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LE MILLE LUCI DI NEW YORK
post pubblicato in Mc Inerney, Jay, il 3 dicembre 2018
 
Ho scoperto questo autore americano leggendo questa estate il suo "La luce dei giorni". Il libro è apparso in una raccolta avente per tema New York, pubblicata dal quotidiano “La Repubblica”. Il libro che ho citato mi ha fatto assaporare la profonda conoscenza dell’autore per la vita e le abitudini di New York, città dove vive e dove credo sia nato.
Visto che ho avuto la fortuna di vivere 12 giorni a New York, città che ho sempre mitizzato e che amo ancora di più dopo averla visitata, e visto che per la brevità della mia visita ne ho conosciuto solo le mete turistiche, ma ben poco delle sue abitudini, ho voluto leggere gli altri libri di questo autore (credo che “La luce dei giorni” sia l’ultimo libro pubblicato in Italiano).  
Questo libro, di cui sto per parlare, è la sua opera prima, e risale al 1984. All’inizio c’è una dedica che recita: "
Come hai fatto ad andare in rovina?" "
In due modi: gradatamente prima, e poi di colpo" .
Il libro racconta le vicende di un singolo protagonista, e a mio avviso appare autobiografico, a differenza dell’altro, che racconta la vita di famiglie diverse. E – sempre a mio avviso – è il ritratto di un cittadino americano medio (newyorkese) e della sua vita quotidiana. Il protagonista, che parla in prima persona (da qui il sospetto che le vicende narrate siano autobiografiche), lavora come giornalista in una rivista ed è letteralmente “tampinato” dal suo capo, una donna con caratteristiche di zitella, acida ed estremamente rigorosa nelle pretese. 
Sono messe molto ben in evidenza le abitudini del protagonista, il quale è sempre piuttosto stanco durante le sue attività lavorative, visto che poi, la sera indulge volentieri, assieme ad un inseparabile amico, a passare serate nei night club in compagnia di ragazze. Le peripezie quotidiane del protagonista sono messe in evidenza con mille pretesti: ma, soprattutto, compare dappertutto la necessità di “tirare” cocaina, da parte del protagonista. Anche questa “abitudine” (sic) appare come usuale, e il protagonista se la procura in mille modi pur di poterne usare. La droga appare come se fosse il caffè per noi, cioè qualcosa che è entrato nella routine quotidiana delle persone.
Quello che però, a mio avviso, attira di più, nel leggere questo libro, è la descrizione del “vivere” newyorkese, che – nonostante “datato” di circa trent’anni – risulta credibilmente attuale. La lettura risulta sempre scorrevole e avvincente; lo stesso carattere si riscontra nel film che ne è stato tratto, con lo stesso titolo, dal regista Michael Fox.
Altra nota, che appare qua e là è proprio la descrizione di siti cittadini. Strade e locali sono reali, consentono ai conoscitori della città (di Manhattan in particolare) di ritrovarvisi. Così si apprendono cose che riguardano alcune zone di Manhattan (Upper e Lower East Side). Gli stessi titoli dei capitoli sono rappresentativi di molte situazioni esistenziali e di realtà tipiche cittadine.
Non voglio entrare troppo in dettagli, che ne sciuperebbero la lettura. Voglio sottolineare il finale, che non rivelo, e che – a mio avviso – è bellissimo. Credo che – comunque la si pensi riguardo la “grande mela” – il libro sia delizioso da leggere.



(Lavinio Ricciardi)









Jay McInerney, Le mille luci di New York, Bompiani, 2016 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 3/12/2018 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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