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LA PARLABILITA' DELL'INCEL
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2020

Santa Rita, la santa delle intercessioni per i casi impossibili, è anche la santa patrona della vita familiare. I due patrocinii non entrano in conflitto, anzi: la vita familiare è una scalata al cielo, un azzardo, una scommessa impossibile, un abbandono al mare delle contraddizioni. La vita della santa ne è stata l'esemplificazione dolorosa e paradigmatica. Andata in sposa a quindici anni in un matrimonio combinato dalle famiglie, come si usava alla fine del XIV secolo, ad un ragazzo rude e violento legato alle lotte di fazione, racconta la leggenda che riuscisse alla fine a mitigarne l'indole aggressiva di cui aveva pagato spesso le conseguenze. Nacquero così due figli maschi; ma il marito restò vittima in un agguato degli avversari di Cascia. I suoi fratelli si diedero ad organizzare la vendetta coinvolgendo i figli adolescenti del defunto. Ma Rita fervida credente pregò che i figli non fossero perduti in un turpe atto omicidiario. E ciò non avvenne perchè morirono giovani di malattia. Rita chiusa nel suo lutto e nella sua devozione chiese di poter entrare nel monastero degli Agostiniani di Cascia ma le fu negato perchè i religiosi temevano di restare implicati nelle faide locali. Fu solo il prodigio della sua apparizione nel monastero chiuso a convincerli. Da allora Rita visse una vita di clausura, coronata prima della morte dal miracolo della rosa. Le tappe della devozione prevedono, oltre alla visita alla basilica di santa Rita a Cascia che conserva le sue spoglie e all'annesso monastero, il pellegrinaggio al paese natale di Roccaporena a sei chilometri, dove si svolsero tutti gli eventi salienti della sua tormentata esistenza. Quì si visitano la casa natale di incerta ricostruzione, la casa maritale che ha resistito al terremoto che distrusse il paese nel 1599, l'orto del miracolo dove la cugina potè esaudire la sua richiesta in punto di morte di raccogliere due fichi e una rosa in pieno inverno, e lo scoglio della preghiera, una cappella in cima ad un monticello,  dove Rita si recava in solitudine a pregare. L'incel impegnato nella salita della via crucis dello scoglio della preghiera ha ad ogni tappa coincidente con una svolta del tornante un afflato di breve conforto ansimante, fino a salire l'ultima rampa dove si lascia andare alla liberazione, in un misto di pianto, rabbia prosciugata, inverosimile speranza, consolazione, fiducia nella rassegnazione della vita contemplativa. La quale, a conti fatti, è superiore e si erge dall'alto dello scoglio a dominare la vallata mistica circostante, con i suoi anfratti di preghiera, la vertigine di nuvole e cielo, il silenzio, la comunione invisibile dei santi. La storia dell'incel è costeggiata di stragi, le stesse che s'interponevano in controcanto alla mia personale ascesa allo scoglio della preghiera, nei giorni della guerra lontana e della pace vicina, di cui mi invetriavo nello specchio del cielo di gennaio. Il saliscendi dallo scoglio era accompagnato dall'ansimo della carrucola dal pozzo. 
Con una svolta si introduce una storiella di quando il vescovo andato a fare una visita pastorale al monastero di santa Rita, viene invitato al termine dalla madre superiora ad una partita di ping pong, a cui assistono tutte le suore radunate in circolo. I due contendenti si impegnano con grande lena ma il vescovo dà troppa forza ad un colpo mandando la pallina fuori del tavolo da gioco, tanto da esclamare: "Merda, ho sbagliato!". La superiora lo rimbrotta "Ma... eminenza, davanti a tutte le consorelle... ". Il vescovo si scusa: "Madre, sono mortificato, non accadrà più". Giocano sempre più velocemente e si ripropone la situazione precedente, col vescovo incorreggibile che esclama davanti ad un colpo andato a vuoto: "Merda, ho sbagliato!". Nuovo discreto rimprovero della madre superiora ed il vescovo che afferma stavolta: "Sono proprio imperdonabile, che Dio mi fulmini la prossima volta che mi lascio andare ad un'imprecazione!". Continuano a giocare e un'ulteriore volta si presenta la situazione: "Merda, ho sbagliato!". Si sente un rombo di tuono, si aprono le nuvole ed un fulmine si scarica incenerendo la superiora. Dopodichè si sente un vocione proveniente da sopra le nuvole esclamare rammaricato: "Merda, ho sbagliato!".     


(Carlo Verducci)  

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 8/1/2020 alle 15:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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