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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
LA FIGLIA OSCURA
post pubblicato in Ferrante, Elena, il 12 ottobre 2015
  

Un libro che appare un po’ insolito questo della Ferrante. Specie dopo la lettura dei primi due, “L’amore molesto” e “I giorni dell’abbandono”. Ho letto “I giorni dell’abbandono” due o tre anni fa, quando la notorietà raggiunta dalla scrittrice con la sua tetralogia non era ancora all’apice. Ho letto tutti gli altri suoi libri quest’anno e ne sono rimasto molto influenzato.
Debbo dire che "La figlia oscura" mi è sembrato inaugurare uno stile più immediato e una scrittura più vicina alla comprensione dei lettori meno esperti. Soprattutto per la storia, quella di una semplice vacanza al mare di Leda, la protagonista, una giovane donna. Leda è separata dal marito, che – nel fuggire da lei per un lavoro in Canada – si è portato con sé le due figlie. Ma la storia, anche se di più immediata comprensione (specie a confronto di quella de “L’amore molesto”), è ugualmente coinvolgente e bella.
L’io narrante è quello della stessa protagonista Leda. E la trama è quella di una vacanza al mare, con incontro, da parte di Leda, di una famiglia di napoletani e dei loro problemi quotidiani. Questa trama è apparentemente centrata su una bambola, che a Leda ricorda quella che aveva lei da bambina.
L’abilità della Ferrante appare nella descrizione dei vari personaggi della vicenda e non solo della protagonista e dei suoi reali problemi, che appaiono pian piano. Le descrizioni fanno parte dell’osservazione che Leda sviluppa verso il gruppo che ha incontrato, un po’ chiassoso e di composizione eterogenea. Leda osserva i personaggi lentamente, e li caratterizza uno alla volta. La prima che viene evidenziata è Rosaria, in attesa di un neonato, che polarizza l’attenzione proprio per il suo stato e per come lo porta avanti. Sullo sfondo di Rosaria si delineano altre due persone, una madre – Nina – e sua figlia Elena, una bambina dell’età di circa otto anni. La bambina gioca sempre con una bambola, e spesso la abbandona sulla spiaggia. Chiacchierando con Leda, capita che la bambola rimanga proprio vicino a quest’ultima.
La bambola un giorno viene smarrita. Tutta la famiglia si scatena alla sua ricerca, senza esito. In realtà Leda, che l’ha vista semisepolta nella sabbia, ha deciso di prenderla e l'ha messa nella sua borsa.
Da questo episodio, apparentemente casuale e non legato a particolari notevoli, origina la storia e il titolo del libro: la “figlia oscura” è proprio – immagino – questa bambola, alla quale Elena dà molti nomi, tra i quali uno, Nani, colpisce Leda. La vicenda ruota proprio attorno alla bambola che – man mano che la storia prosegue – appare a Leda come una possibile “figlia” (io, almeno, ho interpretato così il suo interesse per la bambola). Probabilmente una figlia desiderata, latente, o l’incarnazione stessa dell’istinto materno di Leda, che ha le figlie lontane, e ne soffre. Da questo desiderio si evince il ritardo con il quale Leda continua a protrarre il momento in cui decidere di restituire la bambola ad Elena.
Ancora una volta la fantasia della Ferrante ricama sulla personalità della protagonista. La vita di Leda, che lei stessa, io narrante, racconta man mano, è – a mio avviso – la parte forte della storia. Ma, rispetto a “L’amore molesto”, in cui l’io narrante alla fine si identifica con la madre scomparsa, o rispetto a “I giorni dell’abbandono”, in cui l’io narrante non è la protagonista, ma la scrittrice, e il centro della storia è – appunto – la sensazione dell’”abbandono”, qui lo snodarsi della vicenda – la ricerca della bambola e la sua apparente (fino al termine del libro) scomparsa – danno a Leda l’opportunità di descrivere i suoi pensieri e cercarne le ragioni, rievocando vicende della sua vita. Così il significato della “figlia oscura” che ho identificato con la bambola e con la personificazione del desiderio materno di Leda (abbondantemente espresso nel ricordo delle figlie e nel trasporto che ha per loro ogni volta che le sente a telefono) penso giustifichi il fatto che lei aspetta a restituire la bambola, pur essendo costantemente intenzionata a farlo.
Non rivelo la fine della storia, di cui mi pare di aver già raccontato anche troppo. Ma resta a mio avviso questo uno dei libri più accessibili dell’autrice; il suo talento nel descrivere stati d’animo e personalità (in particolare, femminili) si esprimerà poi, ancor più compiutamente, nella tetralogia di ambiente napoletano intitolata “L’amica geniale”. 



(Lavinio Ricciardi)








Elena Ferrante, La figlia oscura, e/o, 2006 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 12/10/2015 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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