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COME VOCI IN BALIA DEL VENTO
post pubblicato in Modica, Gisella, il 20 ottobre 2018
 

Il libro in questione è – a mio avviso – un piccolo capolavoro. Un libro scritto da una donna e dedicato “in nuce” a tutte le donne, specie a quelle che combattono nella loro vita. 
È essenzialmente un saggio storico, completamente al femminile, perché narra le vicende di donne siciliane alle prese con la conquista della terra negli anni immediatamente seguenti la costruzione dell’Italia repubblicana.
L’autrice, persona profondamente impegnata sia in letteratura (fa parte della Società Italiana delle Letterate), sia nell’UDI di Palermo, con questo libro ha reso omaggio alle lotte per la conquista della terra, condotte dalle donne del territorio palermitano. 
Il libro, molto ben organizzato, ha una prefazione di Maria Concetta Sala, che racconta molto bene sia la struttura del libro, sia il tormento dell’autrice nel descrivere una vicenda autobiografica fatta di “visioni e voci”.
La struttura del libro è articolata in sette parti, di cui prima, seconda, quarta, quinta e sesta sono autobiografiche; la sostanza del libro – però – è costituita dalla terza (Il Viaggio) e dalla settima (Falce, martello e Cuore di Gesù), che narrano, la prima le visioni, e la seconda le voci di cui si parla anche nella prefazione.
Accenno brevemente all’intera storia. L’autrice racconta nella prima parte (Nascita) la nascita della sua bambina, che però lei – presa dai suoi impegni politico-letterari, lascia con la nonna, la quale la critica proprio per questo suo non essere madre. Nella seconda parte l’autrice parla di sé e di quello che la interessa – politica, sostanzialmente, dalla parte delle donne –, discorso che continua nella quinta e sesta parte. Nella quarta parte, la morte di sua madre interrompe le sue “visioni”, oggetto della terza parte (Il viaggio). Questo lo schema organico del libro, concluso dalla settima parte (Falce, martello e Cuore di Gesù) ove sono invece le “voci”.
In dettaglio, cosa sono visioni e voci?  La parte delle visioni, descrive organicamente, attraverso un viaggio per i paesi della provincia palermitana (Piana degli Albanesi, Bisacquino, Valledolmo, Castellana), e in un arco di tempo che va da aprile a dicembre, gli incontri ideali che l’autrice fa con le protagoniste delle lotte per la terra, e – incontrandole idealmente – ne tratteggia i caratteri e le rispettive caratteristiche di lotta. Va da sé che tutte queste persone sono inserite nella lotta che i comunisti intrapresero per il diritto dei contadini di possedere le loro terre e di poterle coltivare, cosa che i padroni dell’epoca non accettavano. E proprio la descrizione di luoghi e persone dà a questa parte il carattere di visioni: l’autrice, con la sua immaginazione, “vede” le persone che descrive (Rosaria, Santina, Maria, e le altre).
La parte più bella del libro, che diventa non più storia fatta attraverso l’immaginazione dell’autrice, ma vita vissuta, è quella descritta nell’ultima parte. Qui le persone incontrate nei vari paesi, di cui alla terza parte, si identificano con le loro voci. Il curioso titolo della parte è dovuto al fatto che – nonostante i dirigenti comunisti non volessero – nelle marce alla conquista della terra, assieme alle bandiere rosse con falce e martello, venivano portati anche i labari di Chiesa con il cuore di Gesù. Questa, delle voci, è la parte più bella e più ricca di immagini. Le voci delle persone “viste” nella terza parte, qui hanno concretezza, divengono reali: proprio in questo, a mio avviso è la bravura dell’autrice. 
A mio giudizio, il libro – ancorché saggio storico – è ben realizzato, e l’autrice ha la bravura di passare dai temi autobiografici (nascita della figlia, morte della madre) – da lei considerati di scarsa importanza – ai temi della militanza politica, fatta però vivere attraverso le “imprese” delle voci di donne che – proprio per la descrizione del loro agire – sono vere interpreti della lotta delle contadine siciliane per la conquista delle terre. 
Il libro si legge molto piacevolmente; pur trattando tematiche a carattere politico, il fatto di farle rivivere attraverso le “voci” delle donne protagoniste lo rende delizioso e avvincente come un libro di avventure. Inoltre si percepisce bene il sentimento dell’autrice, che – dalla nascita della figlia, considerata una sventura – si trasforma nel descrivere la perdita della madre, ed appare degno della migliore tradizione sentimentale siciliana. 
Una nota di colore la portano le battute in dialetto, quasi sempre tradotte in italiano. Per chi – come me – conosce tale dialetto, il colore delle battute è ancora più evidente. Quasi sempre si tratta delle voci delle contadine, presenti sia nell’ultima parte, sia nella terza parte, quella delle visioni.
Ne consiglio la lettura a tutti: non è il caso di considerare questo libro ostico per l’argomento che tratta, proprio perché l’autrice lo ha reso accessibile a tutti i lettori. Spero che ottenga un buon piazzamento nella classifica del premio Biblioteche.



(Lavinio Ricciardi)










Gisella Modica, Come voci in balia del vento, Iacobelli, 2017 [ * ]
 


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 20/10/2018 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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