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STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA
post pubblicato in Ferrante, Elena, il 20 ottobre 2015


Questo è il quarto ed ultimo volume della tetralogia di Elena Ferrante “L’amica geniale”. Ho atteso un po’ a leggerlo ma – forse perché reduce dalle vacanze, forse perché le mie letture estive sono state del genere giallo–thriller – la lettura di questo libro è stata molto piacevole, più dei precedenti, almeno all’inizio.
Il libro presenta una novità rispetto alle altre tre parti: non è un unico testo, ma è diviso in due parti, i cui titoli la dicono lunga sulle intenzioni dell’autrice: “Maturità: storia della bambina perduta” e “Vecchiaia: storia del cattivo sangue”. Maturità e vecchiaia sono ovviamente quelle dell’io narrante, Elena Greco (Lenù per gli amici napoletani e per Lila, la sua controparte nel libro).
La prima parte, la “Maturità”, tratta soprattutto della vita di Elena, sposata Airota e per tre anni – dal 1976 al 1979 – lontana da Napoli e quindi da Lila. Elena, madre di due figlie, Dede ed Elsa, si è legata a Nino Sarratore, e questo l’ha costretta a separarsi dal marito, Pietro, di cui era stanca (la vicenda è stata descritta ampiamente nel volume precedente, “Storia di chi fugge e di chi resta”). Durante questo periodo Elena vaga per varie città, cominciando da Montpellier, ove Nino va per intervenire a un congresso (è ricercatore universitario); poi Genova, Napoli, Firenze. Ma sempre per brevi periodi. Elena cerca di occuparsi soprattutto del suo lavoro di scrittrice, visto il successo che ha avuto dai suoi libri.
La maturità è l’età che segue il “tempo di mezzo”, sottotitolo del volume precedente. E l’io narrante, Elena, si descrive calcando l’accento su tutte le sue azioni come compiute in piena maturità, non più con gli impeti e le passioni delle età più giovani. Lo stesso fa con Lila – la sua amica – anche lei in piena maturità. Lila è sempre presente nel racconto di Elena, e si comporta da amica anche se non è più al centro della sua vita. Ed è forse la storia stessa a caratterizzare la maturità di entrambe: l’affidamento delle due bambine a Guido e Adele, suoceri di Elena; la vita con Nino e la conseguente gelosia verso sua moglie Eleonora, che Nino promette di lasciare. Non dimentichiamo – nel seguire le vicende di Elena e Nino – che, durante una vacanza ad Ischia, Nino era stato amante di Lila.
Pur nelle sue peregrinazioni, Elena non accetta la separazione dalle sue figlie e decide di portarle via ai suoceri e riprendere a fare la mamma, anche se viaggiante. Questa decisione è in certa misura conseguenza di quanto le aveva detto Lila riguardo il suo ruolo di madre, e della sua vita lavorativa, che spesso le chiedeva di muoversi da una città all’altra. Elena, riprendendosi le figlie, con cui dialoga spesso, decide di tornare a Napoli (l’immagine sulla copertina del volume fa proprio riferimento alle bambine). E Lila, pur messa da parte in molte situazioni, resta sempre il principale soggetto della storia di Elena, anche quando non è presente, ed entra a far parte anche dei suoi dialoghi con le figlie. L’ultimo libro che Elena ha scritto racconta molto in dettaglio la vita del “rione” dove le due amiche sono cresciute, e la cosa non è andata a genio ad alcune persone, principalmente ad uno dei fratelli Solara, Michele.
Elena rimane incinta di Nino, nonostante i fatti le avessero già reso chiaro che il suo amante era persona inaffidabile. Questa gravidanza è parte centrale del rapporto con Lila, che anche lei resta incinta nello stesso periodo; ciò avviene in un momento in cui la tensione tra Elena e Nino è giunta ad un livello piuttosto alto, così da determinare la definitiva rottura tra loro. Elena partorirà una terza figlia, Imma, e Lila anche lei una figlia, Tina, che avrà un fratello molto più grande, Gennaro. La storia approfondisce per un po’ questo nuovo legame tra le due amiche, fin quando, dopo alcuni anni, per una malaugurata serie di circostanze, Tina si perde per la strada, e nessuna ricerca riesce a farla ritrovare. E qui l’esame che Elena fa della sua amica si arricchisce del dolore di Lila, dolore che Lila nasconde all’amica in molte maniere. Con questa scomparsa di Tina si chiude la parte sulla maturità.
Sono andato molto oltre i miei soliti limiti, raccontando in modo caotico e confuso – come appare nel libro – la storia della prima parte di questo ultimo volume. Questa parte occupa nel libro il doppio delle pagine della parte successiva, la “Vecchiaia”, ed è enormemente più complessa delle storie dei volumi precedenti. Dunque cercherò di essere più breve nel raccontare di questa seconda parte, anche se non è meno caotica della prima.
La “Vecchiaia: storia del cattivo sangue” inizia con la partenza di Elena per Torino, dove è chiamata a dirigere una piccola casa editrice con la quale aveva iniziato una collaborazione. Nella sua permanenza a Torino, Elena non si distacca del tutto da Napoli, dove torna saltuariamente. In queste visite, l’unica persona che Elena frequenta – a differenza della “Maturità”, dove le frequentazioni principali di Elena erano parenti ed amici – è proprio la sua amica Lila. In una delle visite napoletane Elena scrive un racconto, che pubblica: si intitola “Un’amicizia” e parla diffusamente di Lila (Elena trasgredisce una promessa fatta all’amica, che era di non scrivere più di lei). Ma – dopo la presentazione pubblica del racconto – l’amica non è più rintracciabile, anche se Elena abita al piano di sopra di Lila; non risponde al telefono, fisso o cellulare. Il ricordo della perdita della figlia Tina ha prodotto in Lila una sorta di smarrimento dal quale non si è mai ripresa.
Elena ritorna a Napoli a seguito di vari fatti, il più importante dei quali è la perdita del suo lavoro: la sua piccola casa editrice versa in cattive acque e un giovane la sostituisce. E in pratica, tornata a Napoli, alla casa che aveva sopra quella di Lila, Elena riprende a raccontare della sua amica e dei fatti del rione. Questo raccontare la riporta indietro, quando ancora era a Napoli con tutte e tre le figlie, e abitava sopra l’appartamento di Lila. Così inizia ad osservare Lila e a tornare dentro la sua vita al rione. E – dopo la sua crisi con Nino – assiste alla perdita della capacità di iniziativa di Lila, che vuole smettere di lavorare, e alla sua crisi nel rapporto con il compagno Enzo.
Tanti altri fatti corrono sotto la penna di Elena (a mio avviso, è in realtà l’autrice del romanzo, Elena Ferrante, che racconta realmente questa storia). L’assassinio dei fratelli Solara, indiscussi boss del rione; la figlia Dede che s’innamora del figlio di Lila, Rino; la successiva visita di Pietro – l’ex marito di Elena – alle figlie e a Lila; la rapida e improvvisa “scappata” della figlia Elsa con Rino, il figlio di Lila, che Elsa ruba alla sorella; la partenza di Elena per Bologna – dove sapeva che Rino voleva andare – ove ritrovare la figlia. Ad accompagnarla a Bologna è Enzo, il compagno di Lila; arrivati a Bologna e non trovata alcuna traccia dei due fuggitivi, mentre Elena vuole denunciare Rino, Enzo chiama Lila al telefono, e scopre che Dede ha ricevuto notizie: Elsa è a Genova dai nonni paterni. Elena si fa, allora, lasciare da Enzo a Firenze e va a Genova, a riprendere la figlia.
Elsa e Rino accettano di tornare a Napoli e stare con Elena; Dede raggiunge suo padre a Boston, dove nel frattempo è andato. Prima di partire, in un curioso raptus di affetto per la madre, le dice due cose: che con lei non si può parlare, perché ama solo il lavoro e “zia Lina”; e che la vera punizione per Elsa (che le ha rubato Rino) è restare a Napoli. Poco dopo, Enzo, mentre Lila è fuori casa, viene arrestato, perché coinvolto in vicende terroristiche facenti capo a due amici del rione, Nadia e Pasquale.
Elsa resta a casa di mamma, e per un po’ sembra che tra lei e Rino tutto fili liscio, ma presto, anche la loro unione si rompe. Così, dopo altri due amori, Elsa raggiunge Dede e il padre a Boston, e Rino resta con Elena. Nel frattempo continua il dialogo con Lila, che le consiglia di separarsi anche da Imma, mandandola a Roma dal padre Nino, diventato onorevole. Sopravvenuta una crisi politica, Nino le chiede di schierarsi a suo favore, e lo fa attraverso la figlia Imma, subito favorevole al volere del padre. Intanto negli scandali viene coinvolto anche Guido Airota, padre di Pietro.
Imma si lega a zia Lina (Lila), che se la porta in giro per Napoli, e che ovviamente la coccola come se fosse sua figlia Tina. Elena lascia fare, ma si accorge che la figlia va più d’accordo con Lila che con lei. E Imma le racconta che la zia Lina sta scrivendo un libro su Napoli, e sulle tante cose di Napoli che sa. L’attenzione di Elena torna a Lila, con la quale – nel racconto – trascorre gli ultimi giorni che passa a Napoli, prima della partenza per Torino. E Lila le fa una confidenza: ha immaginato che Tina fosse stata rapita perché scambiata per Imma, la figlia di Elena.
Lo spostamento di Elena e Imma a Torino, con cui il romanzo inizia, ritorna nel finale, dove – ormai a Torino – Elena telefona frequentemente a Lila, per mantenere vivo il suo rapporto con lei. Nel frattempo, anche Imma è andata a studiare all’estero, in Francia. E queste pagine finali sottolineano – con le parole di Elena – il concetto di vecchiaia: le figlie tornano a casa ogni anno, con i loro nuovi compagni. Finché Dede, scelto un compagno straniero che non sembra più occasionale, torna a Torino con un nipotino. Elena è nonna! E i ricordi, in occasione di questa più lunga permanenza delle figlie, tornano violenti alla mente di Elena, un giorno che le figlie indugiano davanti alla libreria dov’erano i suoi libri. Da una lettura occasionale di Elsa, che marcava ironicamente un periodo del libro che stava sfogliando, Elena si accorge di soffrire, riconsiderando l’intera sua vita, e prosegue in questo esame nel suo ritorno a Napoli: le sembra che Lila abbia scritto qualcosa e – forse su questa onda – scrive “Un’amicizia”. Dai ricordi esce anche il fatto che – nel successo del suo libro – Lila sparì, non si fece più trovare, come se qualcosa l’avesse offesa. La seconda parte del libro si chiude con questa immagine.
C’è un brevissimo epilogo intitolato “Restituzione”, ove Elena racconta che torna a Napoli un’altra volta, in occasione di due funerali, quello di suo padre, e quello della madre di Nino, Lidia Sarratore. Dopo un breve incontro con Nino, mentre parlano di Lila e della sua irreperibilità, Nino osserva che prima o poi si sarebbe rifatta viva. Un fatto strano chiude anche l’epilogo. Rientrando a casa a Torino, dove ormai vive, Elena trova un pacco depositato sopra la sua cassetta di posta, senza un biglietto né un indirizzo. Lo apre con cautela e trova nel pacco le due bambole Tina e Nu, con le quali si apre la storia del primo volume. Dopo alcune considerazioni nel merito, ovviamente anche su Lila, Elena conclude con un pensiero: “significano, le bambole, che Lila sta bene e mi vuole bene: ma vogliono anche dire che non la vedrò più”.
Mi accorgo di non aver rispettato quanto ho detto poc’anzi, e cioè che dovevo scrivere di meno. Ma l’eccesso di scrittura è stato necessario ad esporre l’enorme quantità di fatti che caratterizzano la vicenda e che – sia pur impropriamente descritti e molto ridotti nei particolari – in qualche nodo dovevano essere riportati.
Ora che sono arrivato in fondo, ora che gli echi di “Un’amica geniale” mi sono arrivati anche da una americana di New York, conosciuta a Roma al matrimonio di mio nipote, posso dire che – nel complesso – sono stato soddisfatto della lettura di questa tetralogia. E vorrei dire che di Elena Ferrante questa tetralogia rappresenta, a mio avviso, l’opera conclusiva e – in buona parte - autobiografica. Sono lieto di consigliarne la lettura a tutti coloro che amano leggere i libri.



(Lavinio Ricciardi)









Elena Ferrante, Storia della bambina perduta, e/o, 2014 [ 

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