Alessandra Sarchi
Gino Ruozzi, Carattere e temi di alcune scritture femminili
Daniela Brogi, Esiste la scrittura maschile?
Bia Sarasini, Epica maschile ed epica femminile
Con testimonianze di scrittrici e scrittori: Grazia Verasani, Rosella Postorino, Marcello Fois, Simona Vinci, Giampiero Rigosi, Marco Filoni.

In questo video interventi di Helena Janeczek e Gino Ruozzi:

In questo video interventi di Daniela Brogi e Giampiero Rigosi:

In questo video intervento di Tiziana De Rogatis e dibattito con il pubblico: 

In questo video interventi di Roberta Mazzanti e Luisa Finocchi:

In questo video intervento di Bia Sarasini (letto da Annamaria Tagliavini) e dibattito con il pubblico:



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INCLINAZIONI
post pubblicato in Cavarero, Adriana, il 3 febbraio 2014

 
  

E se nella rettitudine si annidasse un io egoistico, chiuso e autoreferenziale, incapace di vedere le ragioni dell'altro, di comprenderne le debolezze, di entrare in sintonia con le sue ragioni?
Qual'è il significato di "rettitudine"? Quale corrispondenza possiamo leggere tra la postura verticale dell'uomo, l'uomo che ha il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé, e il suo modo di porsi nei confronti degli altri e della vita che scorre in tutte le sue forme?
Quale invece il senso dell'inclinazione, della forza cioè che ci fa deviare dall'asse delle certezze per farci sporgere verso l'esterno, fin quasi a perdere l'equilibrio e a cadere?
Adriana Cavarero, filosofa e docente di filosofia politica presso l'Università di Verona, nel saggio 'Inclinazioni. Critica della rettitudine' uscito di recente per l'editore Raffaello Cortina, indaga sulle idee di rettitudine e inclinazione partendo dai testi filosofici e unendo a questi una riflessione su spazi e geometrie in cui uomini e donne si collocano e prendono vita. In questo modo "rettitudine" e "inclinazione" si incarnano e diventano visibili, perdono la sicurezza della definizione consolidata in secoli di pensiero filosofico, mettono in crisi certezze e fanno riflettere.
"La filosofia, in generale, non apprezza l'inclinazione. La contrasta e la combatte. A seconda delle varie epoche, i metodi a cui ricorre sono tanti e diversi ma, come direbbe Focault, sono in sostanza dispositivi di verticalizzazione il cui fine è l'uomo retto." In geometria inclinazione ha come significati "posizione o direzione divergente dalla linea orizzontale" ovvero declivio, e "posizione o direzione divergente dalla linea verticale" ovvero pendenza. Il termine non crea problemi. Ma non così nella filosofia ove nel passaggio tra senso proprio e senso figurato nascono la buona inclinazione, la cattiva inclinazione e in cascata desideri, istinti, passioni.
Si dice che un uomo ama una persona quando egli nutre una inclinazione verso di essa, afferma Kant. Tra inclinazione ed eros il salto è breve. Del resto inclinarsi ha come radice etimologica piegarsi, pendere in giù, abbassarsi, e kline in greco significa letto.
"Innamorarsi, uscire di sé, cedere all'attrazione che viene da un'altra persona e scivolare su un piano inclinato che trascina irresistibilmente è un grosso guaio per tutti. Pendere in fuori verso l'altro e dipenderne, piuttosto che conservare la propria autonomia, è lo stesso guaio detto con parole filosoficamente più pregnanti e kantianamente stringenti"
"L'inclinazione piega l'io e lo spossessa."
"Accanto al paradigma dell'asse verticale, requisito dall'uomo per via della sua razionalità congenita, compare il paradigma della linea obliqua riservata invece alla donna per via di una costitutiva attitudine alla maternità che ne causa l'inclinazione. [...] A ben vedere, sotto un profilo filosofico, si tratta però anche di due paradigmi posturali che afferiscono a due diversi modelli di soggettività, due teatri per interrogarsi sulla condizione umana in termini di autonomia o dipendenza, due stili di pensiero, due linguaggi: uno riconducibile all'ontologia individualista, l'altro invece all'ontologia relazionale. Rintracciare nell'uno un profilo maschile e nell'altro un segno squisitamente femminile rende più interessante l'operazione."
Nel libro il discorso filosofico si intreccia con gli strumenti dell'indagine spaziale. Linee, punti, angoli, intersezioni, concetti specificatamente geometrici, vengono usati per indagare rappresentazioni pittoriche con le categorie dell'inclinazione e della rettitudine. L'autrice analizza diversi quadri: Adam e Eve, di Barnett Newmann esposti alla Tate Modern di Londra, l'Allegoria dell'inclinazione di Artemisia Gentileschi, Sant'Anna, la Madonna, il Bambino con l'agnello di Leonardo. Nei dipinti rintraccia il senso e le radici profonde del concetto di inclinazione e lo ricollega all'idea di maternità, alla categoria di relazione come dimensione fondamentale dell'umano e come fattore di base del patto sociale. Da un soggetto modellato sull'idea di autonomia si passa a una relazione aperta caratterizzata da esposizione, reciprocità e dipendenza.
L'inclinazione, lo sbilanciamento dal proprio asse, la vulnerabilità di un'esistenza mai padrona di se stessa, acquistano una luce nuova. La stessa che ritroviamo nella tavola di Leonardo con la Madonna protesa verso il Bambino, che trae dal rapporto con Sant'Anna vigore e forza, la stessa forza che le permette un equilibrio sicuro nell'inclinazione verso il figlio.

  

(Rita Cavallari)

 

 


Adriana Cavarero, Inclinazioni, Raffaello Cortina, 2013 [ * ]

 

 

vedi quìquì quì

8 MARZO 2013
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2013
 

Per l'8 marzo, giornata internazionale della donna, "festa della donna", abbiamo voluto organizzare come Circolo dei lettori un incontro in biblioteca.
Cos'è il circolo dei lettori. È un gruppo di persone che frequenta abitualmente la biblioteca e si costituisce in una struttura organizzata, in occasione del Premio delle Biblioteche di Roma. Forma in pratica la giuria del Premio. Legge tutti i libri proposti dal comitato scientifico (narrativa e saggistica), ne discute, partecipa agli incontri con gli autori, vota i vincitori.
Come Circolo dei lettori abbiamo deciso di di parlare stasera delle donne e lo faremo con dei filmati, con un questionario (anonimo, compilato dai frequentatori della biblioteca), con un dibattito. L'abbiamo deciso uomini e donne insieme.
Parleremo delle donne sotto due aspetti:
- le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne;
- le discriminazioni e la violenza di cui le donne sono fatte oggetto in questo paese.
Parliamo delle conquiste, che non sono poche.
E intendo iniziare parlando quì delle recenti elezioni politiche, che ci hanno dato un parlamento più giovane e più rosa.
Ecco i dati del successo femminile, dati passibili di limature al rialzo, dopo la scelta definitiva dei candidati pluriseggi.
Su 617 deputati le donne sono 191. Sono il 31%. Erano, nella scorsa legislatura, il 21,3 %. Sono il 46% in più.
Su 315 senatori le donne sono 86. Sono il 27,3%. Erano, nella scorsa legislatura, il 18,7%, sono il 45% in più.
Credo che non si sarebbe arrivati ad una così alta presenza di donne in Parlamento senza le manifestazioni del 13 febbraio 2011 che chiamarono in piazza donne e uomini a difesa della dignità femminile. Furono organizzate dal movimento Se Non Ora Quando? che voleva rendere comprensibile a tutti, rendere popolare, la grande questione del nostro tempo: il pieno riconoscimento delle donne e della loro differenza in tutti gli ambiti della vita sociale.
Il risultato elettorale è una passo sulla strada della democrazia paritaria. Preferisco parlare di democrazia paritaria, non di quote rosa, e rammentare la modifica all'art. 51 della Costituzione, modifica fatta nel 2003.
Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne ed uomini.
Del 2001 è invece l'art. 117, che dice: le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne ed uomini alle cariche elettive.
Solo qualche altro dato, sulla strada della piena cittadinanza delle donne.
1946: voto alle donne, sia come diritto di voto che come diritto ad essere elette. (Finlandia 1906, Danimarca 1917, Regno Unito 1918, Turchia 1926).
1963: legge 66. Le donne sono effettivamente ammesse a tutte le professioni, compresa la Magistratura, senza limitazione di mansioni e di carriera.
1975: nuovo diritto di famiglia, legge 151.
1976: Tina Anselmi è la prima donna ministro, ministro del lavoro e della previdenza sociale.
1981: la legge 442 abroga l'art. 587 del Codice penale, che prevedeva una pena minore per chi uccideva moglie, figlia o sorella per difendere l'onore suo o quello della sua famiglia.
Tutto a posto? Non è così.
Ci troviamo di fronte in questo momento ad una situazione pesantissima, nel nostro paese, di violenza nei confronti delle donne. Violenza che arriva alla soppressione fisica. Violenza messa in atto da uomini a cui le donne sono, o sono state, legate da una relazione affettiva.
120 donne uccise nel 2012, 119 nel 2011, 127 nel 2010, 120 nel 2009. Strage di donne ad opera di familiari, partner, persone vicine alla donna uccisa.
Questa violenza ha un nome, si chiama femminicidio. Indica con chiarezza l'uccisione di una donna per mano di un uomo, che la uccide solo perché la donna vuole essere libera di poter scegliere, vuole decidere la sua vita.
Siamo in una biblioteca, le parole sono il nostro cibo, di parole ci nutriamo. Conosciamo le cose col loro nome e scegliamo i nomi con cura. Sappiamo che finché le cose non hanno nome non esistono e scivolano nell'ombra.
Femminicidio. La parola fa il suo ingresso nei nostri vocabolari solo nel 2008, in una raccolta di neologismi che riporta termini apparsi sui giornali nei 10 anni precedenti. Viene poi inclusa nei dizionari d'uso a larga diffusione.
Il corrispettivo inglese risale a ben due secoli fa. Balza agli occhi il ritardo italiano. Perché questo ritardo nel nostro paese, perché questa resistenza? Rashida Manjoo, relatore speciale contro la violenza alle Nazioni Unite, lo scorso anno in visita al nostro paese, ha definito allarmante la violenza domestica in Italia. La violenza si presenta in queste forme e con questi numeri quando una cultura la tollera e, possiamo dire, quando una lingua non riesce ad accogliere le parole per esprimerla.
Fino a pochi anni fa l'italiano conosceva solo la forma "uxoricidio".
Non voglio qui addentrarmi nei discorsi semantici sulla lingua. Voglio solo ricordare che "ciò che non si dice non esiste" e che negare, o confondere il femminicidio con altre forme di crimine, vuol dire negare la possibilità di riconoscere che muoiono donne, ragazze e bambine proprio perché sono donne e muoiono quasi sempre per mano di uomini con cui avevano una relazione affettiva molto stretta.
Nell'aprile dello scorso anno Se Non Ora Quando? ha lanciato la campagna "Mai più complici", il cui appello ha raccolto decine di migliaia di firme e ha trasformato il modo in cui la violenza crescente contro le donne viene raccontata dai media. Da allora non si parla più di delitto passionale o di "troppo amore". E il monologo di Luciana Littizzetto a Sanremo è stato un riconoscimento importante.
La serata prosegue con la proiezione dell'atto unico di Cristina Comencini "L'amavo più della sua vita".



(Rita Cavallari)


 

LE PAROLE PER DIRLO
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2013
L'AMAVO PIU' DELLA SUA VITA
post pubblicato in Comencini, Cristina, il 28 febbraio 2013

Giovedì 7 marzo h 19.30 ci sarà alla biblioteca di Villa Leopardi un incontro di preparazione all'8 marzo. Verrà proiettato il video dello spettacolo teatrale tratto dalla piece di Cristina Comencini "L'amavo più della sua vita". Verrà proposto materiale documentario filmato della manifestazione del 13 febbraio 2011. Verranno esaminate le risposte date ad un questionario sul femminicidio distribuito agli utenti della biblioteca nei giorni precedenti. Seguirà un dibattito. Sarà presente Rita Cavallari aderente al movimento Se non ora quando.

NINA E I DIRITTI DELLE DONNE
post pubblicato in D'Elia, Cecilia, il 17 aprile 2012


Nina, la protagonista del libro di Cecilia D'Elia, è una bambina che si chiede molti perché. Tutto parte da un viaggio in nave, quando Nina osserva i biglietti e riflette sulla circostanza che il suo cognome, come quello del fratellino, è uguale al cognome del papà, mentre quello della mamma è diverso. Nasce una narrazione agile e precisa sul diritto di famiglia, come era ai tempi della nonna della bambina e come si è trasformato fino al giorno d'oggi.
In modo semplice e piano si affronta il tema della cittadinanza e si parla delle leggi fondamentali che costituiscono i diritti delle donne in Italia (la Costituzione, le leggi di tutela della maternità, la legge 1441 che ammette le donne nelle giurie popolari, la legge 66 per l'accesso alla magistratura, ecc.)
Si parla poi di divorzio, delitto d'onore, nuovo diritto di famiglia e di tutte quelle leggi che nel corso degli anni hanno cambiato la società italiana.
Il libro giunge fino a trattare i temi dei giorni d'oggi, con la legge sulle dimissioni in bianco e quella sui congedi parentali.

 

(Rita Cavallari)


 

 

Cecilia D'Elia, Nina e i diritti delle donne, Sinnos, 2011 [ * ]




vedi quì

IDENTITA' E DIFFERENZE
post pubblicato in Sapegno, Maria Serena, il 17 aprile 2012

       

Il libro della Sapegno è una sorta di bussola per orientarsi nel campo del movimento femminista, dalla Rivoluzione francese ai giorni nostri, con particolare attenzione a fatti ed esperienze del nostro paese. È in realtà un testo universitario, scritto per un corso sulle tematiche di genere, ma a mio parere è utile a chiunque voglia approfondire la cultura delle donne nel suo relazionarsi al pensiero politico dell'età moderna e allo sviluppo della democrazia nel mondo occidentale.
Il movimento delle donne è stato spesso definito "fenomeno carsico", perché è discontinuo come un corso d'acqua che improvvisamente scompare inghiottito dal suolo e sembra non lasciare tracce, ma poi riappare e scorre di nuovo. Così il femminismo procede in modo spesso ondivago e discontinuo, portando avanti richieste sempre più articolate e reclamando porzioni di spazio sempre maggiori.
Per secoli le donne non hanno avuto diritto di cittadinanza, al pari di schiavi e stranieri. In Italia solo dal 1946 le donne possono votare, mentre lunga e difficile, e ancora tutta in salita, è la strada della parità sostanziale.
Il libro racconta la storia della progressiva conquista dei diritti civili ed illustra lo svolgersi del pensiero che ne è stato alla base. Parte dalla lotta per l'uguaglianza morale ai tempi dell'Illuminismo, con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, poi tratta dei rapporti di genere nella società borghese dell'Ottocento, e giunge fino ai giorni nostri, approfondendo concetti come emancipazione, accesso alla cittadinanza, liberazione, autocoscienza come pratica politica, teoria della differenza sessuale, studi di genere. In ogni capitolo alla trattazione teorica segue una parte antologica, in cui sono riportati brani di scrittrici e scrittori particolarmente significativi nella costruzione della teoria femminista (da Olympe de Gouges a Luce Irigaray, attraverso Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff, Virginia Wolf e Simone de Beauvoir).


(Rita Cavallari)


 

 

Maria Serena Sapegno (a cura di), Identità e differenze. Introduzione agli studi delle donne e di genere, Mondadori, 2011 [ * ]  




vedi quì, quì e quì

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