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IL LIBRO DEI FULMINI
post pubblicato in Trevisani, Matteo, il 7 novembre 2018

Un libro strano e straordinario, questo, al confine tra realtà ed esoterismo, che racconta una storia incredibile, eppur vera. Una storia che muove da molto lontano, dai tempi dell’antica Roma.
Per me, non addentro alle cose esoteriche, non era una lettura facile: invece, lo stile dell’autore e la scorrevolezza della storia, hanno  reso la lettura agevole e semplice. Il libro dei Fulmini è opera prima.
Non intendo raccontare la storia: persone più capaci e competenti di me, in materia, l’avranno fatto e continueranno a farlo; voglio solo dare qui le mie impressioni come semplice lettore, lettore di un libro che – pur nella realtà storica – attinge a fonti di cui sono ignaro ed ignorante a un tempo. Sono stato attratto a leggerlo dal titolo, e dall’argomento, che mi coinvolge come cultore della materia che ne tratta, la Fisica.  
Debbo dire che – una volta entrato nell’argomento – il libro non mi ha deluso,  come pensavo appena percepito quale ne fosse il tema. L’origine della storia è un’antica usanza dei Romani, nostri progenitori, che temevano i fulmini più di noi, considerandoli una manifestazione di un certo dio, Summano, e che si affrettavano a seppellire tutto quanto il fulmine avesse colpito, apponendo sopra la “tomba del fulmine” una sigla, "F.C.S.", che in breve voleva dire “Qui è stato sepolto un fulmine di Summano”. 
Una cosa che merita di essere menzionata è il fatto che i Romani temevano i fulmini, perché – a loro avviso – essi aprivano una comunicazione con il mondo dei morti. E questo concetto è la chiave di lettura dell’intero romanzo. L’autore è uno studioso di storia delle religioni, e scrive sulla rivista “Nuovi Argomenti”. E proprio muovendo dalla manifestazione (il fulmine) del dio Summano, cui è dedicato il terzo capitolo, l’autore muove il suo protagonista (omonimo, il che fa pensare ad un romanzo autobiografico, almeno nelle intenzioni). 
La storia appare come una ricerca che il protagonista compie – nei luoghi di Roma più vicini alle zone della Roma antica, ma anche altrove – per trovare questi “sepolcri dei fulmini” (contraddistinti dalla lapide con su la scritta "F.C.S.") e farne una mappa ragionata, consultabile. In questo Matteo, il protagonista, si fa aiutare da una persona che incontra per caso, Silvia, e che decide in un certo senso di aiutarlo. I due diventano amanti, e si impegnano in questa ricerca delle “tombe” dei fulmini.
Caratteristica dell’intera storia, che non voglio palesare oltre, è questa continua commistione della realtà dei vivi con il mondo dei morti, commistione che si va rendendo palese tramite molti accenni che la storia di Matteo, nel corso della sua ricerca, evidenzia. E i titoli dei capitoli ne sono testimonianza, perché permettono di continuo questo passaggio dalla realtà delle cose viventi (tra cui ha particolare significato il sesso, e i fatti sessuali, cosicché la relazione tra Matteo e Silvia non è solo un 
espediente cattura-lettori) a quella del mondo dei morti, evocato appunto da quanto si trova sotto le lapidi contrassegnate da “F.C.S.”.
In conclusione, torno a sottolineare la mia ignoranza in materia di esoterismo, cui fanno riferimento i numerosi accenni a questo rito di seppellimento dei fulmini, e proprio per questo non mi sento di dare un giudizio di merito sul libro. Però, come lettore, vorrei dire che il libro si presta a soddisfare molte curiosità inerenti a questa storia dei “fulmini”, e che il leggerlo è agevole e nient’affatto difficile per chiunque. 



(Lavinio Ricciardi)







Matteo Trevisani, Il libro dei fulmini, Atlantide, 2018






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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 7/11/2018 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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