.
Annunci online

CIRCOLOLEOPARDI percorsi di lettura e scrittura a più mani - il blog della biblioteca "Villa Leopardi" in Roma
FIGLI DELLO STESSO PADRE
post pubblicato in Petri, Romana, il 24 maggio 2013
  

È l’ultimo romanzo della scrittrice romana (di nome e “di fatto”), in ordine di tempo, e il terzo suo libro che leggo e del quale scrivo. Esistono, su questo libro, molte interviste - in specie sul web - ed io mi sono soffermato su quella di Patrizia La Daga, raccontata sul sito di Patrizia, www.leultime20.it. In questa intervista sono molte le notizie sul libro che si possono ricavare, e pertanto la cito soltanto. 
Riporto invece qui le mie semplici impressioni di lettore, felice di dire che questo libro è candidato al Premio Strega. L’autrice è giovane, ma molto conosciuta, da me soltanto da quattro anni. Comincio subito col dire che lo stile del libro - diverso, ma non troppo dai precedenti che ho letti, e cioè Ovunque io sia e Ti spiego - è quello di raccontare la vita com’è per tutti quanti. In questo la Petri eccelle, perché il suo stile semplice e scorrevole, consente di divorare le sue pagine (300 circa, per quest’opera) in pochi giorni. Già nello stile, il romanzo si mostra più maturo.
Sulla stessa onda, quella della vita di tutti, la lettura consente di immedesimarsi nei personaggi, due fratelli nati dallo stesso padre e da madri diverse. La Petri - come dice alla La Daga - rifugge dal termine fratellastri, che appartiene ad una cultura antiquata e chiusa. Di fratelli si tratta; Germano, rimasto con la madre sempre a Roma, anche se ha viaggiato, ed Emilio, vissuto a Milano, che invece si è trasferito in America, ove si è sposato ed ha due figli. E molto, della prima parte del libro, descrive i caratteri dei due protagonisti, mentre crescono; le diverse caratterizzazioni delle loro madri, che si conoscono, e - pur rivali - non si odiano, ma si comprendono in molti loro aspetti. La vita di tutti la fa da padrona, nel racconto. Naturalmente, come nei due romanzi precedenti, i sentimenti sono un motivo dominante della Petri: anche qui il libro cammina proprio sulla descrizione di sentimenti e stati d’animo che dominano lo scorrere dei fatti e conquistano ogni lettore sensibile.
Spesso si notano caratteristiche della Petri che sono tipiche della storia: un compagno della madre di Germano è portoghese (omaggio della Petri al suo attuale compagno) e molti aspetti della vita dei due ragazzi e sottolineano il contrasto tra Roma (città di Germano) e Milano (che naturalmente, essendo la città di Emilio, è continuamente citata con antipatia da Germano, nei dialoghi con sua madre). E in alcuni dialoghi si coglie il passaggio dal particolare al generale, proprio nelle storie raccontate e nei pensieri che avvolgono i personaggi.
Ancora, oggetto di sottolineatura dell’autrice sono gli hobby dei due ragazzi: quello di Emilio è evidente fin da bambino, ed è l’interesse per le formiche. Questo interesse lo occupa quando è ancora bambino, ma non lo abbandonerà mai, tanto da costituire oggetto di studio quando è già uomo adulto. Germano, invece, si rivela poco a poco, ma il suo hobby compare soltanto verso la parte finale del romanzo, nei pensieri di Emilio. E, piano piano - nel corso dell’intero romanzo - emerge anche un’altra figura, sempre tenuta un po’ in disparte: il padre dei due fratelli, Giovanni. Emerge nei pensieri delle due madri, nei discorsi che ciascuna fa con il proprio figlio e più di tutto nel ritrovarsi finale dei due fratelli. L’incontro di Emilio, lontano dall’Italia, con suo fratello Germano avviene a Roma, dove Germano fa una mostra di pittura ed invita (non senza conflitti interiori) il fratello, il quale accetta l’invito.
Questa parte del libro, che occupa appieno gli ultimi sei o sette capitoli (quasi un terzo dell’intero romanzo), è decisamente la parte più avvincente e affascinante dell’opera. La Petri ha preparato il lettore alla sorpresa con la descrizione disgiunta dei caratteri di Germano ed Emilio, che sembrano odiarsi, quasi. Almeno così pare al lettore che si compenetri nei sentimenti di Germano, che - con un carattere ombroso ed aggressivo - non è molto accogliente verso il fratello, anzi… Eppure, già fin dall’aeroporto, l’incontro tra i due fratelli non si configura proprio come scontro. Nella mostra dei quadri di Germano emerge poi quale sia la sua specialità, che traspare dai pensieri del fratello Emilio: nei quadri aleggia sempre la morte.
E sull’intera storia, specie in questi capitoli che narrano il ritrovarsi dei fratelli, la fa da padrone la figura paterna di Giovanni, che risolve proprio il conflitto tramutandolo in un ritrovarsi dei fratelli stessi. La figura paterna mette i fratelli proprio sulla strada del loro ritrovarsi, del riconoscersi fratelli anziché nemici, figli di uno stesso padre…
Mi accordo di essere andato un po’ oltre le mie abituali ritrosie al racconto della trama dei libri di cui scrivo. Ma non potevo non farlo. Il libro è davvero splendido sotto il profilo umano: i personaggi riescono ad uscire dalle pagine del libro e a trasformarsi in figure reali, quali ciascuno di noi può ritrovare in amici, parenti, conoscenti, e via dicendo… E questa che potrebbe essere una caratteristica banale e non da sottolineare, è invece il centro stilistico dell’opera di Romana Petri. Speriamo che quelli del Premio Strega se ne accorgano come me ne sono accorto io.




(Lavinio Ricciardi)








Romana Petri, Figli dello stesso padre, Longanesi, 2013 [ * ]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. letteratura italiana

permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 24/5/2013 alle 7:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia aprile        giugno