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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
PROFILO
post pubblicato in Mezzone, Beatrice, il 8 gennaio 2020
 

Ho atteso a lungo, causa disguidi postali e burocratici, di poter avere e leggere questo libro, ma l’attesa non è stata vana. È opera prima di una poetessa che ho conosciuto attraverso le altre sue opere (Dagli spazi siderali * ], e Avrei voluto darti anche le lucciole, quest’ultimo oggetto di una bellissima presentazione alla biblioteca di Villa Leopardi).
Il libro possiede tutte le prerogative presenti nelle opere successive. Inoltre, è  impreziosito da  una bellissima copertina che gli dà – come si intuisce – il  titolo, certamente opera del padre dell’autrice, della quale rappresenta il profilo. Il libro è inoltre dedicato proprio al padre: «A mio padre, mio mito», recita il frontespizio che segue la prefazione, scritta da Nicola Tindaro Calabria, titolare della casa editrice. 
Esauriti i preamboli, vengo al sodo. Il libro è diviso in tre parti: Anima, Spazio e Tempo, come descrive l’indice dettagliato, riportato in fondo al volume (cosa ormai desueta, eppure molto utile, specie nelle opere poetiche). Anima, la prima parte, è la più consistente: contiene 34 liriche. La seconda e la terza parte sono più brevi: Spazio contiene 15 liriche e Tempo 11; in totale il libro (che appare minuscolo) contiene 60 liriche.
Nonostante la mia dichiarata ignoranza della materia poetica, leggere questo libro, dopo aver letto gli altri, è stata una sorpresa. A cominciare dalla prima lirica, Profilo, che dà il nome all’opera, e delinea l’autrice: un autoritratto. Molto bello, anche se mi piace (e spero piaccia anche a lei) ridurlo nei versi (o parte di versi) che seguono, che a mio avviso la descrivono benissimo:

è …
un miraggio
sciame di nuvole
pensieri che vagano liberi

è …
un rischio
schiuma del mare
parole che fendono l’aria


La prima parte, oltre che la più corposa, è anche la più varia. Annovera liriche ancora autodescrittive dell’autrice – Virtù collaterali, Non cercarmi (allora), Soltanto di questo, Occhi (dietro il sipario) – assieme ad altre, che parlano di un suo rapporto d’amore – Resta, Odissea di un io e te, Non sapevamo di essere, Sacrifice, Capolinea, Crepuscolo … - frammiste a poesie di altri generi e tematiche (Mio, dedicato ad un figlio, Madre, dedicata a sua madre e presente anche nella seconda raccolta, Mio mito, ovviamente dedicata al padre), oltre che pensieri espressi in versi (bellissime Certe cose, Dolore, Il faro-guida). Capolavori come Cliché, Capolinea, Crepuscolo non si dimenticano. Chicca su tutte, in finale della parte, un Bifronte (noto gioco enigmistico), composto da una sola parola, che non scrivo … 
La seconda parte, Spazio, parla di luoghi. Liriche come I-sole, Montagne, Albero, Gabbiani, sono indicative di come si possano descrivere luoghi in versi, che sembra – a volte – parlino d’altro… Ma, sempre in questa parte, Scala dei Turchi, luogo famosissimo ad un camilleriano come me, racconta come nessuno la storia di questa collina di marna. E ancora, sempre in Spazio, due liriche- capolavoro dedicate ad un figlio (forse?): Dormi e Microcosmo, entrambe bellissime. Mi ha colpito per la brevità e l’intensità delle immagini, anche Scenografia; e ancora, sul tema uomo-donna, molto caro alla Mezzone in quest’opera, Essenze, capolavoro di brevità-intensità descrittive. 
La terza parte, Tempo, parla di momenti della nostra esistenza. La prima lirica, Come fossile, molto bella, che nella struttura ricalca un po’ Profilo, è ancora una lirica d’amore. E ancora Sogni, Realtà, Equilibrio vitale, Edera, Ciò che resterà, Se avrò fortuna: tutte notevoli, per ricchezza di immagini e contenuto. 
Non continuo, anche se – avendo letto il libro quattro volte – non mi sono ancora saziato, e non ho scelto quale lirica preferire. Debbo dire che l’opera prima si vede proprio dal fatto che – dopo aver conosciuto le opere successive della stessa autrice – la lettura di questa è stata più difficile, meno immediata. Forse è questo che l’esperienza insegna: l’autrice, nelle sue due opere successive più padrona del mezzo poetico, si esprime qui con una minor immediatezza, quasi stesse cercando – con la scelta delle parole – alcune strade per colpire, con i suoi versi, le menti dei suoi lettori. A mio avviso, c’è riuscita bene, molto bene! Si tenga conto che sono passati dieci anni dalla pubblicazione di quest’opera.


(Lavinio Ricciardi)








Beatrice Mezzone, Profilo, Centro Studi Tindari Patti, 2009 [ * ]


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