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LA DONNA DELLE AZZORRE
post pubblicato in Petri, Romana, il 4 marzo 2014
   

Un libro, questo della Petri, molto vivo e sinceramente autobiografico. Racconta in prima persona (l'io narrante sembra proprio essere quello dell'autrice), la storia di una donna che - come una normale turista - visita le isole Azzorre, arcipelago portoghese sperduto in mezzo all'oceano Atlantico, composto da nove isole. Di queste, la turista sceglie l'isola di Pico.
Il libro ha dieci capitoli: tre – il primo e i due ultimi – sono intitolati ai luoghi della storia, mentre gli altri sette sono dedicati ad otto personaggi, e hanno per titolo i loro nomi portoghesi. Spesso l’autrice usa parole portoghesi nel libro, a cominciare dalla chiosa iniziale, tratta da una orazione a Gesù, e che segue la dedica, fatta al primo dei personaggi, protagonista del secondo capitolo, ma presente anche in molti altri.
Mi accorgo di divagare, ma il libro è di quelli che prendono. E l’autrice, sicuramente giovanissima all’atto della prima stesura – l’anno successivo è stata premiata con il noto Grinzane-Cavour 2002 – mette nelle sue pagine tutto quello che i suoi sensi scoprono in questa bellissima vacanza.
Il libro, proprio per il modo in cui è scritto, sembra il video del viaggio di Romana nelle Azzorre. Un video, sì, perché in tutto quanto l’autrice descrive ci sono immagini. Nei gesti e nelle parole dei personaggi, nelle scene che inattese appaiono, nei luoghi che si scoprono in una giornata di sole o sotto un cielo nuvoloso.
E ancora, soprattutto, nel modo in cui l’autrice racconta i personaggi stessi. In Ovunque io sia, l’eco della protagonista, e prima di lei sua madre, è in ogni parte del libro, mentre in quest’opera (precedente, mi pare) i personaggi appaiono proprio come capita ad un turista che sta visitando un luogo non molto frequentato nella letteratura, anche contemporanea.
Personaggi che appaiono e scompaiono, spesso in poche pagine, quante ne comprende un capitolo di un libro breve. Personaggi la cui descrizione è il tema fondante del libro, e che caratterizzano completamente la vita, l’esistenza di borghi di un’isola abbastanza sperduta nell’immensità di un oceano. Personaggi che la natura dell’autrice genera come se li avesse visti davvero, cosa non improbabile dato che il carattere della turista “io narrante” è decisamente quello di una donna come la Petri, carattere che traspare da ogni pagina, spesso da ogni frase.
Del libro esistono, come si è detto, due edizioni: la prima, del 2001, scritta dalla Petri piuttosto giovane, e subito premiata. L’attuale edizione – 2010 – ha venduto in Portogallo oltre 50.000 copie ed è stata tradotta in Inghilterra, Stati Uniti, Olanda e Israele. Esistono qua e là varie recensioni, una delle quali (Gianfranco Franchi su “Lankelot” [ * ]) è particolarmente espressiva. La lettura di questo libro è a mio avviso fortemente raccomandata a tutti, qualunque sia il loro gusto letterario.




(Lavinio Ricciardi)








Romana Petri, La donna delle Azzorre, Cavallo di Ferro, 2010 [ * ]

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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 4/3/2014 alle 6:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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