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LA SPOSA GENTILE
post pubblicato in Levi, Lia, il 5 novembre 2010



Questo libro. in concorso assieme al romanzo di Gad Lerner "Scintille" [ * ], rappresenta un altro aspetto dell’ebraismo, di cui si parla spesso nella letteratura del nostro tempo. Un tipico esempio di “immigrazione spirituale”, che – nel caso degli ebrei – non è da considerare certo immigrazione.
Da quanto ricordo fin dall’infanzia, gli ebrei ci sono sempre stati, in Italia e in tanti paesi – europei ed extra-europei. Quindi conoscere, per un non ebreo (un gentile, come dicono loro, dal latino gens, cioè – rispetto alle loro tradizioni – uno di altre origini), le tradizioni e i costumi di una famiglia ebraica, è un fatto a mio avviso molto interessante.
E il libro di Lia Levi fa proprio questo. Presenta la storia di una famiglia ebraica che – improvvisamente – deve affrontare un fatto inconsueto nella loro rigida e antica  tradizione: il matrimonio di un loro familiare con una non-ebrea, una “gentile”
Ho fatto inizialmente un parallelo con il libro di Gad Lerner: in quello c’è un rapporto padre-figlio che non è facile, e l’autore preferisce ricordare la madre, e le sue origini libanesi, piuttosto che approfondire il rapporto con il quale inizia la storia. Ma c’è anche un’altra differenza tra il libro della Levi e quello di Lerner: quello della Levi risulta di lettura estremamente facile, sia per come la storia è raccontata, sia perché si svolge tutto in Italia, e questo lo si percepisce anche se non fosse descritto.
A mio avviso, la storia è affascinante proprio perché – alla base del rapporto con la sposa c’è dapprima una passione, che si trasforma in amore, legame forte che rischia di far rompere l’altro legame forte, quello del protagonista con la sua famiglia di origine.
E la storia via via si dipana con un aspetto che proprio dall’amore dei coniugi trae origine. Infatti la sposa gentile, resasi conto del problema che ha creato al marito, decide di abbracciare – lei che è cresciuta dalle suore, in una rigida ortodossia cattolica – la religione del marito. In questo chiede l’aiuto della figlia del rabbino.
Non voglio e non sto a raccontare altro della storia. Mi preme invece sottolineare, oltre alla scorrevolezza del libro – che denota uno stile dell’autrice indubbiamente gradevolissimo – l’aspetto che ho sottolineato prima, e cioè la ricchezza delle tradizioni ebraiche, descritte sotto l’aspetto puramente familiare, con ottima capacità di comprensione per un non-ebreo. Cosicché la cultura di questo popolo, tanto martoriato anche dopo la nascita dello stato di Israele, emerge dal libro in una forma comprensibilissima a noi cattolici, e certo degna di un ottimo apprezzamento. Bravissima l’autrice, della quale è il primo libro che leggo. Sarò contento di leggerne altri.




(Lavinio Ricciardi)






Lia Levi, La sposa gentile, E/O, 2010 [ * ]


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permalink | inviato da CIRCOLOLEOPARDI il 5/11/2010 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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