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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
L'ULTIMO ARRIVATO
post pubblicato in Balzano, Marco, il 17 novembre 2015
 

Un libro bellissimo, che si legge con molto piacere. Per chi - come me - non sa niente di questo autore (giunto al suo terzo romanzo, dopo un esordio con una raccolta di poesie), una vera sorpresa nella letteratura italiana contemporanea. Si è più che meritato il premio Campiello, e occorre complimentarsi anche con l'editore per averlo scelto.
A parte la storia, di cui parlerò tra poco, emergono subito, in chi legge il libro, due evidenti connotazioni dello stile narrativo di Balzano: un linguaggio non scarno ma essenziale; una tecnica narrativa che alterna realtà e flashback.
Il linguaggio mi ha ricordato quello di Paolo Giordano, che però è molto scarno e spesso fa scappare di testa il filo di ciò che si sta leggendo. Con Balzano questo non succede, proprio perchè si tratta di un linguaggio molto più iconico. La narrazione scorre fluida ed evoca con facilità le situazioni che descrive, così che il lettore può letteralmente "vedere" nella sua mente il protagonista o i vari personaggi nei ruoli che interpretano. 
La tecnica narrativa si scopre man mano che si legge. La storia inizia con una premessa, dove si capisce che il protagonista - in carcere - vede apparire, non si sa se in sogno o per davvero, il suo maestro di scuola. E vede carcerato anche lui, accompagnato in un altro reparto da un secondino. In questa premessa è nominato il paese d'origine del protagonista, Ninetto, un paese della Sicilia, San Cono. 
Per i primi capitoli, la storia riporta i pensieri di un ragazzo undicenne, le sue attività e le cose di cui il bambino si lamenta (la fame soprattutto, ma anche l'indifferenza con cui lo tratta il padre). La fame: il ragazzo riceveva un'acciuga al giorno, e doveva farsela bastare. Finchè un amico di casa, Giovanni, propone di portarlo con sè a Milano, dove è diretto, come tanti, in cerca di lavoro. Giunti a Milano, mentre Giovanni non riesce a lavorare, Ninetto trova due lavori di seguito, e lascia il primo per il secondo.
La storia va avanti e ci si viene a trovare a casa di Ninetto, prima cresciuto che lascia Giovanni e va a stare altrove, poi cinquantenne che ha moglie e figlia e che aspetta la nipotina. L'alternanza delle vicende di Ninetto ragazzo, adulto e poi in carcere prosegue, ma anzichè distrarre il lettore, gli consente di seguire affascinato la storia del protagonista raccontata da lui medesimo. E' questa, a mio avviso, una delle trovate che rendono il libro gradevole e di lettura facile. Proprio il racconto in prima persona non porta il lettore fuori dalle vicende, ma piuttosto lo coinvolge nel racconto che Ninetto fa della sua vita.
E le vicende proseguono, fino a rivelare solo in fondo al libro la causa della carcerazione, causa che naturalmente non rivelo. Al termine, il lettore attento si rammaricherà che la storia sia già finita. Potrebbe sembrare che la storia sia una delle tante di immigrati meridionali a Milano: non è così. Sembra piuttosto che la storia, come l'autore scrive in una nota al termine del libro, sia l'insieme di più storie vere fuse in una storia unica. 
Insomma, il libro si legge estremamente volentieri, connotato che distingue lo stile narrativo di Balzano, e ne consiglio vivamente la lettura a tutti.



(Lavinio Ricciardi)








Marco Balzano, L'ultimo arrivato, Sellerio, 2014 [ * ]     
  

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 17/11/2015 alle 8:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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