.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LUNGO IL SENTIERO... TRA MENTE E CUORE
post pubblicato in Pacifico, Maria Francesca, il 5 luglio 2018
 

"Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela tanto presa per così poco, e anch'io ho creduto fatale quanto si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato" (Aldo Busi, Seminario sulla gioventù)

Se è concessa una metafora escursionistica, si potrebbe descrivere la raggiunta maturità di cui parla questo libro come un altopiano a cui si arriva dopo una lunga salita, accidentata e faticosa. Ora però l'andatura in piano fa sentire il sentiero scorrevole sotto i piedi, mentre si procede beatamente, legittimamente dimentichi di tutto il travaglio che ha preceduto. 
[
1]
Si transita davanti alla clinica dove è morta la madre e non c'è più l'effetto doloroso di una volta. Anche "La città delle meraviglie", il ristorante cinese accanto alla clinica, è rimasto uguale. Questo paradossale accostamento non stinge più di orrore ma sembra come normalizzato, "si delinea come un vago pensiero sempre più confuso, avvolto da una nebulosa sempre più sottile e innocua".
La libertà è fondamentale per sperimentare la riappropriazione di sè, in opposizione al non senso che altrimenti si avverte in concomitanza con la mancata libertà. E' quello che si è provato quando si è scelto di uscire dalla casa parentale per andare a vivere da soli. "Per la prima volta dopo tanti anni ho percepito di aver raggiunto la mia prima libertà personale, [...] così come la crisalide rinchiusa nel suo bozzolo si tramuta poi in farfalla, passando all'età adulta, io stessa mi sono mostrata abile nel compiere un tale passaggio che mi ha reso, in prima persona, capace di transitare autonomamente alla fase post-embrionale, accingendomi a diventare a tutti gli effetti una persona più indipendente". E, come in vitro, la crescita matura in un ambiente di solitudine. "L'isolamento ha dunque costituito per me quella condizione esistenziale indispensabile, voluta appositamente per crescere e maturare nella mia intimità personale, [...] in quella casa regnava indisturbato il silenzio, generalmente interrotto dal verso esasperato dei piccioni che insistentemente, già dall'alba, tubavano beatamente e pacificamente sul balconcino, accompagnando in modo così insolito il mio problematico risveglio mattutino".    
E' un inconveniente superabile il dover andare in vacanza col proprio padre anziano. Che come avviene per le verità troppo evidenti appare parlare in codice, specialmente a favore di chi non ascolta: non condivide l'idea dell'ennesimo viaggio insieme, si innervosisce per la stasi della coda sull'autostrada, chiede di ascoltare il suo brano musicale preferito, la Tammurriata nera* ]. Sistemato il padre nella sua camera, "distesa sul letto mi trovo a pensare con il mio abitudinario spirito riflessivo. Sento di respirare un'aria diversa da quella da me attesa con tanta speranza, nell'aria avverto quel qualcosa di indefinibile che comincio a percepire come strano, magico, esoterico, impenetrabile". 
Il passaggio alla maturità si svolge tipicamente dopo una frattura, che costituisce una soluzione di continuità col passato, per cui ci si rende conto che la vita non può essere più quella di prima. La frattura crea un periodo di vuoto, ed anzi si potrebbe dire che la maturità raggiunta grazie alla frattura non è altro che la prosecuzione indefinita della sospensione di quel vuoto.
Sembra il vuoto dover essere giustificato e riempito da un'esasperata progettualità e non c'è spazio per l'effetto di plagio della realtà, per l'essere costretti su binari non scelti, sospinti da forze soverchianti, di cui il farsene una ragione è poi in fondo una fonte di liberazione mentale. "Spesso, infatti, il senso di smarrimento avvertito nei momenti di maggiore criticità esistenziale e la paura di non riuscire nel proprio piano assertivo, può indurre alla rinuncia e ulteriormente a un mancato riconoscimento del proprio valore individuale. Continuo, quasi inarrestabile è il mio errare tra una prospettiva progettuale e l'altra, che non si limita a essere in forma riduttiva un vagare senza meta nè scopo, privo di qualsiasi orientamento. Progressioni e regressioni rimangono sostanzialmente i miei più fedeli compagni di viaggio e di avventura, i tratti denotativi delle mie lunghe giornate, piene di impegni formativi e professionali. Pertanto convivo ogni giorno con un planning altamente dinamico, talvolta disorganizzato, talvolta efficientemente strutturato".
Il conflitto tra cuore e ragione non contempla lo scacco di entrambi su terreno neutro, dove il conflitto non ha più ragione di essere. La progettualità ha un motore segreto nel cuore e contrasta l'entropia. La notte paradossalmente conferma la pienezza del sè riconciliato, "arrestando le innumerevoli convinzioni autosvalutanti e denigratorie che strutturano il mio falso sè", anzichè essere, viceversa, di contraddizione delle false certezze dell'io cosciente. "Chiudere gli occhi, desiderosa di incontrare uno stato di assoluta serenità equivale per me a lasciarmi trasportare liberamente da una mia parte di cui fidarmi incondizionatamente, la cui voce rispettosa spesso mi richiama a una realtà in discesa non facilmente tangibile, non proprio effimera bensì formativa, nella quale è possibile lasciarmi andare a nuove esperienze conoscitive interessanti e arricchenti a livello di contenuto. In questi istanti, quasi magici, mi sposto pian piano dal buio totale verso una luce interiore che risplende irradiando l'oscurità di fondo, intravedo un fascio luminoso in progressiva espansione. L'intensità e il calore di questa luce ascendente mi avvolge e mi protegge lungo tutto il corso del mio dormiveglia, aiutandomi, in tal modo, a superare in larga parte l'iniziale stato di strano torpore, inerzia e frustrante immobilismo".  
Di questo procedere luminoso avendo di mira un fine, non si può che prendere atto. E' però l'assenza di oggettualità a lasciare dubbiosi, mancanza di trame e intrecci, negazioni e doppi, di cui si ha l'impressione che se ne avverta la presenza, ma che la si voglia esorcizzare prima ancora di incontrarla.
La lettura di questo libro mi ha fatto riandare con la memoria per contrasto ad un'altra lettura fatta da adolescente alla fine degli anni '70. Si tratta di una raccolta di racconti di Alberto Moravia, "Boh", che costituisce insieme a "Il paradiso" e "Un'altra vita", una trilogia dedicata dallo scrittore al nuovo protagonismo femminile delle lotte di quegli anni. Avevo il ricordo di una galleria di ritratti di donne ribelli, impegnate fino allo stremo in una rivolta etica e sessuale. Tutto l'opposto del ripiegamento interiore dell'autrice di questo libro,  mi dicevo. Dunque ho ripreso in mano quei libri di Moravia. Quale è stata la mia sorpresa nel rileggere quei racconti e nel non trovare affatto delle figure di donne rivoluzionarie, ma rivedere lo stesso riflesso d'ordine del libro di Maria Francesca Pacifico. Lo schema dei racconti è sempre lo stesso. Sono gli uomini ad essere per qualunque ragione degli inguaribili trasgressori che, magari controvoglia, finiscono col deragliare. Sono invece le donne, depositarie di una sorta di ordine metafisico interiore a riportare quegli uomini in carreggiata, nei binari della norma, nell'alveo del benessere di un cosmo civile ordinato. Ma per far questo sono rivoluzionarie, si sono dovute acceleratamente adeguare ai tempi, acquisire nuovi strumenti, evolvere. Sono diventate fantasiose, creative, eretiche, sorprendenti, clamorose, scioccanti. E in un certo senso si è aperto uno spazio etico in cui agire, in modo magari non tradizionale, quanto piuttosto ingannevole, subdolo, impareggiabile verso uomini comunque fallaci. C'è qualcosa che unisce le due letture, un tema di fondo, di necessità affrontato a braccio da parte mia in quanto tema lacaniano, quello del desiderio, che può essere anche solo desiderio di vivere.
Per concludere, tornando alla metafora d'apertura, se la maturità si può figurare come un territorio pianeggiante, avendo alle spalle l'angoscia della salita, tuttavia esso risulta poi pieno di insidie, false prospettive, autoinganni, il cui attraversamento non sarà per niente facile, specie poi se non si vedono i rapporti materialistici di potere tra le persone, rispetto a cui il processo finalistico verso la luce non può nulla. Il vulnus della morte della madre quando si era ancora troppo giovani non può essere riscattato in nessun senso, al massimo può essere dimenticato. E che la maturità consista nell'aver scalato una montagna di macerie è verissimo, ma non ci si deve con questo illudere che non sarebbe potuta andare diversamente. 


(Carlo Verducci)










Maria Francesca Pacifico, Lungo il sentiero... Tra mente e cuore, Il Papavero, 2018 [ * ]




[
1
Questa quì sopra delineata è solo una prima traccia, che potrebbe essere soggetta ad infiniti e quotidiani ripensamenti ed evoluzioni, obbediente al riflesso di incidere sul filtro di rassicurazione che il libro sembra voler stendere sulla trama dell'esistenza. Con l'occasione segnalo un libro nato dai seminari e dagli incontri della LUA sul tema della scrittura di sè al femminile in rapporto all'età adulta: Barbara Mapelli, Lucia Porris, Susanna Ronconi (a cura di), Molti modi di essere uniche. Percorsi di scrittura di sè per re-inventare l'età matura. Prefazione di Duccio Demetrio, Stripes edizioni, 2011 [ * ]. Sulla trilogia di Moravia ricordo di Carla Ravaioli, La mutazione femminile. Conversazioni con Alberto Moravia sulla donna, Bompiani, 1975 [ * ]    

 


Sfoglia giugno        settembre