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DELTA
post pubblicato in Cavallari, Rita, il 20 maggio 2020
  
Questo libro di Rita Cavallari è prezioso: partendo infatti da un viaggio organizzato per sè ed una cerchia di familiari, Rita è riuscita – con notevole precisione – a fornire al lettore anche una preziosa guida topografica della zona, quale neppure le enciclopedie riescono a fornire.
Non è soltanto questo, il libro di Rita. Oltre alla guida topo-geografica, ci sono nel libro tantissime notizie storiche, ed anche note di costume dei luoghi visitati. Ma… andiamo con ordine.
Quanto racconta l’incipit dell’Introduzione (il libro è corredato da un indice ed è diviso in capitoli brevi, cosa che agevola la lettura) ci dice che l’origine della storia risale ad un documento ritrovato nelle carte familiari, risalente all’inizio del ‘900, che narra la storia di un antenato, Giorgio, emigrato da Como a Venezia, ospite di una nobildonna del luogo. Dopo un periodo di “bella vita”, Giorgio si dedica ad attività di commercio e si arricchisce. La famiglia di Giorgio rimane su questo territorio (compreso tra Venezia, Ferrara e Rovigo) per oltre due secoli.
Tralascio il resto dell’Introduzione, proprio per non entrare in dettagli che ritengo di carattere familiare: cito soltanto il fatto che i ricordi e le storie raccontate nel libro sono originati dal viaggio nella zona risalente ai mesi di settembre e ottobre 2019. Potremmo quindi, in un certo senso, considerare “Delta” un diario di viaggio.
Mi lascio guidare dall’indice per esaurire un altro particolare, quello geografico. Le zone di cui il libro parla sono: Pomposa, Ferrara, Mesola, Taglio di Po, il Delta, Comacchio, Adria, Venezia, Chioggia, Ravenna. Per finire, il delta tra Emilia-Romagna e Ariano. Per ciascuna di queste zone, il libro è ricchissimo di notizie, informazioni e storie, che vanno piuttosto in là nel tempo (fino ai primi anni dopo Cristo in alcuni casi). Il libro sembra breve (il testo è di 79 pagine), ma i capitoli – pur brevi – sono così ricchi di notizie e storie che debbono essere “sorseggiati”, per dirla con una metafora “liquida”.
E non è solo il Delta a farla da padrone: in pratica, a mio avviso, il protagonista vero è il Po, che pur facendosi temere per le inondazioni (quella del Polesine penso siano in molti a ricordarla), con il trasporto di detriti ha cambiato spesso la forma dei territori, portando anche ricchezza agli abitanti (si veda il capitolo “L’oro del Delta”).
La parte documentale (sia storica che geografica) è cospicua, ma le storie che la arricchiscono fanno di “Delta” un vero e proprio “tesoretto”, che – almeno a me – ha dato moltissimo su una parte d’Italia di cui solo in casi di sciagure (alluvioni, terremoti) si è sentito parlare sui “media”.
Il libro inizia con la storia dell’abbazia di Pomposa, un vero gioiello di arte, rintracciabile anche sull’Enciclopedia Treccani, risalente al 1063 e a circa 50 km ad est di Ferrara, che fu trasformata in stalla nel 1800 dal marchese Guiccioli, acquirente dell’epoca. Ma questa strana operazione paradossalmente la salvò dall’andare in rovina. Si salvarono gli affreschi, riportati alla luce negli anni 30 del secolo scorso. Inoltre vi dimorò Guido d’Arezzo (nel luogo veniva chiamato Guido pomposiano), l’autore delle note musicali.
Dei capitoli che seguono, uno dei più ricchi di informazioni sul territorio del Delta è “In barca”, che racconta di due escursioni fluviali per esplorare il vasto e complesso territorio del Delta propriamente detto. Rita fa la storia di queste escursioni, e attraverso di esse descrive le proprietà peculiari del delta, tra cui quella di essere l’unico delta fluviale in Italia (tutti gli altri fiumi, almeno i più importanti e grandi, hanno la foce a estuario).
Anche il successivo, brevissimo, “L’oro del Delta”, è interessante perché racconta della fortuna avuta dagli abitanti del posto ad allevare vongole prima, ostriche e granchi locali (moleche) poi. Dalla fortuna della pesca si scivola facilmente alle anguille, caratteristiche di Comacchio e dintorni. A Comacchio sono dedicati due capitoli, ove oltre alle anguille e al pescato, ci si riferisce al turismo balneare, e vengono elencati i lidi più famosi della zona, che occupano venticinque chilometri di costa.
Sto raccontando troppo del libro, cosa che di solito non faccio. Ma almeno mi devo riferire a quello che l’autrice mi ha fatto scoprire, a me ignorante di quella zona e conoscitore solo di una parte di Venezia. C’è un capitolo che ne parla, e racconta del viaggio in treno fatto da Adria, campo base della spedizione, per raggiungere Venezia, abbandonando le automobili. Infine, due capitoli dedicati rispettivamente a Chioggia e a Ravenna.
Gli ultimi tre capitoli riprendono la storia del Delta e delle sue successive evoluzioni. che – negli anni passati – interessarono il territorio dell'Emilia e Romagna, oltre che il Veneto. C’è anche il racconto di una storia d’amore che coinvolse Lord Byron; si passa poi alle conclusioni e – in appendice - un breve accenno al MOSE, l’opera idraulica che dovrebbe risolvere il problema dell’acqua alta di Venezia.
Un libro che – in poche pagine, con l’apparente scopo di essere un diario di viaggio – nasconde una ricchezza di storie e di dettagli geografici su una delle zone d’Italia meno raccontate. Un libro davvero prezioso per chi – come me – ama la geografia e ormai non riesce più a viaggiare per conoscerla, come da giovane facevo. Se lo trovate in libreria, e amate la vostra terra, non perdetevelo.



(Lavinio Ricciardi)







Rita Cavallari, Delta, pubblicazione in proprio, 2019
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