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CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
ALBERINVERSI. UN PERCORSO DI ECOCRITICA
post pubblicato in Robustelli, Anna Maria, il 29 novembre 2013

Ci interroghiamo spesso, in maniera sempre più pressante sul nostro rapporto con il pianeta Terra. Lo sfruttamento delle risorse di questo pianeta ha per secoli, per millenni logorato l'ambiente in cui siamo chiamati a vivere. Per un periodo molto lungo ci siamo considerati i padroni dell'Universo, superiori a tutto il creato, con il diritto di sfruttarne indiscriminatamente e illimitatamente i beni di cui ci troviamo a disporre. Stiamo capendo che questa visione del mondo dualistica (l'uomo opposto alla natura) e autoritaria è molto distruttiva. Lentamente capiamo che noi siamo una parte del creato e non i signori di esso e che il creato si può mantenere solo se i rapporti tra le forme viventi che lo popolano vengono mantenuti a discapito di nessuno.
  

Alla biblioteca comunale di Villa Leopardi a Roma trova accoglienza il Gruppo di Ecocritica Villa Leopardi, che ha avviato alcune iniziative volte ad approfondire la conoscenza degli alberi.
Per prima cosa il 18 aprile scorso si è svolto un percorso guidato tra poesia e storia degli alberi con lo storico degli alberi Antimo Palumbo e il Gruppo di Ecocritica Villa Leopardi. Ci si è spostati da albero a albero - sono stati "visitati" una robinia, un pino, una palma, un gelso, un cipresso, un olmo, un leccio e un acero - leggendo dei versi tratti da poesie di poeti contemporanei e non in cui venivano citati questi alberi. Un mese dopo, il 20 maggio, si è tenuto un incontro con alcuni poeti i cui testi erano stati letti in quella passeggiata, che hanno offerto altre poesie sugli alberi.
Si è esordito parlando di ecocriticism, la disciplina che, per usare le parole della ricercatrice americana Cheryll Glotfelty, studia la relazione tra la letteratura e l'ambiente fisico. Alcuni studiosi americani hanno scoperto che un modo sicuramente efficace per affrontare i problemi della biosfera è la letteratura, che da secoli è stata uno strumento estremamente valido per raccontare e trattare i problemi dell'individuo e della società. L'ecocritica analizza come ogni opera letteraria si pone nei confronti dei problemi dell'ambiente e in che modo orienta la visione che ognuno di noi ha di questi problemi.
In questo modo tende a far aumentare la consapevolezza verso queste problematiche per evitare catastrofi ecologiche sempre più distruttive e irreversibili. Al tempo stesso cerca di essere una forma di attivismo, cioè tenta di mettere in moto quelle molle che ci spingono a lottare per difendere qualcosa a cui teniamo (per es. gli alberi).
Di fatto la letteratura e, nel caso specifico la poesia, può mettere in campo un elemento irrazionale, il sentimento, che è un'energia di per sè trascinante, laddove la mera razionalità della scienza non riuscirebbe a coinvolgere la gente più di tanto. La letteratura, la poesia, quindi, permettono una narrazione, una discussione e un coinvolgimento estetico che costituiscono un forte propulsore necessario per determinare qualsiasi cambiamento.
Stiamo andando avanti con un'idea sbagliata di cultura. L'uomo non è l'animale più importante del creato. Dobbiamo abbandonare l'antropocentrismo in cui abbiamo creduto fin dal Rinascimento, ma anche prima (tradizione giudaica, la Bibbia). Intanto le rivoluzioni del secolo passato ci hanno insegnato che è scorretto dire uomo, che è una definizione di genere. E' corretto dire uomo e donna, ma poi abbiamo capito che anche l'altro (includendo in questa parola i bambini, i malati, gli handicappati, i popoli non occidentali, gli animali, le piante, il mondo minerale, ecc.) è ugualmente importante. Gli esseri umani non si devono più contrapporre alla natura considerandola loro proprietà, perchè essi sono una parte della natura e possono sopravvivere se imparano a restare in armonia con il resto del creato.
Barry Commoner, scienziato americano, nella prima legge dell'ecologia ci dice che "ogni cosa è connessa con ogni altra cosa". [ 1 ]
La prima poeta che ha letto le sue poesie è stata Maria Grazia Calandrone, di cui citiamo alcuni versi tratti dalla bella poesia in romanesco Arberi, che possiede una distinta qualità drammatica, intensificata dall'uso del dialetto [ 2 ]:

[...]
Tutti l'arberi - 'o vedi - toccano er cielo co' ste giravorte
de rami, che s'avviteno
su de sè
carmi carmi
puro se so' feriti
puro se stanno a bagno ner nerastro e nella cupitudine
de l'inverno: perciò
mettemose vicini
all'arberi
senza ruminà
male e vennetta, famose semplici
come cinghiali, come la tera: tera
se dovemo fa', sotto sti grandi macchinari da fiore. [ 3 ]

La voglia di vivere, di crescere, di produrre foglie e fiori spinge gli alberi avanti fino a toccare il cielo e la poeta alla fine invoca per noi umani la necessità di metterci vicini agli alberi con umiltà, di farci terra sotto di loro, rinunciando implicitamente alle nostre "manie di grandezza" inutili.
Fra altre poesie, Marcella Corsi ha letto questi versi:

Se hai parole dimmi gli occhi del mandorlo
le sue minuscole labbra marroni di terra
spediscimi a volo di tordo ciocche vive
i suoi capelli di foglia, ti renderò
affrancato di corteccia un pensiero
forte del suo fiorire (ma non tagliarli
troppo corti: sono così belli
e odorosi, lucenti i suoi capelli ricci... [ 4 ]

Si tratta di un felice incontro tra un albero che tende a diventare una persona e una persona che assume le forme di un albero per manifestarsi. Il linguaggio è sensuale, denso di suoni e immagini corporee: prevalgono il tatto e l'odorato. L'incalzare dei versi trascolora di immagine in immagine con un gusto quasi barocco. La mancanza di punteggiatura fonde il tutto in un magma sinuoso segnato dalle ripetute invocazioni sotto forma di imperativi che ravvicinano chi parla all'albero oggetto della poesia.
Un coinvolgimento nella matericità delle parole della poesia è presente anche in Pinus pinea di Tiziana Colusso. Ci colpiscono nella prima parte della poesia i numerosi suoni con la effe in cui la voce pare ripetutamente tuffarsi quasi per non ritrovare la luce. Non per nulla la poeta parla di affogo. Tiziana Colusso visita e mette insieme più culture: per esempio gli etruschi nella parte da me citata, rendendoci consapevoli di vivere in un mondo ricco di sedimentazioni e punto di confluenza di culture diverse. L'elemento del significante è spesso prevalente. Le parole sembrano scaturire le une dalle altre in impicci di allitterazioni che rivelano una grande sensibilità linguistica e un'attenzione che è passata per la sonorità delle avanguardie.

[...]
Pinus pinea di pinoli infantili da serci etruschi
bucce sparse sui tufi della necropoli, tra le isolette dei tumuli
fecondate dal seme dei secoli in fioriture stratificate

           - e da allora persa a vagare fluida e fluente
                                                                  L fino al naufragio ferale:
e con l'ultima foga a sollevarmi dall'affogo proprio un pinus
                                                                             L pinea m'appare,
[...] [ 5 ]

Ha la grazia di un haiku una delle poesie lette da Michele Colafato:

Gli occhi si alzano al cielo
grigio scuro terso dal diluvio -
in fila doppia gli alberi di Giuda
sono tutti in fiore [ 6 ]

La doppia schiera di alberi di Giuda si ergono contro un cielo ombroso a contrastare la diffusa mestizia del giorno.
In Nel bosco di Luciana Raggi entriamo in un intrico di alberi fitti, oscuri, in cui facciamo fatica a discernere le cose. Poi per improvviso incanto nel silenzio dei faggi si dischiudono le stelle del giorno. La bella strofa finale stabilisce un altro parallelismo tra i fenomeni del bosco e quelli umani, sintomo di una fratellanza che i poeti cercano per illuminare la realtà.

Nel fitto bosco
non vedo cielo
Un vedo e non vedo
assopisce in uniformità.

Poi per improvviso incanto,
fra i faggi silenziosi, son fiorite le stelle del giorno.
Così, per altro incantamento,
le tue parole ora
punteggiano il ricordo.
Ed esco al sole. [ 7 ]

L'ecocritica non è molto nota in Italia, anche se vanta una stimata studiosa, Serenella Iovino. [ 8 ]
Molto interessante è l'orizzonte teorico che la studiosa dischiude nel suo "Ecologia letteraria". Altrettanto illuminanti appaiono le quattro letture ecocritiche che la ricercatrice propone nella parte seconda del suo libro, dedicate ad Anna Maria Ortese, Claire Lispector, Pier Paolo Pasolini e Jean Giono.
Nella postfazione al libro della Iovino, Scott Slovic racconta di un raduno fra scrittori ecologisti nelle montagne dell'Oregon dove il poeta californiano Jerry Martien, che conduceva il dibattito, legge una poesia dedicata a un viaggio nel Glacier National Park in Montana. Lui e la sua compagna avevano preso un aereo e la macchina per arrivare al ghiacciaio che si stava ritirando e avevano capito di essere pellegrini devoti di quello spettacolo naturale e "distruttori di ciò che amavano". Ecco, questa è la nostra condizione; da quì dobbiamo partire. Comunicare questa contraddizione ad altri esseri viventi, condividerla è il primo passo per cominciare ad essere coscienti del problema.
Il nostro, tuttavia, non può essere che un percorso di speranza per acquisire un rapporto più equilibrato con la Terra e conservarla a noi stessi, agli altri esseri viventi e alle future generazioni.
[ 1 ] Barry Commoner, The Closing Circle: Nature, Man and Technology, Knopf, New York, 1971 (tr. it., Il cerchio da chiudere: la natura, l'uomo e la tecnologia, Garzanti, Milano, 1971 [ * ]
[ 2 ] Maria Grazia Calandrone, Romanesca. Voci e visioni di Roma, Il labirinto, Roma, 2011 
[ 3 ] vedi quì
[ 4 ] Marcella Corsi, Hanno un difetto i fiori, Amadeus, Cittadella (PD), 1994
[ 5 ] Pinus pinea, o della patria pineale,  poesia inedita

Pinus pinea di pinoli infantile sfratti da serci etruschi
bucce sparse sui tufi della necropoli, tra le isolette dei tumuli
fecondate dal seme dei secoli in fioriture stratificate

- e da allora persa a vagare fluida e fluente fino al naufragio ferale
e con l'ultima foga a sollevarmi dall'affogo proprio un pinus pinea m'appare,
tronco largo coperto di scaglie e insetti, scosceso come un plastico
montagnoso, odoroso di resina e pericolo per le pigne in testa:
che poi nell'età adulta hanno nomi di psicofarmaci,
ma nell'infanzia del mondo liberamente fin dentro la testa
germinavano in Terzo Occhio pineale, laddove Cartesio
poneva l'incontro tra Res Cogitans e Res Extensa,
unica parte non bivalve del cervello umano

Graal pineale, scolpito sullo scettro di Osiris, poi sacro agli Etruschi,
oriente domestico di domeniche sotto i pini a spinolare.
Vorrei ora una capanna in cima ai tronchi, rampante baronessina
salva dal fluttuare fluviale, per sempre istallata nella mia patria pineale,
in un focolare simbolico di zero metri quadri.

[ 6 ] Sotto il cielo, poesia inedita
[ 7 ] Nel bosco, poesia inedita
[ 8 ] Serenella Iovino, Ecologia letteraria. Una strategia di sopravvivenza, prefazione di Cheryll Glotfelty. Con uno scritto di Scott Slovic, Edizioni Ambiente, Milano, 2006 [ * ] 




(Anna Maria Robustelli)





(apparso su Le Voci della Luna, Quadrimestrale di Informazione e Cultura letteraria e Artistica, Sasso Marconi, N° 57, Novembre 2013 [ * ])


  
  








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