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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
DANTE
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2021

Il libro mi appare, già dai numeri, un’opera poderosa, con i suoi 21 capitoli, i cui titoli ripercorrono già, per la loro capacità descrittiva, tutta la vita del Divino Poeta. Ma non appena inizio la lettura, le cose si presentano subito un po’ difficili, per uno che – come me – non è molto appassionato di storia.
Confesso che però, l’avvio del primo capitolo che nomina la battaglia di Campaldino, nel giugno del 1289, mi fa sussultare. Campaldino è a circa cinquanta  chilometri dal mio paese natale, e – nel compiere in auto un viaggio verso Firenze – mi sono trovato ad attraversare la sua famosa “Piana”, come Dante la chiama nella Commedia. Purtroppo il sussulto fu di breve durata … 
Cercherò per sommi capi di raccontare qualcosa della trama, superando le difficoltà che – come raramente mi è capitato – la complessità dei fatti narrati da Barbero mi ha posto.  L’inizio si chiede subito se Dante fosse in quella battaglia, e da che parte fosse (cavaliere? nobile?). Nel secondo capitolo e nel successivo, l’autore ci parla della nobiltà, di cosa fosse all’epoca (gente di città) e di come lo fosse il trisnonno di Dante, Cacciaguida; Dante stesso ci dice che l’individuo nobile lo resta a vita, mentre la nobiltà ereditata svanisce.
I capitoli dal terzo al quinto ci raccontano della famiglia Alighieri, partendo dal trisnonno Cacciaguida e arrivando fino all’infanzia di Dante, al “sesto” (oggi si direbbe rione) di Porta  San Piero, dove abitava da bambino. Poi, dal sesto al nono capitolo, amori, studi, matrimonio e beni (proprietà, case, fondi, averi). Suoi vicini (il “Popolo” di San Martino al Vescovo) sono le famiglie dei Donati e dei Cerchi. Opere ove si parla di questo periodo: La Vita Nova.
Il decimo e l’undicesimo capitolo descrivono la vita politica di Dante, che fa parte, nel volgere di un anno, di ben tre assemblee. Per farne parte doveva essere iscritto ad un’Arte: quella dei medici, speziali e merciai. I guelfi di Firenze si dividono in Bianchi (i Cerchi) e Neri (i Donati). Entrambe le famiglie erano vicine di casa di Dante: la maggior parte dei suoi parenti (suocero, cognato, moglie) sono nei Donati, ma Dante è invece vicino ai Cerchi. Nonostante le zuffe tra Cerchi (capeggiati da Vieri) e Donati (da Corso), a Firenze comandavano i Cerchi: Dante diviene Priore (i priori sono uno per sesto, cioè sei). A seguito di una condanna che i Priori impartiscono, i Cerchi lasciano Firenze e restano i Donati.  
Nel dodicesimo capitolo, Carlo di Valois entra in Firenze, per distruggere i Bianchi. Donati rientra, cominciano saccheggi e incendi, processi, tra i quali quello a Dante, che viene esiliato (bandito dalla città: se fosse rientrato, finirebbe sul rogo). Nei due capitoli successivi, il punto sulla famiglia (la moglie non lo segue perché i bambini sono piccoli - cinque figli, tre maschi e due femmine - c’è poi il fratellastro Francesco e altri parenti), e sulla spartizione delle proprietà.
Seguono due capitoli in cui Dante parteggia con i Bianchi, ma li abbandona dopo una sfortunata battaglia, poi l’inizio dell’esilio presso gli Scaligeri di Verona, allora capeggiati da Alboino, che succede a Bartolomeo (Cangrande è ancora piccolo, siamo nel 1304). Verona è ghibellina e politicamente diversa da Firenze: Dante sperimenta «come sa di sale – lo pane altrui …». Poi, nei capitoli 17 e 18, si parla del pentimento di Dante, che vuole riconciliarsi con la sua terra, e delle «Altrui scale», con le quali « … è duro calle – lo scendere e il salir per … ». Vi si parla dei suoi ospiti: il conte Salvatico (in Casentino), i Malaspina (in Lunigiana) e i Della Faggiola (ad Orbino). Dopo questi periodi, Dante va a Parigi e Avignone, poi a Padova da Giotto. 
 I capitoli dal 19 al 21, che chiudono il romanzo, sono i più ricchi di notizie sull’esilio e sulla morte di Dante. Nel capitolo 19 – intitolato ad Enrico VII – si parla di quanto Dante speri in questo neo Re dei Romani (6 gennaio 1309), succeduto ad Alberto d’Asburgo, assassinato.  Incoronato a Milano con la Corona Ferrea nel 1311, Enrico VII non è accetto ai Fiorentini (che volevano Carlo di Valois, ovviamente di parte Bianca). Dante scrive loro due lettere, ma non è ascoltato; Enrico VII scende in Italia ed è a Pisa alla fine del 1312. Assedia Firenze, senza effetto; si allea con Federico III, re di Sicilia, che risale la Calabria; infine si ammala e muore (avvelenato) a Buonconvento  (agosto 1313).
Nel capitolo 20 Dante accetta l’offerta di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna. Intanto muore anche Papa Clemente V. C’è una lotta a Firenze tra Roberto d’Angiò (sostenuto dai Neri) e Uguccione della Faggiola, spalleggiato dai Pisani, che imperversa da Pistoia alla Maremma dopo aver conquistato Lucca. I Neri (signoria fiorentina) concedono l’amnistia agli esiliati. Ma Dante non l’accetta, nonostante gli amici che gli hanno scritto; nel frattempo termina la Commedia. È ospite di Cangrande della Scala a Verona, dove lavora quattro anni, soggiorna (forse) a Pisa (Uguccione) e completa anche la Monarchia. Inveisce contro il nuovo Papa Giovanni XXII per aver interdetto Cangrande. Disserta la Questio de aqua et terra innanzi al clero di Verona. Sistema i figli che mantengono il rapporto con gli Scaligeri.  
Finalmente l’ultimo capitolo, il 21, intitolato a Ravenna. Dopo aver accettato l’ospitalità di Guido Novello da Polenta, di origini romagnole, signore di una città che è grande capitale ecclesiastica, Dante stabilisce nuove amicizie, e scrive un poemetto in versi latini – le Egloghe – al maestro Giovanni di Virgilio, di Bologna. Questi lo invita a scrivere in latino e a venire a Bologna, ma Dante non vuole mettersi “nelle mani di Polifemo” (Fulcieri de’ Calboli, podestà di Firenze e Capitano del Popolo a Bologna), e preferisce restare a Ravenna. Ci informa Boccaccio – che ha analizzato le Egloghe – degli amici che Dante si è fatto a Ravenna (medici, notai) e del fatto che sistema Piero (che diviene abate di due chiese) e Beatrice (monaca a S. Stefano degli Ulivi). Piero, visitato in sogno da Dante, dopo la sua morte, ritrova gli ultimi canti del  Paradiso. Dante viene anche accusato di stregoneria; muore tra il 13 e il 14 settembre del 1321.
Son stato costretto, dalla natura del libro, ad indugiare molto più del solito sulla trama e sui particolari della vita e dell’esilio di Dante, che escono dal racconto; non avrei potuto fare altrimenti. Anche se abituato a scrivere le impressioni di lettura e a consigliare a chi le legge il libro, non nascondo, come ho detto in principio, la difficoltà di farlo. Pertanto lascio il giudizio ai lettori.



(Lavinio Ricciardi)

 




Alessandro Barbero, Dante, Laterza, 2020 [ * ]

 

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