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KAFKA SULLA SPIAGGIA
post pubblicato in Murakami, Haruki, il 29 maggio 2019
 

Il romanzo ”Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami è stato definito dal suo traduttore Giorgio Amitrano: “un sogno mistico risonante di profezie.” E’ un’opera surreale dove i gatti parlano, pesci e sanguisughe cadono dal cielo, profezie si avverano, “una pietra dell’entrata” dovrà essere chiusa e in cui non ci sono confini tra sogni e realtà. Si rivela un originale romanzo dove il mondo e le storie al suo interno assumono un aspetto onirico, dove il paranormale convive con la realtà. Presenta una trama interessante, fortemente popolata da personaggi e situazioni tra loro intrecciate con un abile filo narrativo, ricchissimo di riferimenti simbolici. In esso si fondono diversi generi letterari: viaggio, formazione, saggio filosofico, erotismo, horror, mistery, tragedia greca, dramma famigliare, cronaca trasfigurata in irrealtà. L’autore attinge molto dai romanzi del Novecento, facendo propri i concetti assunti dal Calvino di ”Lezioni Americane”: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, che fanno del racconto e del romanzo uno strumento di conoscenza. In esso si intrecciano le storie parallele dei due protagonisti, Tamura e Nakata, che si sviluppano autonomamente ma che finiranno per convergere e integrarsi. Tamura è un quindicenne, che si è scelto come soprannome Kafka, perché amante dello scrittore ceco, che ha il significato di "corvo". Il ragazzo -corvo è l’alter ego (la coscienza) che lo segue nel suo viaggio nello Shikoku, in fuga dal padre e dalla sua predizione/maledizione “ucciderai tuo padre, giacerai con tua madre e tua sorella”. Il ragazzo è stato abbandonato, all’età di quattro anni, dalla madre che ha portata con sé la sorella più grande. Nella sua fuga incontrerà vari personaggi: la parrucchiera Sakura, che l’ospiterà e che lui crede sia sua sorella, il bibliotecario androgino Oshima (forse il Tiresia di Murakami) saggio e ospitale, che offre un asilo e un salario a Kafka in cambio di aiuto, la bellissima bibliotecaria Saeki, che lui immagina possa essere sua madre. Tamura  nell’ottavo giorno della fuga, misteriosamente una sera mentre è in un albergo perde conoscenza risvegliandosi con una T-shirt macchiata con una chiazza di sangue a forma di farfalla davanti a un tempio shintoista e avendo cancellato un pezzo di memoria. La coordinatrice della biblioteca Kamura, la signora Saeki non più tanto giovane ma attraente, ha un passato doloroso. Da giovane, cantautrice di una sola canzone, “Kafka sulla spiaggia”, scomparve dalle scene in seguito alla morte del suo fidanzato, ucciso perché scambiato per un’altra persona. Per alcune notti entra nella stanza dove Tamura dorme, quasi come un fantasma sotto l’aspetto di una quindicenne, fissa il quadro della parete raffigurante il suo ragazzo, Kafka sulla spiaggia. Tamura si innamora di lei e crede di vedere in lei la propria madre. Tra fantasia, sogni e realtà il ragazzo ha rapporti sessuali con Saeki e Sakura. Sospettato di avere ucciso il padre viene ospitato da Oshima in una baita del fratello, situata in una foresta fitta e misteriosa. Una forza dentro di lui spinge Kafka a entrare nella foresta dove trova due soldati fuggitivi perché “non volevano ammazzare nessuno”, che lo accompagnano lungo le strade del villaggio, ”immerso nell’immobilità e nel silenzio, senza tempo, mosso da un vento leggero”. La signora Saeki dapprima nell’aspetto di una quindicenne, poi di donna matura, il terzo giorno, dopo aver cucinato per lui, lo invita a lasciare il villaggio e a tornare alla vita precedente, prima che  “l’entrata sia chiusa”, nonostante le proteste del ragazzo che non vorrebbe tornare. La vita pregressa non ha alcun significato per lui, che non è stato mai amato. Ma il sangue assorbito dalla ferita, autoprocuratasi, della donna, da la forza a Tamura di tornare a vivere, mentre il villaggio scompare insieme ai due soldati e ”la sabbia del tempo scorre tra le fessure delle dita.” Giunto alla casa di Oshima, non avendo memoria di come sia venuto, gli manifesta il suo proposito di tornare a Tokio e di continuare gli studi.
Nei capitoli pari si narra (con i verbi in terza persona) la storia di Nakata, un uomo sessantenne, rimasto un po’ ebete a causa di un misterioso incidente avuto all’età di nove anni. Durante una gita scolastica (nel 1944) tutti i bambini avevano perso conoscenza per alcuni momenti, mentre egli si risvegliò due settimane più tardi, con la conseguente perdita di memoria e della capacità di leggere e scrivere. Ma nel corso della storia si verrà a conoscenza di alcune sue abilità: costruire mobili, praticare l’osteopatia e altre di tipo paranormale, come parlare con i gatti, far piovere pesci e sanguisughe dal cielo. Un giorno nel cercare la gatta Goma, compito affidatogli, s’imbatte in uno strano personaggio, Jonny Walker, che rapisce i gatti per ucciderli e rubare la loro anima. Costui gli chiede di ucciderlo in modo che lui possa smettere di torturare e uccidere i gatti. Si scoprirà che Walker è un famoso scultore, padre di Tamura. Nakata confessa ad un poliziotto di guardia il delitto di Jonny Walker, che si era sentito costretto a commettere, ma non viene creduto. Abbandonato il quartiere di Nakano si mette in viaggio verso lo Shikoku, perché sente di avere una missione da compiere: ricercare una misteriosa” pietra dell’entrata”. Grazie all’aiuto del colonnello Sanders e di Hoshino, un camionista compagno di viaggio, attratto dal suo carisma, trova la pietra in un antico santuario scintoista abbandonato e la trasporta all’albergo dove alloggiano. Nel sollevare la pietra hanno aperto “l’entrata” quindi sta avvenendo qualcosa “altrove”, Nakata sta aspettando che finisca di accadere, così “alcune cose ritorneranno al loro posto.” Nel perdersi alla ricerca del “luogo giusto” si imbattono nella biblioteca Komura, che Nakata sente essere quello il luogo cercato. Quando egli vede la signora Saeki, quasi come se la conoscesse, le parla della "pietra dell’entrata". Costei capisce che “le alterazioni, i danneggiamenti” sono conseguenza dell’apertura da lei operata anni prima. Il suo interlocutore ha ora il compito di “riportare le cose alla forma che devono avere.” Quindi lei non può restare lì. Gli affida tre cartelle, su cui ha scritto il racconto della sua vita, se cadessero in mani estranee causerebbero altri danni, perciò le distrugga con il fuoco. Entrambi misteriosamente, saranno trovati morti rispettivamente da Oshima e Hoshino. Rimane a quest’ultimo il compito di chiudere con la pietra “l’entrata”, sarà  il gatto Toro a dargli le istruzioni su come chiudere l’entrata e l’avvertimento di uccidere “una cosa che non ha una forma e appare sempre diversa.” Dalla bocca di Nakata ormai cadavere fuoriesce una “cosa biancastra” lunga e sottile di circa due metri, che ha un davanti e un dietro, con una coda, priva di occhi, di naso, di bocca. Con uno sforzo sovrumano Hoshino riesce a far rotolare la pietra, chiudere così l’entrata e fare a pezzi “ la cosa bianca.”
Intorno ai protagonisti della storia ruotano numerosi altri personaggi. Le cui vicende s’intersecano a loro volta. Oshima l’androgino e emofiliaco bibliotecario primeggia come un personaggio positivo dalla grande apertura mentale. Nutre un sincero affetto per Kafka, lo aiuta sia nelle necessità pratiche della vita, sia a capire meglio dentro di sé il tormento che non gli da tregua. Gli ricorda che ”è possibile rimediare ai propri errori se si ha il coraggio di riconoscerli, ma la ristrettezza di vedute, la rigidità di chi è privo di immaginazione, sono cose senza speranza. La realtà che ci circonda è la somma di tante profezie infauste che si sono avverate.” Hoshino, il camionista aiutante di Nakata, nel terminare la propria missione, dalla sua amicizia riceve un grande arricchimento interiore, una nuova sensibilità verso la musica e la cultura. La signora Saeki di notevole personalità, di eccezionale bellezza, dalla vita tormentata, oggetto d’amore  da parte di Tamura, accentra su di sé gran parte della storia. Ella insieme a Nakata ( hanno entrambi metà ombra) e  altri personaggi (entità astratte), il colonnello Sanders, Jonny Walker e i gatti, sono elementi magici, “spiriti viventi” che si presentano sotto spoglie umane, “al di là del bene e del male”, e hanno la funzione di aiutare il destino a compiersi. In riferimento al racconto “L’appuntamento dei crisantemi” tratto dai “Racconti di pioggia e di luna”  di Ueda Akinari, gli spiriti viventi erano allo stesso tempo un fenomeno sovrannaturale e una manifestazione naturale della vita quotidiana.
Il libro, disseminato di moltissime citazioni letterarie, musicali, poetiche, storiche e filosofiche nonché descrizioni ambientali quasi liriche, testimonia l’integrazione delle due culture, l’occidentale e la giapponese in “un unicum armonico.” Molto stretto nella cultura orientale è il rapporto tra corpo e spirito, da qui derivano le pagine dedicate alla descrizione dei cibi gustosi della gastronomia giapponese e al tempo dedicato all’igiene e agli esercizi ginnici. Caratteristiche di surrealismo e nonsense appaiono in alcuni dialoghi che strappano un sorriso per la loro comicità. La musica ha un ruolo importante, sia essa jazzistica, pop, rock o classica, ha una forte componente ricreativa, è fonte di rivelazione, sorgente di purificazione. In particolare rilievo è la presenza della musica di Beethoven con il trio dell’arciduca, che è oggetto non solo di “disquisizione musicale” ma “colonna sonora” che accompagna momenti di liberazione e commozione. Il romanzo, affascinante per quelle caratteristiche di sogno e di indeterminatezza, offre diverse chiavi di lettura per i temi affrontati. In primo luogo la letteratura  è vista come rifugio e salvezza. Per Kafka la biblioteca  Komura  è il luogo del bene, dove trovare pace e serenità, protetto dagli innumerevoli mondi che la letteratura sa donare. La biblioteca Komura è nascondiglio, ma anche epicentro in cui si snodano gli avvenimenti principali. Fondamentale è l’ingresso in un altro mondo al di là della vita stessa, dove il tempo è immobile, mondo sovrannaturale che sono “le tenebre del nostro spirito.” Altro tema affrontato (come nella tragedia greca) è quello  dell’incapacità dell’uomo di scegliere il proprio destino, ma ne è scelto. Il destino assomiglia a una tempesta di sabbia mossa dal vento, “quel vento sei tu, l’unica cosa che puoi fare è entrarci in quel vento. Quando la tempesta sarà finita, non sarai lo stesso di quando sei entrato.” Infine il viaggio di Kafka, che “uscito da se stesso è a sé che ritorna cambiato”, consapevole della conoscenza di sé e del mondo, carico di significati nuovi. E’ arrivato ai confini del mondo reale, ha affrontato le dure esperienze del suo destino, ha fatto i conti con i fantasmi del passato, ha sconfitto le paure e i demoni, ritorna da dove è partito. E’ pronto per un nuovo inizio, perché la vita è sempre un viaggio, l’inizio di qualcosa, mai solo una fine. Sarà un momento in cui si ricongiungerà con il ragazzo chiamato Corvo, la sua coscienza che lo ha costantemente seguito nel suo lungo e avventuroso viaggio.



(Anna Velia Violati)








Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia, Einaudi, 2009 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 29/5/2019 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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