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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
TRIPLO INGANNO
post pubblicato in Nicotri, Pino, il 31 ottobre 2018
 

Questa non è una recensione vera e propria. Il libro di cui tratto è del 2014, e probabilmente saranno poche le librerie ad averne copia. Premetto inoltre che di solito non seguo la cronaca nera, né le trasmissioni televisive che se ne occupano. Certo, ho avuto notizia del caso di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa sedicenne, il 7 maggio 1983, e mai più ritrovata. Difficile ignorare quel mistero, visto che da un quarantennio ci viene riproposto con sempre nuove e più complicate sfaccettature. Ancora di recente un docu-film di Roberto Faenza (La verità sta in cielo), un numero speciale di “Micromega” e un documentario di Andrea Purgatori per La 7 sono tornati sul caso.
Pino Nicotri, ex redattore de “L’Espresso” e ora del quotidiano on line “Blitz”, ha dedicato alla vicenda ben tre volumi, di cui Triplo inganno è l’ultimo e la sintesi dei precedenti. Nicotri non si propone di trovare soluzioni, bensì di mostrare come un episodio tragico, ma simile a molti altri, possa essere gonfiato da vari attori a dimensioni mostruose, fino a trasformarsi in una sarabanda, in una specie di circo capace di cancellare forse per sempre la verità dei fatti.
La ricostruzione è dettagliatissima. I primi inquirenti, magistrati e poliziotti, pensano a un delitto a sfondo sessuale, probabilmente (adombra Nicotri) maturato in un ambiente non lontano da quello della famiglia. Ma ecco che interviene Giovanni Paolo II, che due anni prima ha subito l’attentato di Ali Agca ed è impegnato in una dura lotta contro il comunismo. Senza addurre alcuna prova allude a un sequestro, forse inserito in una trama più vasta. Da quel momento l’inchiesta è affidata ad altre mani, entrano in ballo i servizi segreti e alti funzionari di Stato. L’ipotesi è che Agca fosse manovrato dallo spionaggio bulgaro, e che si debbano cercare da quel lato i rapitori della ragazza.
Giungono messaggi bizzarri, in cui fantomatici gruppi estremisti turchi propongono la restituzione della giovane in cambio della liberazione di Agca. Si scoprirà molto più tardi che autori delle missive sono i servizi segreti della Germania Est, desiderosi di liberare dai sospetti i loro colleghi bulgari. Nel contempo, fioccano chiamate telefoniche strampalate, senza che i chiamanti forniscano prove convincenti dell’esistenza in vita della giovane. Una “sua” unica, agghiacciante registrazione vocale risulta tratta, secondo la polizia romana, da un film pornografico (dettaglio su cui Purgatori sorvola). E avere anche quel reperto fasullo innesca un conflitto con il Vaticano, che dopo avere lanciato il sasso con le parole di Woytila nasconde la mano, cioè si chiude nel mutismo e collabora sempre meno volentieri.
Ma siamo solo agli inizi della farsaccia. La “pista Agca” (cui questi, inizialmente riluttante, in seguito si presta fin troppo) si esaurisce nel nulla. D’altra parte, nessuno sembra ragionare sul fatto più evidente. Potrebbe essere una qualunque ragazzina, sia pure residente in Vaticano, merce di scambio utile a ricattare un pontefice e l’intero Stato italiano? L’ipotesi è semplicemente folle. Eppure, negli anni e nei decenni, proseguono le segnalazioni di chi ha visto vivente Emanuela qui e là: suora in un convento di montagna, sposata in Medio Orente, ecc. Tutte cazzate, peraltro regolarmente appoggiate da Pietro Orlandi, fratello fin troppo credulone della giovane (si presume in buona fede). Non si va da nessuna parte.
Ed ecco, trent’anni dopo, la svolta. In una puntata del programma tv “Chi l’ha visto” (12 settembre 2005), un anonimo telefonista invita, per conoscere la sorte di Emanuela, a indagare su chi sia sepolto nella basilica di Sant’Apollinare (adiacente all’accademia in cui la scomparsa studiava il flauto), e quali servizi abbia reso al defunto cardinal Poletti. Colpo di scena; nella chiesa c’è il sepolcro di Enrico De Pedis, uomo vicino alla ormai leggendaria Banda della Magliana (anche se forse non direttamente militante, finito ucciso). “Chi l’ha visto” preme affinché la sepoltura venga aperta, e il Vaticano nicchia. Infine si spalanca la tomba, e non si trova un accidente. Idem per gli scavi in un ossario nel sottosuolo.
Nel frattempo “Chi l’ha visto” scova una ex amante del De Pedis, con un passato di tossicodipendente, reduce da plurimi ricoveri psichiatrici. Costei, smentita dalla sorella, conferma che è stato Enrico De Pedis a tenere reclusa Emanuela in uno scantinato, mentre si affaccia minacciosa la sagoma di un alto prelato su berlina nera. Finché il cadavere della giovane non è stato fatto sparire in una betoniera, che può fare di tutto salvo sminuzzare un corpo.
Finito il delirio? No, perché “Chi l’ha visto?” scopre un mitomane, sedicente artista creativo, che sa dove sia nascosto il flauto che Emanuela imparava a suonare. Viene ritrovato. Peccato che non sia lo stesso flauto, bensì uno strumento qualsiasi. Ed ecco affacciarsi il noto esorcista padre Amorth. Emanuela Orlandi è stata uccisa in uno dei festini satanici e pedofili che si tengono nei sotterranei del Vaticano. La fonte? Messo alle strette, Amorth cita un libro dello stesso Nicotri, che non asseriva nulla di simile.
E questi sono solo i nodi salienti di una follia informativa ininterrotta, francamente scandalosa, che vede mescolati sensitivi, giornalisti “d’inchiesta” di chiara fama (o infamia), mafiosi che si attaccano al carro di passaggio, magistrati in lotta contro l’alzheimer. Tutto il mondo italiano dei mass media, dalla stampa alla tv, è messo sotto accusa da Nicotri, con fior di nomi e di cognomi. E ancora non sapeva, al momento di pubblicare Triplo inganno, che un oscuro deputato avrebbe poi cercato di collegare il rapimento Orlandi addirittura al caso Moro, tanto per alimentare la cloaca delle menzogne.
Lo ripeto, questa non è una recensione. Mi guardo dal giudicare lo stile di Nicotri, e non ho le competenze necessarie per valutare la sua indagine. Se però solo la metà del suo libro fosse vera, ci troveremmo a navigare, nel mare dell’informazione italiana, in un oceano di melma. Purtroppo, altre tematiche anche odierne rafforzano il senso di nausea.



(Valerio Evangelisti)




(apparso su Carmilla del 12 agosto 2018)






Pino Nicotri, Triplo inganno, Kaos, 2014 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 31/10/2018 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
IL GANGLIO
post pubblicato in Peronaci, Fabrizio, il 31 gennaio 2017

Uno degli elementi ricorrenti dei misteri irrisolti, che costellano la storia dell'Italia repubblicana, è certamente l'opacità dei centri di potere coinvolti, ossia la capacità di proteggere i segreti che potrebbero condurre alla verità attraverso un continuo gioco di specchi, di false rivelazioni, di sottili menzogne che compromettono l'oggettiva ricostruzione dei fatti. Montagne di informazioni, indizi, talvolta prove raccolte con pazienza dal lavoro degli inquirenti: ma poi si arriva quasi sempre a un punto in cui le indagini si bloccano, i processi si ripetono, gli atti si accumulano senza una chiave di lettura unitaria, che permetta di fare il passo successivo. I protagonisti passano ma le istituzioni - e i segreti - restano, custoditi da una rete di protezione invisibile, eppure capace di stendere un velo di ostinato e prolungato silenzio. Ed è quì che entra in gioco il lavoro insostituibile del giornalismo d'inchiesta, che non si accontenta dei comunicati ma cerca i fatti che vi stanno sotto, nella convinzione che la loro conoscenza rappresenti un diritto civile fondamentale. Il ganglio di Fabrizio Peronaci si inserisce a pieno titolo in questo filone giornalistico, fornendo nuovi particolari su un caso di cronaca nera che ha coinvolto le istituzioni laiche e religiose fino ai massimi livelli. Si tratta dei rapimenti di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, avvenuti a Roma rispettivamente il 7 maggio e il 22 giugno del 1983. Se in quegli anni i sequestri di persona non rappresentavano una rarità, ciò che tuttavia apparve subito strano fu il fatto che entrambe le ragazze non erano legate all'estremismo politico, nè provenivano da famiglie facoltose della capitale. Emanuela Orlandi, inoltre, era una cittadina vaticana, e il suo stato civile la collega a uno dei periodi più oscuri e drammatici della storia recente della Santa Sede: sono gli anni immediatamente successivi al fallito attentato a Giovanni Paolo II, avvenuto in piazza San Pietro il 13 maggio 1981. Lo stesso attentatore, il terrorista turco Alì Agca, ha fatto più volte riferimento alle sorti della ragazza; ma la sua collaborazione con la giustizia italiana è stata tutt'altro che lineare e credibile, quanto piuttosto piena di suggestioni millenaristiche, tirate megalomani e soprattutto di imbarazzanti reticenze. La svolta, raccontata da Peronaci, matura nel 2013 all'indomani dell'elezione di papa Francesco. Complice il clima di apertura, che il nuovo pontificato porta con sè, si fa avanti per la prima volta un personaggio fino ad allora mai coinvolto in nessuna inchiesta riguardante il caso Orlandi. E' il fotografo romano Marco Fassoni Accetti, di cui Peronaci ha non solo ricostruito la versione dei fatti, ma ha pure allargato il raggio delle ricerche, proponendo una serie di riscontri con altri episodi avvenuti in quegli anni lontani, fino ad oggi non messi in relazione tra loro. Fassoni Accetti, per sua stessa ammissione, avrebbe avuto un ruolo attivo nel sequestro di Emanuela, fungendo da telefonista. Ma la novità più interessante del libro risiede nella ricostruzione della lotta di potere all'interno del Vaticano, collocata nello scenario geopolitico della Guerra Fredda che nei primi anni Ottanta raggiunge uno dei livelli di massima tensione. Sono gli anni dei boicottaggi reciproci in occasione dei giochi olimpici di Mosca (1980) e Los Angeles (1984), ma soprattutto della corsa agli armamenti nucleari e del loro dispiegamento nel quadrante euro-mediterraneo. Gli anni di Solidarnosc in Polonia, e del papa polacco che sostiene il sindacato libero di Lech Walesa, promuovendo un deciso cambiamento di rotta nella politica estera della Chiesa cattolica in chiave anticomunista su scala mondiale. Il ganglio vaticano, a sua volta, era una rete di alti prelati, laici, alti funzionari dei servizi segreti italiani - nonchè alcuni esponenti della criminalità organizzata romana - che spingeva nella direzione opposta, riconoscendosi piuttosto nella Ostpolitik vaticana, ovverossia la politica prudente e realistica, volta a normalizzare i rapporti con il blocco dei Paesi dell'Est, promossa dall'allora Segretario di Stato, il cardinale Agostino Casaroli. E anche se la recente archiviazione, disposta dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina, appone il sigillo definitivo al procedimento giudiziario, l'interpretazione dei fatti fornita dal Ganglio riceve piuttosto una conferma indiretta da un'altra inchiesta giornalistica, confluita nel volume Vaticano S.p.A. di Gianluigi Nuzzi. Il nucleo documentario del libro di Nuzzi è costituito dal poderoso archivio di monsignor Renato Dardozzi, deceduto nel 2003, dopo aver ricoperto incarichi di grande rilievo e nel più assoluto riserbo presso la Segreteria di Stato. Proprio dall'esame delle carte - rese pubbliche per volontà testamentaria dell'alto prelato - emerge un quadro segnato dalla lotta di due cordate per il controllo finanziario del Vaticano, allora profondamente scosso dal crollo del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Da una parte l'Opus Dei, disposto a sostenere generosamente l'impegno anticomunista di Karol Wojtyla e a coprire la voragine aperta nel bilancio dell'Istituto per le Opere di Religione, il più importante organo economico e finanziario Oltretevere; dall'altra, una fazione eterogenea ma comunque acerrima rivale della prima, i cui contorni possono essere sovrapposti a quella della rete delineata da Peronaci. Insomma, se il caso Orlandi per la magistratura romana è chiuso definitivamente, lo stesso non può dirsi per le inchieste giornalistiche o per le ricerche degli storici contemporanei, che non devono sottostare ai vincoli della prescrizione. Spetta a costoro il compito di chiarire i contorni di una vicenda che il tempo può sbiadire, ma non cancellare completamente. Qualche volta, infatti, succede proprio il contrario: che il trascorrere del tempo finisca per sollevare il velo su fatti, persone, reti di relazioni, che hanno perduto il loro potere deflagrante, ma che ancora possono aiutare a comprendere un frammento del nostro recente passato.


(Fabrizio Chiappetti)







Fabrizio Peronaci, Il ganglio, Fandango, 2014 [ * ]
                                                                                                                            



L'AMERIKANO
post pubblicato in Diario, il 2 ottobre 2015

Il 30 maggio 2013 fu presentato a Villa Leopardi il libro Il segreto di Emanuela Orlandi. Papa Wojtyla, la tomba del boss e la banda della Magliana di Pino Nazio. In quell'occasione partecipava all'incontro anche Marco Fassoni Accetti, utente della biblioteca da alcuni anni e da pochi mesi reo confesso in Procura di aver partecipato attivamente al sequestro di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori. Le rivelazioni di Marco Fassoni Accetti risultarono quella sera per molti spettatori sorprendenti ed anche scioccanti. Solo pochissimi già sapevano delle ammissioni di Fassoni Accetti e che ci fosse lui dietro il ritrovamento del flauto di Emanuela attuato con la complicità della trasmissione televisiva Chi l'ha visto?. Ciò che quella sera Fassoni Accetti accennò in maniera frammentaria, lasciando molti dubbi e domande negli astanti, apparve poi ricostruito più sistematicamente nel suo blog (alla sezione Indizi e prove) e soprattutto nel libro del giornalista Fabrizio Peronaci Il ganglio, basato su due memoriali di Fassoni Accetti, uno consegnato in Procura e l'altro direttamente al giornalista. Dal libro emerge la ricostruzione storico-politica del contesto in cui avvenne il rapimento Orlandi, negli anni successivi all'attentato a papa Giovanni Paolo II del 1981, un discrimine per il periodo della Guerra Fredda, oltre il quale ci sarà il precipitare degli eventi che condurranno all'89.
L'ULTIMO MISTERO
post pubblicato in Prosperi, Adriano, il 30 dicembre 2014
  

La pallottola sparata da Ali Agca contro Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 è da tempo incastonata nella corona della Madonna di Fatima in Portogallo. Chi l'ha sparata si è presentato ieri in piazza San Pietro con un mazzo di fiori in mano. È l'ultimo episodio di una vicenda piena di misteri, una di quelle che sembrano fatte apposta per solleticare le stanche fantasie di un'opinione pubblica depressa. Storie che mescolano sacro e profano, fantasie gialliste e compunzioni devote, dietrologie politiche e inviti a guardare in alto, là dove una misteriosa volontà divina semina di segni misteriosi la cronaca del mondo.
Ma che cosa si può dire a chi è troppo giovane per ricordare l'evento di allora e si chiede chi sia e cosa voglia questo strano "lupo grigio" dai capelli bianchi? Qualcuno dirà certamente che è una storia esemplare di qualcosa di cui avremmo molto bisogno, stanchi come siamo di sangue e di odio e di guerre al terrore: come non accogliere a braccia aperte l'uomo che un dì venne da lontano per uccidere e oggi ritorna in quella piazza al solo scopo — dice lui — di portare quei fiori sulla tomba del Papa che aveva scelto come bersaglio? Un lupo fatto agnello, come nei fioretti di San Francesco. Ma si dovrà tener conto dei dati di fatto. Dell'uomo abbiamo saputo negli anni alcune cose: per esempio, che ha cambiato religione, è diventato cristiano. Ma di quell'attentato abbiamo appurato ben poco di concreto, forse ancor meno di quello di Kennedy.
Quanto all'atto di ieri, si penserà forse che voglia esibire il suo pentimento, chiedere perdono. Questo sarebbe il linguaggio antico e profondo del cristianesimo: peccato, pentimento, perdono. Atto umano il peccato, atto divino il perdono, come ben avvertirono i farisei scandalizzati dalla parola di Gesù. Ma non è per questo che Ali Agca è venuto a Roma. E lo stile del suo annunzio non è stato quello del penitente. Ha proclamato di avere scelto il giorno (27 dicembre) del suo incontro con papa Wojtyla per venire lì: perché quello è il luogo dove è accaduto il miracolo, dove si è compiuto il terzo segreto di Fatima. E quel miracolo l'ha compiuto lui, con l'attentato al Papa. Chi si era mosso per compiere un assassinio ha scoperto di non essere un assassino ma un uomo scelto da Dio, uno strumento di Dio. Altro che pentimento: quello che si è presentato in piazza San Pietro sembra un profeta, l'annunciatore dell'Apocalisse. È tornato lì «dopo 34 anni per gridare che siamo alla fine del mondo».
Quel terzo miracolo, scritto nel 1940 in un mondo che sembrava davvero ben oltre l'orlo dell'abisso, fu rivelato da papa Giovanni Paolo II in occasione della beatificazione di Francisco e Jacinta, i pastorelli di Fatima. E nessuno è stato convinto del significato profetico dell'attentato più di papa Wojtyla: fino al punto di non curarsi più di tanto di ciò che molti avrebbero voluto sapere. Per esempio chi c'era dietro Ali Agca e che cosa si attendeva dall'eliminazione del papa polacco. Con l'attuale pontificato il messaggio che arriva da Piazza San Pietro e che attira di nuovo tanti ascoltatori è molto cambiato. Non è più quello delle profezie e delle apocalissi antiche, tanto care ai fondamentalisti d'ogni risma. Per questo, tutto sommato, Ali Agca rischia di apparire un sopravvissuto ancora non sazio di una fama che ha già avuto in abbondanza.



(Adriano Prosperi)






(Apparso su "La Repubblica" del 28 dicembre 2014)









Ja'faral-Sadiq disse che "la nostra causa è un segreto dentro un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può spiegare; è un segreto di un segreto che si appaga di un segreto". L'articolo di Adriano Prosperi è dirimente della questione sul perchè non possa essere fatta luce fino in fondo sul comunismo, sulla sua fine ed anche sull'attentato a Giovanni Paolo II e sul caso di Emanuela Orlandi. Ci può anche essere un sigillo religioso sulla fine del comunismo ma è passato anch'esso nel magazzino di ferrivecchi della storia. Chiunque per qualunque motivo abbia modo di frequentare le giovani generazioni nate dopo quegli eventi sa che quella è una vicenda mai esistita nella loro coscienza. Ci si potrà in futuro occupare del comunismo come di qualsiasi altro periodo storico, e l'intervento divino più che di testimonianza di eternità lo è di storicità. Oggi sono in agenda nuovi problemi, affrontati con punti di vista diversi. Destino delle vittime non è di essere ricordate e celebrate ma di essere dimenticate.


TRIPLO INGANNO
post pubblicato in Nicotri, Pino, il 30 ottobre 2014


“Triplo inganno”, il libro di Pino Nicotri sul mistero di Emanuela Orlandi appena uscito in libreria e già alla seconda edizione, è stato presentato a Roma, il giorno 22 alla biblioteca di Villa Leopardi di Roma, e l’evento è stato un piccolo successo. La sala era piena, oltre sessanta persone, l’esposizione e il dibattito col pubblico sono andati avanti senza sosta dalle 19,30 alle 22 passate.
Al di fuori della folta schiera di appassionati al caso e al mistero di Emanuela Orlandi, incatenati allo spesso fantasmagorico schermo tv di Chi l’ha visto?, la vicenda di Emanuela Orlandi, scomparsa una sera di giugno di oltre 30 anni fa e mai più ritrovata costituisce un caso giudiziario che intreccia politica, Chiesa e massmediologia.
Pino Nicotri, che segue il caso da sempre, ha utilizzato per il suo nuovo libro nuovi documenti inediti, ha intervistato testimoni mai sentiti, ha riletto vecchi e meno vecchi atti giudiziari. La realtà che emerge da “Triplo inganno” è talmente scottante che la Mondadori, dopo aver ponderato la decisione per quasi un anno, ha preferito non pubblicare il libro con l’argomento che non rientrava nella sua linea editoriale.
Alla presentazione non erano presenti invece né Pietro né Natalina Orlandi, fratello e sorella di Emanuela Orlandi, la cui misteriosa scomparsa costituisce il tema centrale e dominante di "Triplo inganno". In compenso c’erano alcuni tra i più stretti collaboratori di Pietro Orlandi nella gestione della sua pagina Facebook “Petizione.emanuela”, che invano gli hanno chiesto di partecipare e a fine serata nessuno di loro ha avuto da ridire a quanto esposto da Pino Nicotri nel corso del dibattito.
Ha detto Pino Nicotri: “Se fosse venuto almeno uno degli Orlandi forse sarebbe stato possibile spiegare il perché di una serie di loro affermazioni che sono contraddette dagli atti processuali e dalla realtà. E magari anche il perché dell’eccessivamente ingenuo dar corda, da parte quanto meno di Pietro, alla lunga serie di mitomani, impostori e “supertestimoni”, alcuni dei quali immediatamente sbugiardabili, che in questi 32 anni si sono alternati sotto i riflettori fino a trasformare in un show mediatico la tragedia della scomparsa di una ragazzina: Alì Agca, con le sue innumerevoli versioni, Sabrina Minardi, il telefonista della famosa telefonata anonima a “Chi l’ha visto?” del 12 settembre 2005, Maurizio Giorgetti, Luigi Gastrini, Marco Fassoni Accetti, Vincenzo Calcara…”.
Non si è fatto vedere alla presentazione nemmeno l’artista immaginifico Marco Fassoni Accetti, nonostante abiti a pochi passi dalla biblioteca e abbia voluto tenere banco qualche mese fa alla presentazione di un altro libro sul caso Orlandi, scritto dal giornalista Pino Nazio, che si autodefinisce “autore storico di “Chi l’ha visto?””. In quell’occasione l’artista ci ha tenuto a ribadire che a organizzare la scomparsa sia di Emanuela Orlandi sia di un’altra ragazzina, Mirella Gregori, è stato proprio lui, Marco Fassoni Accetti e che ovviamente il flauto da lui portato in dote a “Chi l’ha visto?” il 3 aprile dell’anno scorso è proprio quello di Emanuela Orlandi.
Presenti in sala anche un magistrato a suo tempo impegnato nelle indagini sul mistero Orlandi, il poliziotto in pensione Pasquale Viglione, che quando era in servizio ha raccolto le prime clamorose “confessioni” di Sabrina Minardi, che accusava Enrico “Renatino” De Pedis, uno dei capi della banda della Magliana, del sequestro e dell’uccisione sia della Orlandi sia della Gregori. C’era anche Carla, la vedova di Enrico De Pedis. Il suo avvocato, Maurilio Prioreschi, a suo tempo difensore di Enrico De Pedis, è stato uno dei due presentatori del libro. L’altro era Armando Palmegiani, impegnato da qualche tempo a scivere libri, in tandem col giornalista Fabio Sanvitale, sui principali delitti italiani rimasti irrisolti.
Le domande di Pasquale Viglione hanno permesso all’avv. Maurilio Prioreschi di sfatare un altro mito: non è vero che quando De Pedis è stato ucciso, ai primi degli anni ’90, doveva affrontare altri processi che non si sono conclusi con condanne solo perché decaduti per morte del reo. Nonostante la mole di libri e articoli, film e serie televisive che lo volevano pluriomicida e grande capo della mitica Banda della Magliana, in realtà Enrico De Pedis in tutti i processi è stato assolto. Non era certo uno stinco di santo, ma, almeno in base alle risultanze giudiziarie, neppure il grande criminale dipinto con insistenza grazie soprattutto alla tv e al libri che non sono mai stati capaci di esibire prove a supporto delle loro affermazioni.
Conclusione di Pino Nicotri: “Sfrondati i miti e le chiacchiere, non sempre disinteressate, non resta che ammettere che Emanuela Orlandi è rimasta vittima del purtroppo assai frequente abuso sessuale con finale tragico per mano di persona a lei ben nota, della quale si fidava senza immaginarne le reali intenzioni. I documenti giudiziari dimostrano che il colpevole forse si sarebbe potuto individuare se non si fosse preferito fare imboccare alle indagini la fantasiosa pista del rapimento “politico”, sostituita 22 anni dopo dall’altrettanto fantasiosa pista del rapimento “malavitoso”. I due “rapimenti” avrebbero avuto entrambi comunque come fine quello di ricattare papa Wojtyla per condizionarne le azioni, politiche prima e finanziarie dopo. Con mia sopresa, e soddisfazione professionale, alla fine della serata non sono state poche le persone che mi hanno chiesto di non mollare l’osso e di continuare a indagare sul mistero di Emanuela Orlandi. Una richiesta che si affianca a molte altre già ricevute via Facebook da quando ho annunciato che dopo questo mio terzo libro sulla scomparsa di Emanuela non me ne sarei più interessato”.




(apparso su Blitz quotidiano  del 24 ottobre 2014)








Pino Nicotri, Triplo inganno, Kaos, 2014 [ * ]



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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 30/10/2014 alle 8:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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